Fil(m)osofia

Forza maggiore, regia di Ruben Östlund, 2014

Una famiglia svedese è in vacanza nelle Alpi francesi. Durante un pranzo su una terrazza di un ristorante una valanga sembra sul punto di investirli. Pochi secondi, diverse reazioni prese nel panico del momento. Il padre prende scappa, dopo aver preso guanti e cellulare, abbandonando la moglie e i figli. La moglie cerca di proteggere con il proprio corpo i bambini. Nessuno si farà male, almeno fisicamente, ma la famiglia lentamente si sgretola e così singolarmente faranno i suoi membri, chi sotto il peso del senso di abbandono e tradimento da parte di chi avrebbe dovuto proteggerli, e chi, come il padre, prende coscienza della propria codardia e inadeguatezza a svolgere il ruolo per il quale la società lo chiama.

Tra i temi trattati, anche con ironia, vi sono il conflitto tra istinto di sopravvivenza e il fare la cosa giusta, l’eventualità di conoscere veramente se stessi (e i propri limiti) in situazioni estreme e la scoperta di non piacersi, i ruoli di padre e madre nella società contemporanea, i nuovi equilibri nei rapporti di coppia e di genere con il venir meno della tradizionale figura del maschio capofamiglia e la difficoltà dell’uomo ad accettarlo.

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