filosofia pubblica, metafilosofia

Un “Manifesto per la filosofia pubblica”

Due giorni fa, 1 luglio 2019, C. Thi Nguyen, (Professore di Filosofia alla Utah Valley University) ha pubblicato su “Daily Nous” un “Manifesto for Public Philosophy”, di cui vi forniamo qui un breve resoconto.

Di filosofia pubblica abbiamo già brevemente parlato qui e qui. La filosofia pubblica è filosofia per il grande pubblico, fatta in un linguaggio semplice, sebbene rigoroso, e accessibile anche ai non specialisti. Le finalità principali di questa pratica sono fornire una prima introduzione al dibattito filosofico su una data questione di interesse per la società, e diffondere i semi di un pensiero critico e di un’argomentazione razionale.

Ed è proprio di questi ultimi di cui oggi sembra esservi particolarmente bisogno, basti pensare alla quantità di disinformazione, propaganda, cattivi argomenti (molti non potrebbero nemmeno definirsi tali) che popolano le comunicazioni sui social. È per queste ragioni e per combattere questi fenomeni che, sostiene Thi Nguyen, «la buona filosofia deve essere ovunque, accessibile a tutti i livelli, a chiunque possa essere interessato».

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Non si tratta solo di scrivere articoli sui grandi giornali o tenere conferenze, la filosofia pubblica oggi assume le più svariate forme – video Youtube, Twitter, blog, podcast, laboratori filosofici, forum, ecc. – riuscendo a coinvolgere un pubblico sempre più vasto.

Eppure, ci sono moltissimi ostacoli a queste iniziative. Il principale, secondo Thi Nguyen, è che la disciplina nella sua forma istituzionale non la supporta adeguatamente: fare filosofia pubblica non viene sempre riconosciuto come un contributo alla disciplina e non sembra aiutare la carriera di chi se ne occupa. È spesso, al contrario, guardata con sospetto da parte della comunità accademica, che sembra ignorarne la difficoltà (riuscire a veicolare un messaggio complesso in modo chiaro e con un linguaggio accessibile è molto difficile) e l’importanza delle finalità.

Ecco allora i cinque suggerimenti avanzati dall’autore del manifesto per superare questa situazione di incomprensione e promuovere la pratica di filosofia pubblica:

  • Siate caritatevoli

«Riconoscete un pezzo di filosofia pubblica per quello che è». Non pensate subito che l’autore di un pezzo divulgativo abbia ignorato importanti distinzioni o sia scivolato in sciocche semplificazioni, provate a pensare che stia facendo un enorme sforzo per chiarire, semplificare e comprimere una questione in spazi e forme diverse da quelle usuali della ricerca scientifica.

Questo non significa che non si debba rispondere a chi fa queste operazioni, ma occorre farlo nelle modalità e al livello appropriati. «Il punto, nel rispondere a un pezzo di filosofia pubblica, … è dimostrare in pubblico le qualità di una buona conversazione critica».

  • Siate solidali

«Siate sicuramente di supporto emotivo, ma anche di supporto pratico. Condividete, retwittate, postate».

Thi Nguyen rileva come i filosofi non si distinguano per solidarietà reciproca (probabilmente, aggiungo io, anche perché fa parte del nostro mestiere adottare un atteggiamento critico verso tutto ciò che incontriamo), eppure, sostiene, non è necessario condividere interamente il contenuto di un pezzo per poterne condividere le finalità e aiutarne la diffusione al di fuori dei confini della disciplina.

  • Provate nuovi format

Va bene scrivere articoli e fare lezioni, ma ci sono moltissimi altri modi per raggiungere il grande pubblico: YouTube, Twitter, chat, blog, e tanto altro ancora. Ad esempio, facendo interviste: «Perché i filosofi non sono solo bravi ad argomentare – siamo bravi a fare domande. Domande profonde e interessanti».

  • Università e dipartimenti: premiate l’impegno pubblico

Al momento, il lavoro e l’impegno profuso nel fare filosofia pubblica non conta ai fini di una candidatura per una posizione accademica. «Ma fare la filosofia pubblica giusta richiede tempo, energia ed energia mentale. … Se vogliamo veramente sostenere e incoraggiare la filosofia pubblica, dobbiamo farla valere in fredda moneta istituzionale».

Si può fare della pratica “Filosofia pubblica” un’area di competenza e di specializzazione accademica, si possono immaginare figure nei dipartimenti principalmente impegnate proprio nella divulgazione e diffusione di contenuti disciplinari, o lavorare per rendere accessibili online più contenuti e risorse migliori.

  • Riviste: siate esplicite nel riconoscere che la presentazione del lavoro in modalità pubblica non precluda la sua successiva pubblicazione accademica

I tempi delle pubblicazioni accademiche sono notoriamente lunghi e possono confliggere con l’urgenza di diffondere alcune idee al grande pubblico; pensiamo ad esempio a temi di grande impatto etico-sociale, come questioni di misoginia, razzismo, polarizzazione politica e tanti altri.

Definire standard, rispettando i quali la diffusione di idee e contenuti in modalità pubblica non precluda la successiva pubblicazione degli stessi su riviste scientifiche, è secondo l’autore del manifesto possibile e doveroso.

Il manifesto si chiude, infine, con l’esortazione alla comunità filosofica a partecipare alla discussione pubblica: «La nostra disciplina deve farsi avanti. Dobbiamo fare filosofia nel mondo. Dobbiamo cambiare le nostre norme ammuffite per sostenere questo impegno pubblico. O ci renderemo irrilevanti per la nostra stessa inazione».

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