filosofia pubblica

Un software esiste?

Si può dire che un softwar esista? E in che senso esiste?


Discussione di metafisica con alcuni ragazzi di IV liceo. Si è partiti dal cogito Cartesiano – penso, dunque sono – e ci si è chiesti in che senso il pensiero ‘è’, cosa significa esistere per qualcosa di non materiale.


Da questa discussione un ragazzo ha posto la domanda “e un software esiste?”.

Qualcuno ha proposto che sì, il software ha comunque bisogno di un supporto materiale per operare e per questo esiste. Il presupposto implicito di questa posizione, che abbiamo chiarito, è che l’esistenza presupponga la materia.

Anche ammesso questo presupposto, altri hanno obbiettato il supporto materiale del software sarebbe l’hardware e la definizione stessa di software lo distingue da quello. Dovremmo quindi dire che il software, non essendo materiale, non esiste?


Qualcuno ha a questo punto suggerito di cambiare la definizione di ‘esistenza’ e allargarla a tutto ciò che ‘ha un qualche effetto su di noi’. Così facendo oggetti come il software, la mente, le emozioni, o Dio possono rientrare dentro la categoria di esistenti, pur non avendo un supporto fisico.

A questo punto l’ora è finita. Non si sarà risolto uno dei problemi più complessi della filosofia, ma è certamente stata una bella discussione di metafisica con ragazzi e ragazze di quarta superiore.

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