filosofia pubblica

La tirannia del merito

Abbiamo parlato spesso di merito, dei suoi limiti e contraddizioni, provando a mostrare la problematicità di questa nozione – contrariamente al linguaggio comune che tende ad assumerla sempre e solo come valore certamente positivo e aproblematico.

Abbiamo visto come sia anzitutto molto complesso dare una definizione di ‘merito’ (Che cos’è il merito? Prima tappa di un percorso didattico tematico), come non tutto ciò che riteniamo meritevole sia misurabile e non tutto ciò che misuriamo (valutiamo) sia effettivamente l’esito di meriti personali (Non è tutto merito ciò che luccica: per una critica del principio del merito), e come il merito non riesca a combattere le disuguaglianze funzionando da ascensore sociale, almeno non quanto vorremmo (Merito ed equità sociale: una sfida impossibile?).

In questo breve video di animazione, Michael Sandel, auterovole filosofo morale e politico (Harvard University), e una delle voci oggi più celebri nel panorama della filosofia pubblica e della divulgazione filosofica, spiega in modo semplice e accessibile a tutti alcune delle insidie del concetto di ‘merito’.

Buona visione!

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1 pensiero su “La tirannia del merito”

  1. Dispiace leggere frasi del tipo “Michael Sandel, auterovole filosofo morale e politico” (sic) a proposito di individui i quali non stanno contribuendo a nulla se non all’aumento di uno spaventoso rumore e ad una confusione culturale ed intellettuali che non aiutano nessuno, se non le tasche di costoro. Sandel è solito fare le sue roboanti lezioni in teatrini ricolmi e, alla fine, tutto ciò che offre è una retorica, neppure tanto elaborata, in cui il pensiero latita – solo in quest’epoca tali chiacchericci possono passare per “autorevolezza filosofica”. Ricordo una lezione sul “trolley problem” in cui questo tizio non ricordava quasi nessuno dei pensatori della tradizione pregressa, neppure Philippa Foot che ne ha escogitato la versione corrente di cui lui si fregiava, insomma uno di quelli che portano la clava dell’oscurità come se fosse invece una fiaccola di luce. Dispiace davvero…
    Cordiali saluti,
    Sergio Caldarella

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