consigli di lettura

Filosofia in fumetti: In viaggio con Aristotele

In viaggio con Aristotele. Memorie di un padre alla ricerca della Grecia più autentica, scritto da Emanuele Apostolidis e disegnato da Elisa Tadiello, BeccoGiallo Edizioni, 2020.

In viaggio con Aristotele è una storia raccontata a fumetti attraverso i bellissimi disegni di Elisa Tadiello, è una storia di ri-scoperta, di sé, delle proprie radici e di una cultura vicina ma per certi versi lontana, quella greca. È il racconto di Emanuele (l’autore e protagonista), di origini greche per via di padre, ma nato e cresciuto in Italia.

Emanuele la Grecia l’ha sempre sentita raccontare dai genitori e visitata in vacanza, ma si trova a fare i conti davvero con le sue radici quando sta per diventare padre: i dubbi, le ansie di un uomo di fronte all’imminente genitorialità danno origine ad un percorso di ricerca di senso, di analisi di sé e della propria identità. La domanda su che tipo di padre potrà essere nel prossimo futuro cerca risposte attraverso altre mille domande sul proprio passato e presente: da dove vengo? Che figlio sono stato? Cosa mi hanno trasmetto i miei genitori e cosa di questo mi porto appresso?

È così che il tema della paternità si intreccia a quello del passaggio generazionale della testimonianza tra genitore-figlio, maestro-studente. Emanuele, oggi insegnante di scuola superiore, si rivede adolescente distratto e disinteressato ai tentativi dei suoi genitori di farlo appassionare alla storia e cultura greca. Se non interessava me, che comunque ne ero parte, come potrò ora io coinvolgere un gruppo di studenti adolescenti in gita scolastica ad Atene? – Si chiede Emanuele trentenne. – Ma, soprattutto, quale Grecia voglio raccontare ai miei studenti? Quella antica, degli eroi della mitologia, della scienza e della filosofia che mi raccontava mia madre, o quella moderna, meno conosciuta, delle rivoluzioni di indipendenza e delle lotte per i diritti, che premeva a mio padre?

In questo viaggio onirico Emanuele si farà guidare alla scoperta della “grecità” da due grandi maestri, Aristotele, sommo filosofo e scienziato greco, apice della cultura classica antica, e il poeta moderno Nikos Kazantzakis (1883-1957). Ma, come per ogni percorso di formazione che sia realmente riuscito, alla fine è lo studente che trova la propria strada e una personale chiave di lettura attraverso la quale comprendere gli eventi. Così sarà per Emanuele, che troverà il proprio modo di essere greco, insegnante e padre.

Una bellissima storia, consigliata per diverse ragioni:

  • perché parla di paternità, dei timori e delle ansie di un padre – tema presente anche nei miti antichi ma meno noto e tutt’ora poco condiviso;
  • perché parla della scoperta di sé e dell’incontro-comprensione dell’altro, due temi solo apparentemente distinti, ma che in realtà, come la storia mostra bene, si intrecciano profondamente;
  • ed, infine, perché parla di educazione, di didattica con la ‘d’ maiuscola, invitando a riflettere su cosa si vuole insegnare ai più giovani e sul come farlo al meglio.
filosofia pubblica, metafilosofia

Vi è un “diritto alla filosofia”?

Come è noto la filosofia in Italia viene insegnata solo all’ultimo triennio dei licei, non è presente nelle altre scuole superiori di primo e secondo grado e manca del tutto nella scuola Primaria. Le ragioni di ciò affondano in una precisa concezione di scuola e di società, che risale agli inizi del ‘900 a Gentile, e oggi può e deve essere messa in discussione.

Gli appelli a portare la filosofia anche al di fuori dei licei si ripetono da anni, se a livello centrale di politica scolastica sono per lo più rimasti inascoltati, non è così nella pratica. Numerosissime e di grande efficacia formativa didattica sono le iniziative che hanno introdotto la filosofia negli istituti tecnici – cito il lavoro di Enrico Liverani ad esempio[1] – o ai bambini della scuola dell’Infanzia e Primaria – si guardi al mondo in continua evoluzione della Philosophy for Children.

A muovere queste proposte vi è l’idea che la pratica della filosofia – fatta in un certo modo, che andrebbe naturalmente esplicitato e definito – sia formativa di tutta una serie di abilità e competenze trasversali imprescindibili per lo studente di qualsiasi disciplina e per il cittadino di domani. Il fare filosofia implica, tra le altre cose, la capacità di problematizzazione e critica del dato, di analisi di una questione complessa, di fare inferenze logiche corrette, la pratica di una buona argomentazione, l’ascolto attivo dell’altro, la consapevolezza di sé e dei propri limiti o condizionamenti e il sapere riconoscere quelli altrui. Tutte competenze dall’indubbio valore cognitivo, ma anche etico-politico[2].

Interessante sarebbe allora sviluppare l’idea di un “diritto alla filosofia” degli adulti come dei bambini.

Se guardiamo, ad esempio, alla Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia (1989) troviamo negli articoli 12, 13 e 14 il richiamo ai seguenti diritti:

  • “il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa” (Art. 12),
  • “il diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo” (art. 13)
  • “il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione” (Art. 14).

Eppure non basta una libertà negativa, cioè l’assenza di impedimenti esterni, per poter garantire questi diritti ai bambini, serve una libertà positiva: serve dotare i bambini degli strumenti necessari per esercitare questi diritti.

Ecco, allora, che la filosofia, intesa come pratica volta a formare ed esercitare le competenze necessarie ad un pensiero autonomo e consistente e un’argomentazione efficacie, diviene a tutti gli effetti un diritto esigibile.

#dirittoallafilosofia #didattica #formazione #publicphilosophy #metafilosofia


[1] https://www.corriere.it/scuola/secondaria/21_maggio_26/insegnare-filosofia-istituti-tecnici-professionali-si-puo-ecco-come-7509bf1e-be0c-11eb-a5e7-170774e96424.shtml

[2] Si aprirebbe qui la questione di quale didattica della filosofia per quale tipo di formazione, discorso che non possiamo affrontare nel breve spazio di questo post e che rinviamo ad altri interventi. La letteratura sulla didattica della filosofia e sui suoi esiti formativi è vastissima. Come primo possibile riferimento si veda “Comunicazione filosofica” rivista di didattica della filosofia a cura della SFI, Società Filosofica Italiana.

didattica della filosofia

Il venditore di felicità

Di Davide Calì, illustrazioni di Marco Somà, Kite Edizioni, 2018.

Ma come, la felicità si vende?
Certo! In barattolo piccolo, grande o confezione famiglia

Inizia così il viaggio del piccione venditore di felicità: chi ne vuole molta per sè, chi la compra in confezioni piccole da dividere con amici e parenti, chi la vuole regalare per le occasioni speciali, chi la vuole donare ai nipotini (“perché, poverini, hanno già tutto”). C’è anche chi la felicità non la desidera, perchè un vero artista non ne ha bisogno, e chi finge di non interessarsene, ma poi la cerca altrove.

Infine, vi è chi è felicissimo di scoprire che il barattolo della felicità è VUOTO, perchè un barattolo vuoto era proprio ciò che gli serviva!

Un bellissimo libro, per bambini (giovani e meno giovani), una vera e propria provocazione a riflettere su di noi e su cosa sia per noi la felicità.

Qui un’anteprima del libro dal sito dell’editore:

https://www.kiteedizioni.it/images/products/books/estratti/111_venditorefelicita_est.pdf

consigli di lettura, Fil(m)osofia

Death Note: il manga laboratorio di etica per problemi

Manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata. Uscito nel 2003, è ormai considerato un classico dell’animazione giapponese, fra i manga più famosi e amati. Per gli esperti del settore, ha rivoluzionato il mondo dei fumetti giapponesi. Da esso sono stati tratti diversi anime, di cui l’ultimo trasmesso su Netflix è diventato, seppur con qualche critica da parte dei fan, un successo mondiale.

La storia: tutto prende avvio quando Light Yagami, figlio modello del capo della polizia, uno studente di licei dalle doti eccezionali, con ottimi voti e dal comportamento ineccepibile, trova per caso un Death Note, un quaderno della morte lasciato cadere sul mondo terrestre per noia da Ryuk, uno shinighami o spirito della morte. Il quaderno ha il potere di determinare la morte di chiunque il cui nome venga scritto sulle sue pagine, lasciando così impunito colui che ne ha decretato la fine.

Light, mosso da ideali di giustizia, inizia ad usare il quaderno con l’intento di liberare il mondo dal male e condanna a morte ogni criminale di cui venga a conoscenza del nome e del volto (queste due regole del Death Note). I problemi per lui iniziano quando la polizia giapponese, insospettitasi per l’elevato numero di morti, chiama a investigare il giovane e geniale Elle, coetaneo di Light e, come lui, desideroso di combattere il male. Elle e Light (che la polizia chiama con il nome Kira) iniziano così una sfida di intelligenza, animata dal doppiogioco reciproco e dal desiderio di prevalsa sul rivale. Una vera e propria partita mentale fatta di mosse e contromosse, attacco e difesa, come nel gioco del tennis – in cui si sfidano realmente in uno dei loro primi incontri – sino al match point finale.

Death Note è un vero e proprio laboratorio di etica per problemi.

Light viene presentato come un bravo ragazzo, inizialmente mosso dal desiderio di rendere il mondo in cui abita un posto migliore. Il suo fine, dichiarato più volte, è quello di creare una società di pace, finalmente libera dal male e dalla violenza, anche al costo di prendere le veci di Dio: un Dio castigatore che non perdona né concede un secondo appello alla condanna di morte. Ma, e qui il primo enorme interrogativo etico posto dal manga, è lecito fare del male seppur a fin di bene? Ed eventualmente, fino a che punto?

Light e Elle, così simili e allo stesso tempo rivali contrapposti in questa partita, rappresentano l’uno il bene e l’altro il male. Eppure, anche Elle, l’investigatore determinato a interrompere la serie di omicidi perpetuati da Light, non esita a imprigionare e immobilizzare per giorni Misa e Light con la speranza di ottenere prove dei suoi sospetti.

Bene e male si intrecciano in continuazione, sino a con-fondersi l’uno nell’altro: non siamo tutti disposti a compiere il male se mossi dalla convinzione che ciò sia giusto e utile a un fine? Questo uno dei grandi interrogativi etici posti dal manga.

Vi è poi, non meno complesso e altrettanto urgente, il tema della giustizia.

È forse questo il punto più delicato, il crinale sul quale si schierano i vari protagonisti: tutti desiderosi di migliorare la società e tutti disposti, chi più chi meno, ad usare mezzi illeciti per farlo; a porli, però, gli uni da un lato e gli altri dall’altro della partita vi è l’idea di giustizia: personale, rapida, lapidaria, l’una, istituzionale, rieducativa e (più o meno) attenta alle procedure, l’altra.

Si pensi alla dolce Misa che, innamorata di Kira dal momento in cui lui ha ucciso l’assassino del padre, si unisce a lui nel gioco del giustiziere, e da vittima diventa a sua volta carnefice. Lo farà senza quella brama di onnipotenza che muove Light-Kira, ma spinta dal desiderio di essere amata da colui che ha vendicato il padre e riportato un senso ‘giustizia’ nella sua vita.

Entrambi, Light, figlio del capo della polizia, e Misa non si riconoscono nella giustizia istituzionale, preferendo ad essa quella privata, forse sbrigativa, ma risolutiva che il Death Note offre loro. All’idea di pena come rieducazione del reo, prediligono la logica del taglione: occhio per occhio, dente per dente. Non importa se crimini minori vengono ripagati con la punizione più alta, la pena di morte: il singolo, la sua prospettiva, i suoi stessi diritti si perdono nel perverso piano di assicurare una società priva di male.

Ma è una tale società poi possibile? La risposta degli autori ci pare evidente.

didattica della filosofia

Filosofia nell’Infanzia: decidiamo le regole

Le regole? Scegliamole insieme!

Per il primo di una serie di incontri di filosofia con i bambini può essere utile fare una sessione in cui si spiega l’attività ai bambini e si decidono assieme a loro le regole.

Si può chiedere ai bambini quali regole, secondo loro, dovrebbero darsi per poter avere un buon dialogo.

Ins: Quali sono le regole che ci possiamo dare?

+ non correre

+ non dare i pugni / le sberle

+ non gridare

Ins: Come posso io ascoltare e sentire bene?

+ si sta in silenzio

+ si ascolta

Ins: Se uno di voi vuole dire qualcosa cosa deve fare?

+ alzare la mano

Le regole concordate possono poi venir raffigurate.

Ragionare su che cosa sia una regola, e quale regola sia utile ad un fine preciso, è già un esercizio filosofico.

Ins: Perché sono buone queste regole?

+ perché se i bambini stanno dormendo e uno grida li sveglia, se invece non grida non li sveglia

+ perché se la mamma sta cucinando e il bambino continua a dire “mamma vieni” si brucia la pasta

In questo passaggio i bambini stanno dando una risposta coerente alla domanda della maestra. Non sono ancora in grado di dare una spiegazione in termini astratti e allora ricorrono ad esempi particolari, ma il senso di questi esempi è pertinente e rivelatore: le regole sono buone quando servono ad ottenere buoni fini!

didattica della filosofia

“L’angolino del pensiero” visto dai bambini

L’angolino del pensiero è il luogo – fisico e mentale – in cui i bambini della scuola dell’infanzia si ritrovano a dialogare fra loro e con le loro maestre.

E’ il setting predisposto dalle insegnanti per condurre, generalmente a cadenza settimanale, delle sessioni di dialogo filosofico: momenti in cui, a partire dalla provocazione di uno stimolo (può essere una storia, o un’immagine, o un racconto, ecc.), i bambini si pongono domande e cercano insieme possibili risposte. Questo spazio di dialogo e confronto diventa per i bambini un momento di libertà e ricerca, in cui esplorare nuovi possibili orizzonti di possibilità.

Già dopo poche sessioni, i bambini si affezionano all’angolo del pensiero. Lo testimonia il racconto di un’insegnante di una Scuola dell’Infanzia che aveva da poco intrapreso la pratica filosofica con i suoi bambini. Un giorno chiede ad uno dei bambini come mai fosse così triste. Lui le ha risposto che lui glielo avrebbe confidato, ma solo nell’angolo del pensiero: segno, questo, che per quel bambino lo spazio del dialogo filosofico rappresentasse anzitutto un luogo di fiducia, in cui potersi aprire liberamente senza sentirsi giudicato.

Lo testimoniano anche i disegni di questi bambini, così precisi nei particolari (la disposizione tutti in cerchio, le gambe incrociate, la mano alzata per prendere la parola, il registratore accanto alla maestra con cui l’insegnante registra le sessioni, ecc.).

didattica della filosofia, filosofia pubblica

Debate: quando l’argomentazione non funziona

Terzo incontro di formazione docenti del corso “Introduzione al Debate”.

In questa occasione ci siamo occupati di quando le cose non vanno come dovrebbero: quando, ossia, l’argomentazione non funziona.

«Per essere completa, la filosofia del ragionamento deve comprendere tanto la teoria del cattivo ragionamento quanto la teoria del ragionamento buono

(J.S. Mill, Sistema di logica, 1843)

Le fallacie logiche

«La logica è reale, e spesso governa le nostre relazioni umane. Molte calunnie e molti stereotipi funzionano proprio in questo modo, attraverso inferenze fallaci. La capacità di smascherare le fallacie è una delle cose che rende degna la vita democratica»

(M. Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, 2010, p. 75)

Abbiamo esaminato alcune fra le principali incoerenze argomentative, le fallacie logiche, riflettendo sul fatto che – per quanto non validi logicamente – le fallacie possano essere comunque argomenti persuasivi, soprattutto se chi li ascolta non è in grado di valutarne la solidità.

Bias e pregiudizi: elementi di psicologia della (dis)informazione

Non basta, tuttavia, saper evitare e riconoscere le fallacie logiche nei propri ragionamenti e in quelli altrui. Anche l’argomentazione coerente e logicamente fondata può a volte comunque non essere sufficiente a generare un dialogo costruttivo tra individui o a provocare una revisione critica delle proprie opinioni. Questo capita molto più spesso di quanto forse non saremmo disposti ad ammettere ed a causa di alcune distorsioni del nostro giudizio, i bias cognitivi.

Abbiamo esaminato cosa sono i bias cognitivi e come agiscono, condizionandola in modo irriflesso, la nostra capacità di giudizio.

Neutralizzare i propri bias è possibile?

Si è quindi concluso l’incontro con una riflessione sulla possibilità di neutralizzare bias e mancanze nel nostro giudizio. Forse evitarli non è sempre possibile, ma imparare a conoscerli e a riconoscerli (in noi stessi e negli altri) ci aiuta quantomeno a prendere consapevolezza dei limiti della nostra ragione [ne abbiamo discusso qui].

Un esercizio di modestia cognitiva che ci mette in guardia dalle facili risposte e dalle convinzioni indiscusse: presupposto necessario per ogni bravo debater!

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“Grazie Prof. …”: il saluto degli studenti a fine anno

La fine della scuola è sempre tempo di bilanci e riflessioni, per me e per i miei studenti. Come ogni anno, anche quest’anno, al termine di una supplenza annuale, ho lasciato ai ragazzi un questionario da compilare sul percorso svolto insieme: per loro vuole essere un momento di metacognizione, un’occasione per riflettere su cosa è andato bene e cosa meno, per apprezzare progressi e conquiste, e riconoscere elementi che richiedono ancora attenzione. Per me, come docente, è il momento in cui mi osservo da fuori, misuro quanto sono riuscita a trasmettere (non tanto in termini di contenuti disciplinari) e su cosa devo continuare a lavorare.

È generalmente, per tutti, un momento di grande vicinanza, di gratificazione reciproca e di esplicitazione di quanto, altrimenti, resterebbe nel ‘non detto’.

Quest’anno, forse perché è stato così difficile per tutti, i loro saluti e i loro “grazie”, così numerosi e inaspettati, hanno un valore tutto speciale.

Grazie mille prof per questo anno, è stato un gran piacere averla come prof ed aver assimilato molti concetti di filosofia e storia, le auguro il meglio, e un futuro prospero, grazie ancora per tutte le “chiacchiere” e i dibattiti stabiliti in classe e scusi se l’ho fatta un po’ disperare in classe perché parlavo. Le auguro il meglio”.

Grazie mille prof per l’anno passato con lei, grazie per gli sportelli e grazie per la pazienza e la comprensione. Ha segnato molto la nostra classe e personalmente non la scoderemo perché nonostante la distanza si è sempre sentita la sua presenza. Grazie ancora

Grazie prof per tutto quello che ha fatto quest’anno, le auguro buona fortuna per il resto della sua carriera

Io vengo da un’esperienza didattica totalmente diversa durante la quale i rapporti umani tra insegnanti e ragazz* erano praticamente inesistenti e i metodi di insegnamento privi di sentimento e passione (ad eccezione di un paio di docenti). Quindi per me è stato inaspettato trovare professori così. Vorrei ringraziarla perché non solo mi ha creato un grande interesse nelle sue materie, ma anche per l’interessamento avuto nei nostri e nei miei confronti. Per me è un momento difficile e pieno di ostacoli ma ho sempre sentito la vostra vicinanza. Grazie prof, ci mancherà.”

La ringrazio per la sua professionalità, ma anche per la capacità di comprensione che ha avuto durante l’anno scolastico. La parte umana è stata molto presente in ogni sua lezione, riuscendo a trasmettere in modo più leggerò alcuni concetti. È riuscita a fare apprezzare alcuni argomenti che altrimenti sarebbero risultati noiosi e complicati.

Spero che ci sia il prossimo anno

Mi sento di ringraziala per questo anno scolastico che nonostante la situazione a cui siamo stati costretti ad adattarci siamo riusciti a portare a termine anche con una mia crescita personale sia come persona che nelle materie. Le auguro il meglio per il futuro e spero di rivederla o di stare in contatto Grazie di tutto

Mi è piaciuto il suo modo di esporre progetti e idee, soprattutto perché riusciva a interagire molto con noi anche se molte volte siamo stati indisponenti. Arrivederci prof, spero che un giorno potremo rincontrarci, anche semplicemente per un aperitivo tutti insieme, spero che la sua vita procederà per il meglio, un grande Saluto.”

Grazie per quest’anno passato insieme, ci mancherà

Sono contenta di aver trovato una prof che mi ha fatto trovare un metodo di studio in queste materie. Mi dispiace molto che non potrà accompagnarmi alla maturità ma spero di mantenere il rapporto e sentirla ogni tanto. Grazie mille prof per averci trasmesso la sua grande passione.”

Volevo ringraziarLa per il lavoro fatto e per la sua disponibilità. Per me Storia e Filosofia sono materie interessanti, ma ho molto apprezzato gli approfondimenti fatti che ne hanno reso più ricco il contenuto. Grazie.”

Prof, è stato davvero un bellissimo anno riguardo alla sua materia. Mi mancherà veramente tanto. Spero davvero di poterci rivedere, anche fuori da scuola, anche se questo sarà difficile, ma lo spero davvero. Un saluto e spero che il futuro le riservi tante altre belle esperienze, come quelle che lei ha dato a me.”

È volato quest’anno con lei prof, spero di ritrovarla a scuola anche solo per un saluto!

Prof, è stato un anno abbastanza duro, un’avventura, a causa del COVID siamo stati a distanza per alcuni mesi poi siamo tornati in presenza e siamo riusciti a finirlo, per me è stato un vero piacere. Un saluto”.

Grazie mille prof per l’anno passato insieme. Spero di rincontrarla in futuro.”

Volevo ringraziarla molto per questo anno, per la pazienza e per la lealtà che ha avuto con noi. Mi rendo conto di non essere sempre stato l’alunno perfetto, a tratti forse potrebbe avermi trovato un po’ ingombrante ma voglio che sappia che era solamente curiosità e voglia di dire la mia. Ha sempre creduto in me invogliandomi a studiare e per questo mi ricorderò di lei sicuramente. Auguro il meglio a lei e alla sua famiglia, sperando invece per me stesso di aver intrapreso la strada giusta nel caso i nostri passi si dovessero incrociare ancora.”

consigli di lettura, didattica della filosofia

Letture estive: consigli per studenti

Per approfondire, incontrare in nuove forme, e divertirsi con la filosofia e la storia.

Leggi un testo a tua scelta tra quelli elencati. L’obiettivo è quello di trovare un genere che ti piaccia e approfondire una questione che ti incuriosisce e interessa. Non ti preoccupare se non capisci tutto di quello che leggi.

Leggi il libro “con in mano la matita”: appuntati frasi interessanti, commenta a margine del testo.

Scegli 3 brani (o fai lo screenshot di alcune vignette nel caso dei fumetti) che ti hanno colpito del testo e commentali: spiega perché hai scelto quei passaggi, qual è il tema filosofico, etico, politico o il fenomeno storico in questione, collegandolo, se riesci con quanto studiato. Infine, esprimi una tua opinione sul testo letto.

Consigli per studenti di fine 3 liceo:

Testi di filosofia

  • Ilaria Gaspari, Lezioni di felicità (2019) [Romanzo, la ricerca della felicità andando a scuola dagli antichi filosofi greci]
  • Dario Berti, 10 dilemmi morali. Un’introduzione all’etica per problemi (2016)
  • Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (2010)
  • N. Warburton, Il primo libro di filosofia (1992)

Romanzi / saggi storici:

  • Umberto Eco, Il nome della rosa (1980)
  • Jacques Le Goff, Il Medioevo raccontato da Jacques Le Goff (1997)
  • Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi (1976) [storia della vita e dei due processi di eresia subiti da un contadino e mugnaio di Montereale Valcellina nel 1500]

Altri generi (fumetti / attualità /fantascienza):

  • I meravigliosi (e pericolosi) inizi della filosofia moderna (2017) [la storia della filosofia moderna in fumetto]
  • Bertold Brecht, Vita di Galileo (1943)
  • Steven Nadler e Ben Nadler, Eretici! I meravigliosi (e pericolosi) inizi della filosofia moderna (2017) [la storia della filosofia moderna in fumetto]
  • William Golding, Il signore delle mosche (1953) [romanzo su un gruppo di bambini rimasti su un’isola deserta e sui loro tentativi di organizzarsi in una società. Un libro che prova a rispondere alla questione se l’uomo sia buono o cattivo]

Consigli per studenti di fine 4 liceo:

Testi di filosofia

  • Thomas Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia (1987)
  • Nigel Warburton, Il primo libro di filosofia (1992)
  • Dario Berti, 10 dilemmi morali. Un’introduzione all’etica per problemi (2016)
  • Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (2010)
  • Hannah Arendt, La banalità del male (1963)
  • Hans Jonas, Il principio responsabilità, un’etica per la civiltà tecnologica (1979)

Romanzi / saggi storici:

  • Ernesto Ferrero, N. (vincitore Premio Strega 2000), romanzo sulla figura storica di Napoleone.
  • Victor Hugo, I miserabili (1862) [romanzo storico ambientato nella Francia post napoleonica dal 1815 al 1832]
  • Christopher Browning, Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia (1999).
  • Angelo Del Boca, Italiani, brava gente? Un mito duro a morire (2005)

Altri generi (fumetti / attualità /fantascienza):

  • Isaac Asimov, Io, robot (1950) [raccolta di racconti di fantascienza]
  • Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (1953) [romanzo distopico, società in cui leggere e possedere libri è reato]
  • George Orwell, 1984 (1949) [uno dei più celebri romanzi distopici, sul rapporto tra verità e libertà]
  • Art Spiegelman, Maus (1980) [fumetto ambientato durante la seconda guerra mondiale e incentrato sull’Olocausto, sulla base dei racconti del padre dell’autore]
  • Elvio Fassone, Fine pena: ora (2015) [la storia vera di una corrispondenza durata 26 anni tra un ergastolano e il suo giudice].

Buona lettura!