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Il pulpito e la piazza. Democrazia, deliberazione e scienze della vita, di Giovanni Boniolo

«Solo tre cose servirebbero per ben deliberare in ambito etico relativamente ai risultati della biomedicina: sapere abbastanza di biomedicina per non dire stupidaggini scientifiche, sapere abbastanza di etica (non di storia delle dottrine morali, si badi bene) per non dire stupidaggini filosofiche, sapere abbastanza di come svolgere un argomento per non parlare a vuoto» (p. XIV).

In questo volume, di facile lettura anche per i non esperti, Boniolo spiega, con molti esempi relativi al dibattito bioetico, come dovrebbe funzionare una buona deliberazione democratica: «nessuno spazio per coloro che si riducono a strumenti di demagogia e di ipocrisia: la deliberazione presuppone cittadini informati non solo su ciò su cui si deve deliberare ma sui modi stessi della deliberazione» (dalla quarta di copertina).

Un’ottima lettura per ragionare di bioetica, democrazia, informazione e deliberazione.

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Giovanni Boniolo è laureato in Fisica e in Filosofia. Ha insegnato in molte università in Italia all’estero, attualmente è titolare della Cattedra di Filosofia della scienza e Medical Humanities presso l’Università di Ferrara e Honorary Ambassador della Technische Universität München. Qui il suo cv: http://docente.unife.it/giovanni.boniolo/curriculum

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Il diritto alla felicità. Storia di un’idea

di Antonio Trampus, Edizioni Laterza, 2008.

Esiste un ‘diritto alla felicità’? Quale fondamento assume? E, soprattutto, quali concezioni di felicità e di uomo implica? In questo percorso attraverso la storia del diritto alla felicità, Antonio Trampus ci presenta le varie risposte elaborate dal pensiero occidentale al problema.

Diritto alla felicità, Trampus3

«C’è stato un tempo nel quale l’aspirazione alla felicità non rimase semplicemente un’idea, ma venne considerata un diritto e inserita addirittura in molte costituzioni moderne. Gli americani la elencarono tra i diritti naturali e inalienabili dell’uomo, e così i rivoluzionari francesi dopo il 1789. Ancora oggi la ritroviamo solennemente citata nell’articolo 13 della Costituzione giapponese. Come mai la felicità è diventata un diritto costituzionalmente garantito? Da Tommaso Moro a Giacomo Casanova, dal Robinson Crusoe al buon selvaggio di Rousseau, dall’hobbesiana concezione della vita come corsa per l’accaparramento delle condizioni materiali che possono rendere l’uomo felice al rapporto tra ricchezza e felicità nelle democrazie più avanzate della contemporaneità, passando per l’eterno confronto tra fede e ragione, anima e corpo, che ha animato il lungo dibattito sulla moralità dell’essere felici, Antonio Trampus ripercorre le tappe della riflessione occidentale sul diritto alla felicità» (dalla quarta di copertina).

Fil(m)osofia

Ex Machina

Film del 2015 di Alex Garland.

Il titolo gioca chiaramente con l’idea di divinità che nel teatro antico entrava inaspettatamente in scena mosso da una macchina (“Deus ex machina” appunto, divinità che viene dalla macchina) e scompiglia la trama.  

Caleb Smith, un giovane programmatore del principale motore di ricerca sul mercato, BlueBook, sembra vincere una lotteria interna alla società e aggiudicarsi l’opportunità di trascorrere una settimana nella casa di Nathan Bateman, il carismatico e geniale ideatore di BlueBook. Qui Caleb scoprirà di essere stato scelto da Nathan per testare una macchina umanoide, un’intelligenza artificiale, di nome Ava. Il giovane programmatore ha una settimana di tempo per eseguire alla macchina una sorta di test di Turing e stabilire se Ava abbia coscienza di sé.

Intelligenza artificiale e filosofia

Il film rimanda ad un gran numero di questioni filosofiche legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e ripropone alcuni tipici interrogativi del genere fantascientifico della robotica. A partire, naturalmente, dal celebre test di Turing: come possiamo sapere se una macchina è intelligente (intelligenza artificiale forte)? Una macchina intelligente è anche cosciente? Cosa significa esserlo? O, ancora, può una macchina provare sentimenti, emozioni, avere desideri? Soprattutto, e questo l’interrogativo che il protagonista sembra porsi ad un certo punto della sua interazione con Eva, questi umanoidi nel momento in cui pensano, percepiscono, paiono soffrire e desiderare (la sopravvivenza la libertà), hanno diritti?

ex machina

Uomo vs AI: chi ha il controllo di chi?

Infine, una questione emerge pian piano e si impone sul finale (n perfetta linea con il genere fantascientifico), fra macchine intelligenti ed esseri umani chi ha il controllo? Chi manipola chi? Siamo sicuri di voler correre il rischio di non essere più in grado di gestire una nostra invenzione? E in questo caso, come si comporterebbe la macchina?

L’AI avrà un’etica?

Sin dalle tre leggi della robotica di Asimov, l’uomo si chiede se sia possibile insegnare l’etica ad un’intelligenza artificiale o se, al pari dell’uomo, la macchina non finirebbe per apprendere anche come aggirare questi principi in ragione di un proprio interesse personale. E allora la domanda interessante sarebbe: quale potrebbe essere lo scopo, il fine di una intelligenza artificiale?

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Harari, lo storico che studia il passato per guardare al futuro

Riproponiamo qui parte di una bella recensione scritta da Monica Dall’Aglio sull’opera di Harari e pubblicata su doppiozero:

Sapiens. Da animali a dèi (Bompiani 2011)

«Siamo passati dalle canoe alle galee, dai battelli a vapore alle navette spaziali, ma nessuno sa dove stiamo andando. Siamo più potenti di quanto siamo mai stati, ma non sappiamo che cosa fare con tutto questo potere. Peggio di tutto, gli umani sembrano più irresponsabili che mai. Siamo dèi che si sono fatti da sé, a tenerci compagnia abbiamo solo le leggi della fisica, e non dobbiamo rendere conto a nessuno … Può esserci qualcosa di più pericoloso di una massa di dèi insoddisfatti e irresponsabili che non sanno neppure ciò che vogliono?» Con questa domanda termina il saggio dello storico israeliano Yuval Noah Harari, Sapiens. Da animali a dèi, tradotto in trenta lingue, che ha venduto nel mondo più di cinque milioni di copie.

Harari – nato a Haifa nel 1976, Ph.D. ad Oxford, esperto di storia medievale e militare, attualmente insegna world history all’Università ebraica di Gerusalemme – vi racconta il cammino della nostra specie a partire da settantamila anni fa, epoca in cui sembra si sia verificata la rivoluzione cognitiva che ha trasformato l’uomo, creatura debole e poco significativa rispetto a molte altre, nel dominatore di un ecosistema da lui stesso reso globale.

Oggi siamo l’unico essere vivente in grado di modificare l’ecologia planetaria, un potere che ci rende simili agli dèi delle mitologie antiche. Cosa ne conseguirà? Ci trasformeremo in un nuovo tipo di sapiens ancora più evoluto e potente? Oppure muteremo al punto che il concetto stesso di essere umano sparirà, perché sarà scomparsa la realtà che quel concetto esprimeva?  […]

Harari, Sapiens

Sapiens e Homo deus. Breve storia del futuro (Bompiani 2017)

Harari è interessato a sviluppare una riflessione d’ampio respiro sulla storia, come spetterebbe alla filosofia della storia […]. In Sapiens e Homo deus egli pone, a se stesso e al lettore, moltissime domande, alle quali non necessariamente vuole dare una risposta, perché il suo scopo evidente è quello di stimolare il pensiero critico di chi legge, mostrandogli le possibili conseguenze delle premesse date. In ogni buona ricerca, d’altra parte, gli interrogativi sono sempre più importanti delle risposte, perché queste conseguono da quelli. Il telaio della riflessione di Harari è formato dai tre quesiti di sempre, quelli che hanno dato il via al pensiero filosofico: chi siamoda dove veniamo e, soprattutto, dove andiamo.

Con Homo deus Yuval Harari si colloca nella scia di quegli storici che, come Guizot, de Tocqueville, de Coulange, Burckardt, Braudel, Spengler, Toynbee, hanno studiato la storia profonda dell’umanità per individuarne dinamiche e direzione. In questa prospettiva, considerando l’umanità come un’unica entità che condivide la stessa origine e lo stesso destino, egli ripercorre le macro-vicende dei secoli passati senza entrare nei dettagli, ricorrendo a tutte le discipline necessarie: scienza, filosofia, antropologia.

Harari, Homo Deus

Leggi l’intera recensione su doppiozero.

Per approfondire questo il sito personale dell’autore: www.ynharari.com/it.

filosofia pubblica

In The Age of AI – Nell’era dell’intelligenza artificiale

Uno straordinario documentario sugli effetti previsti dell’imminente rivoluzione industriale portata dalla AI (Artificial Intelligence). Una rivoluzione che si prevede sarà così profonda e pervasiva in tutti gli aspetti delle nostre vite da essere paragonabile a solo pochissimi eventi nella storia dell’uomo, come l’avvento dell’elettricità o del computer.

Fino a che punto le persone sono a conoscenza di quanto ci spetta? Come possiamo prepararci a qualcosa che nel giro di pochissimi anni stravolgerà interamente il nostro modo di vivere?

Questo documentario propone 5 capitoli, cinque prospettive dalle quali guardare alla rivoluzione AI, per riflettere e diventare consapevoli delle enormi potenzialità che questa tecnologia sta aprendo (per la ricerca medica o la sicurezza stradale), ma anche degli effetti collaterali che ne seguiranno, ad esempio sull’occupazione (si stima che il 50% degli attuali lavori verranno svolti entro breve da AI), sulla disuguaglianza nella società, o sulla privacy dell’individuo.

https://www.pbs.org/video/in-the-age-of-ai-zwfwzb/

in the age of ai1

 

 

 

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Il “Driverless Dilemma”: il dilemma etico delle auto autonome

Immaginate in un futuro neanche troppo lontano che i nostri spostamenti avvengano su mezzi a guida autonoma. Un imprevisto obbliga l’auto intelligente a scegliere tra alcuni tragici scenari, ognuno dei quali coinvolge possibili vittime: come regolare la scelta dell’auto?

Si prevede che l’impiego delle driverless car possa avere in futuro molti benefici, ad esempio sulla sicurezza (eliminando gli errori e i cattivi comportamenti dell’uomo si dovrebbero ridurre drasticamente gli incidenti stradali), sull’impatto ambientale (dovuto principalmente a minori emissioni nocive), e anche sulla qualità della vita delle persone (non più stressate da ore di guida nel traffico). Eppure, le questioni etiche, giuridiche e politiche poste da queste tecnologie sono molto complesse.

In questo video per Ted-Ed del 2015, Patrick Lin esplora l’etica controversa delle vetture autonome. Vengono proposti alcuni esperimenti mentali per illustrare il dilemma e le moltissime implicazioni etiche che si aprono.

Ad esempio, nel caso di un incidente stradale che coinvolga auto automatiche, il principio di minimizzazione del danno ci può aiutare a risolvere tutte le situazioni o vi sono casi in cui porterebbe ad esiti che giudicheremmo immorali? Soprattutto, fino a che punto è quantificabile il danno prodotto? La scelta tra salvare 5 vite o 1 può sembrare semplice, ma se si deve scegliere tra due individui come fare? Dare ad una macchina gli strumenti per quantificare il danno in tutta una serie di possibili scenari significherebbe attribuire un valore numerico a valori come la vita, la salute, l’età, e tantissime altre caratteristiche di un individuo. Siamo sicuri di poterlo / volerlo fare?

Ci si chiede, inoltre, chi debba farsi carico di queste decisioni: i produttori di questa tecnologia? La politica? Qualche comitato etico?

Il nodo del problema è che, mentre la reazione dell’uomo ad un imprevisto è spontanea, istintiva e quindi non deliberata – con tutte le conseguenze che ne derivano sulla mancata intenzionalità e sul diverso grado di responsabilità imputabile al conducente rispetto al danno prodotto –, la reazione di una macchina ad una situazione imprevista è l’esito di un calcolo programmato con largo anticipo dai produttori e quindi in un certo senso sempre deliberata e intenzionale. La decisione presa dall’auto senza conducente è frutto di una scelta operata a tavolino su come regolamentare un possibile conflitto tra diversi diritti dell’uomo; una scelta, questa, che evidentemente non potrà mai essere eticamente neutrale.

Our Driveless Dilemma, Science1

Per approfondire: la questione del Driverless Dilemma è discussa in J.D. Greene, Our driverless dilemma. Science, 352(6293), 1514-1515, 2016, di cui qui è disponibile un estratto.

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Per un’etica della robotica: rileggendo Isaac Asimov

Isaac Asimov è considerato il padre della fantascienza e uno dei più grandi scrittori del Novecento. Profeta della “robotica”, termine da lui coniato nel 1942, di cui con straordinaria preveggenza immagina lo sviluppo. Nei suoi numerosi scritti, Asimov anticipa alcune delle principali questioni etiche e filosofiche legate all’implementazione di robotica e intelligenza artificiale.

Le tre leggi della robotica:

Famosissime sono le leggi della robotica, formulate da Asimov negli anni ’40 e diventate un caposaldo della letteratura e della filmografia fantascientifica.

Prima Legge: Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno.

Seconda legge: Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge.

Terza legge: Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge.

A queste tre leggi Asimov ne aggiungerà successivamente una quarta, la legge zero:

Legge zero: Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Con la legge zero, la questione del possibile danno causato dalla tecnologia viene ampliata dal singolo individuo all’intera umanità, legittimando così, in casi estremi, la violazione della prima legge in funzione di un bene universale, un bene superiore.

roboetica

Un uso etico della tecnologia?

Una delle questioni sulle quali Asimov ci invita a riflettere nella sua opera è quella del rapporto tra etica e tecnologia: in particolare, Asimov ci chiede se la tecnologia, il suo sviluppo e il suo impiego, non vada subordinata all’etica.

Quella da lui proposta con le tre leggi della robotica sembra essere un’etica minimale, che si limita al principio del non arrecare danno agli umani. Eppure, questo (in apparenza) semplice principio nasconde una molteplicità di questioni: che cosa significa “non arrecare danno” all’uomo? Si pensa solo a danni fisici (e se sì, di che tipo?), o anche psicologici e morali? Possiamo accettare un piccolo danno a fronte di un beneficio maggiore nell’individuo? E un danno ad alcuni in cambio di beneficio per molti – lo scenario aperto dalla Legge zero – lo possiamo accettare? O ancora, deve essere vietata solo quella tecnologia che possa provocare un pericolo immediato per l’uomo o anche quella che induce azioni/abitudini pericolose nel lungo periodo? Ecc. È evidente che le questioni etiche implicate dall’uso di tecnologia sono moltissime e di grande complessità.

La roboetica oggi:

Oggi la roboetica è diventata una vera e propria branca dell’etica e della filosofia. Prova a rispondere alle grandi domande etiche poste dalle nuove tecnologie (come: di chi sarà la responsabilità di un incidente causato da un robot? Dei programmatori, dei proprietari, dei produttori? Che effetti può avere una certa tecnologia sull’ambiente o sulla società?) e si interroga sulle possibili ricadute di una tecnologia sui diritti dell’uomo (ad es. il diritto al lavoro, alla libertà di scelta, a non essere discriminati, o alla privacy).

La riflessione filosofica e politica spesso arranca, inseguendo il troppo rapido sviluppo di nuove tecnologie, e ancora più in ritardo arriva la riflessione giuridica a regolamentare l’uso di tecnologie già da tempo diffuse e impiegate nella società. Al fine di invertire questo trend, oggi l’Europa sta lavorando all’elaborazione di linee guida per un uso affidabile dell’intelligenza artificiale (qui per saperne di più).

Per alcuni, il tentativo è ingenuo, se non addirittura vano: la tecnologia risponde anzitutto alla logica dell’efficacia e del profitto, non a quella dell’etica. Per altri, è un tentativo doveroso di qualsiasi ‘buona’ politica.

Sono questioni importanti, all’ordine del giorno dell’agenda educativa. Asimov forse non  fornisce le risposte a questi problemi, ma offre a giovani e adulti, a esperti e neofiti, l’occasione per riflettervi, immedesimandosi, grazie alla forza evocativa di una delle più potenti penne del secolo scorso, in scenari immaginari, oggi neanche troppo lontani.

Cosa leggere (per incominciare):

Io Robot (I Robot) è una raccolta di 9 racconti di fantascienza scritti da Asimov tra il 1940 e il 1950. In ognuno di questi racconti, Asimov affronta diverse questioni etiche del possibile (all’epoca solo immaginario) rapporto tra uomini e macchine. Protagonisti sono i robot positronici: particolare tipologia di robot umanoidi dal cervello positronico. Sono generalmente innocui per l’uomo, perché seguono le leggi della robotica.

Asimov, Io robot

La Trilogia della Fondazione è forse la sua opera più riuscita. Sono tre romanzi (FondazioneFondazione e ImperoSeconda Fondazione) scritti tra il 1951 e il 1953, che valsero ad Asimov il Premio Hugo nel 1966 come miglior ciclo di fantascienza. L’opera narra le vicende dell’Impero Galattico e di un gruppo di scienziati che, grazie ad una particolare scienza, la psicostoria, è in grado di prevedere gli eventi futuri della galassia.

«Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore» (Fondazione e impero).

Spinto dal grande successo della trilogia, decenni dopo Asimov tornerà a scrivere della Fondazione, aggiungendo nuovi capitoli alla saga, due prequel e due sequel. I sette romanzi costituiranno così il Ciclo delle Fondazioni.

Asimov trilogia della fondazione

Cosa vedere:

Moltissime le opere di fantascienza che hanno tratto ispirazione dal lavoro di Asimov. Di grande successo le saghe Star Wars e Star Trek e i film basati su alcuni suoi racconti, come:

  • Io, Robot (2004) diretto da Alex Proyas, con Willie Smith.

«Le leggi sono fatte per essere infrante». Che succede se un robot viole le tre leggi della robotica?

  • L’uomo bicentenario (1999) diretto da Chris Columbus, con Robin Williams.

Cosa manca ad un robot per poter essere ‘umano’?

Link utili:

Dagli archivi Rai, Intervista a Isaac Asimov, l’uomo delle stelle, del 1988:

http://www.teche.rai.it/2017/01/ricordando-isaac-asimov-luomo-delle-stelle/

Per gli appassionati di robotica, segnaliamo un sito italiano interamente dedicato al genere, con notizie, consigli di lettura e di visione e tanto altro:

https://www.robotiko.it/