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Fil(m)osofia, filosofia pubblica

(Dis)Honesty – The Truth About Lies

Film documentario del 2015 diretto da Yael Melamede.

Che mentire sia sbagliato è uno dei principi morali maggiormente accettati nell’etica deontologica, eppure tutti noi mentiamo. A volte lo facciamo per validi motivi, altre senza nemmeno rendercene conto.

Basato sul lavoro di Dan Ariely, professore di psicologia ed economia comportamentale, (Dis)Honesty esplora le diverse ragioni per le quali tutti noi mentiamo e i metodi che maggiormente impieghiamo per farlo.

Qui il trailer.

trailer dishonesty

Attraverso testimonianze dirette, filmati e ricerche sperimentali condotte dall’equipe di Ariely, il documentario ci guida a comprendere l’enorme impatto che il mentire ha sulle nostre vite quotidiane e sulla società.

Ci dice anche molto di noi, di come siamo, a discapito di quello che forse ci piacerebbe essere.

(Dis)Honesty_-_The_Truth_About_Lies

 

consigli di lettura, filosofia pubblica

L’ultima cosa bella. Dignità e libertà alla fine della vita

di Giada Lonati, Rizzoli Editore, 2017.

“Parlare di malattia e di morte ai ragazzi ha lo scopo preciso di mantenerli in contatto con la bellezza della vita, normalizzando e integrando il limite – in tutte le sue forme – nell’orizzonte del quotidiano” (p. 14).

L'ultima cosa bella

“Mai come oggi i successi della medicina ci consentono di accarezzare l’illusione dell’immortalità. Però, anche quando saremo guariti una, cento, mille volte, alla fine moriremo. È una cattiva notizia ma è così. Succederà a tutti noi, almeno per quel che ci è dato sapere. Perché allora la morte continua a essere il grande rimosso della nostra cultura?

Se prima o poi anche l’Italia avrà una legge per cui saremo chiamati a esprimere le nostre volontà in un “testamento biologico”, come potremo farlo se non siamo in grado di integrare la fine della vita nel nostro orizzonte, di riconoscerci innanzitutto parte di un’umanità mortale? Come possiamo rivendicare la libertà di prendere delle decisioni sul nostro fine vita se vogliamo ostinatamente compiere questa scelta a occhi chiusi?

Giada Lonati è un medico palliativista, il suo lavoro comincia quando la medicina che guarisce è stata sconfitta, quando si dice che “non c’è più niente da fare”, e invece c’è ancora moltissimo da fare. Si occupa di accompagnare persone vive (vivissime) in quell’ultimo tratto in cui tutto cambia significato e prende senso. Quel tratto in cui irrompe una consapevolezza nuova nelle nostre vite, un sapere che getterà una luce più nitida sul nostro presente, darà una dimensione diversa al nostro tempo, ci renderà più intensamente vivi. Una sapienza che l’autrice condivide in queste pagine, ricche di pienezza umana e capaci di rimetterci in relazione con noi stessi, con il nostro essere qui e ora. Perché una speranza vera è realizzabile solo nell’orizzonte del possibile. E riconoscerci mortali e transitori, lungi dall’essere soltanto una scoperta dolorosa, può aiutarci a maturare uno sguardo rivoluzionario sul mondo, ad aprire gli occhi sulla bellezza ultima del quotidiano.” (dalla quarta di copertina)

consigli di lettura, filosofia pubblica

Stronzate. Un saggio filosofico

Di Harry Frankfurt, On Bullshit, 1986; trad. it. di M. Birattari, Rizzoli 2005.

«Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate»

(E. Ambler, Dirty Story, The Bodley Head, 1967, p. 25)

 

In questo pamphlet, il filosofo statunitense Harry Frankfurt ci introduce la distinzione tra bugie, falsità e le Bullshit, stronzate. La distinzione non è di poco conto e presuppone un diverso rapporto con la ‘verità’.

stronzate

“Dire una bugia è un’azione con un fine preciso. Ha lo scopo di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme o di un sistema di valori […] chi dice una bugia si sottomette le costrizioni oggettive imposte da ciò che lui stesso considera la verità. Il bugiardo non può non preoccuparsi dei valori di verità. Per inventare qualunque bugia, deve credere di sapere che cosa è vero.” (p. 49)

Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. L’unica cosa che gli/le preme è ottenere i suoi scopi. Per questo inventa, sovverte la realtà. Non si impegna a contraffare il vero, semplicemente lo ignora totalmente, non se ne cura.

Da qui il monito di Frankfurt: “A causa di un eccessivo indulgere in quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudine di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi”. Per questa ragione, ci avverte il filosofo, “le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso delle menzogne” (pp. 57-58).

 

consigli di lettura, didattica della filosofia

Educare al limite. Filosofia nella scuola dell’infanzia

Un libro a cura di Carlo Altini per Edizioni ETS, 2019.

Fin da bambini l’esperienza del limite si presenta come ordinaria e complessa allo stesso tempo. Ogni giorno dobbiamo tenere conto del fatto che ci sono limiti che è meglio non superare, per evitare spiacevoli conseguenze, e limiti oltre i quali, invece, occorre provare a spingersi, per imparare e per conoscere qualcosa di nuovo su noi stessi, sugli altri e sul mondo. La cognizione del limite, di conseguenza, è cruciale per il nostro rapporto con la realtà e lo è almeno in una duplice dimensione. È importante tanto per il singolo individuo, in riferimento al suo processo di crescita e di avviamento all’autonomia, quanto per le comunità, impegnate nel difficile compito di non oltrepassare quei limiti che potrebbero mettere a rischio la convivenza pacifica tra gli esseri umani e la preservazione del nostro pianeta.

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Data la centralità della nozione di limite per l’esistenza umana, in questo volume cerchiamo di mostrare come si possa iniziare a riflettere sul concetto di limite fin dalla scuola dell’infanzia, riportando esempi ragionati di conversazione filosofica che hanno coinvolto in modo appassionante bambine e bambini dai 3 ai 5 anni. Il lettore troverà sia molte idee per proporre dialoghi con i più piccoli attraverso gli strumenti della filosofia con i bambini (a partire da enigmi, esperimenti mentali, casi concreti e storie), sia suggerimenti perché insegnanti e educatori possano condurre queste attività in maniera efficace nei differenti contesti nei quali si trovano a operare. (Dalla pagina dell’editore)

didattica della filosofia

The Learning Pit (la buca dell’apprendimento)

O anche The Learning Challenge (la sfida dell’apprendimento), è un’efficacie rappresentazione grafica che riproduce la curva dell’apprendimento secondo le teorie del costruttivismo di Vygostky. È stata sviluppata da James Nottingham, per consentire ai docenti di riflettere sulle proprie metodologie didattiche, e agli studenti di prendere consapevolezza del loro processo di apprendimento.

Secondo questo modello, studenti che non affrontino da sé i problemi, le criticità, e le sfide poste da ogni nuovo concetto o contenuto di sapere, non lo hanno appreso veramente: “se salti la buca, non stai apprendendo”, questo il motto che torna spesso in molte rappresentazioni del The Learnign Pit.

Viene sottolineata la dimensione attiva (pragmatismo) e intersoggettiva (costruttivismo) dell’apprendimento, secondo l’idea che si apprende facendo, e soprattutto facendo parte di una comunità di ricerca (concetto formulato da Peirce e poi ripreso e sviluppato dalla Philosophy for Children e dalla pratica filosofica).

Attraverso il dialogo filosofico, gli studenti, siano giovanissimi o adulti professionisti, vengono posti di fronte a un problema – il momento della destabilizzazione dalle proprie certezze, la discesa nella buca –, per poi essere invitati alla ricerca di una soluzione, di una spiegazione, aiutandosi l’un l’altro. Fino a giungere, possibilmente insieme, a risalire la buca, al momento dell’Eureka! Eureka, ci spiega Nottingham, significa “l’ho trovato!”, “io, l’ho trovato!”.

The learning Pit

Quante volte – Nottingham ci fa notare – chiediamo ai nostri figli “cosa hai fatto a scuola?” e tutto quello che otteniamo è un laconico “niente”. Provate a far tacere un bambino che ha avuto un’esperienza ‘Eureka!’, non ce la farete.

Qui sotto un breve e simpatico video nel quale Nottingham spiega fondamenti ed effetti del dialogo filosofico come pratica di insegnamento, e come lui guida i suoi studenti a cadere e poi risalire dalla buca.