Blog

didattica della filosofia

Filosofia con i bambini della Scuola dell’Infanzia

Ecco i bambini della Scuola dell’Infanzia Villetta di Cremona, pronti con la loro maglietta, preparata appositamente, per il loro momento di filosofia con l’insegnante Paola.

Hanno scelto come simbolo il cervello, perchè “per far funzionare la testa si usa il cervello” e perchè fare questa attività in cui trovarci a parlare e pensare insieme “fa star bene il cervello”.

Il loro momento di filosofia lo hanno voluto chiamare “posticino in cui si pensano cose belle”.

A loro e alle loro maestre auguriamo buon lavoro!

Evento

Esercizi di dialogo filosofico per fare filosofia con i bambini

A proseguimento del percorso di formazione iniziato lo scorso anno scolastico Filosofiamo. Fare filosofia nella Scuola dell’Infanzia e Primaria (2019-20), si propone un momento di esercitazione pratica in vista dell’introduzione in classe delle pratiche filosofiche.

Questo percorso formativo, specificatamente rivolto alle insegnanti della scuola dell’Infanzia, è pensato per accompagnare le insegnanti nella fase di progettazione e preparazione di ogni singolo intervento, e di revisione e valutazione di quanto fatto a seguire.

Appuntamento online, a partire da venerdì 22 gennaio 2021, ore 16.30.

Fil(m)osofia

Soul (2020) e la ricerca della felicità

Regia di Pete Docter, Kemp Powers.

22 non vuole vivere, e Joe non vuole morire. Le due cose ci sembrano spesso accadere per caso o per destino, e se invece, in entrambi i casi, ci fosse bisogno della giusta preparazione? (https://www.mymovies.it/film/2020/soul/)

Il film racconta la storia di Joe Gardner, un insegnante di musica della scuola media e appassionato pianista jazz. Joe, sebbene sia un uomo maturo, sente che la sua vita non è mai veramente cominciata ed è da sempre in attesa della sua grande occasione. Finalmente la svolta sembra arrivare quando Joe passa l’audizione per debuttare con un celebre quartetto. Proprio quel giorno però cade in un tombino: il suo corpo finisce all’ospedale, mentre la sua anima si ritrova nell’oltre mondo.

Qui le anime dei futuri nascituri vengono formate alla vita. Guidate da anime istruttori (di chi ha già vissuto una vita piena), le anime non ancora nate intraprendono un percorso di educazione che le aiuta a trovare la loro peculiarità, una loro caratteristica – sia essa un talento, una passione, o uno specifico atteggiamento – una ‘chiave’ con la quale affrontare la vita. Joe, scambiato per un istruttore, viene affiancato all’anima “22”, un’anima che da millenni è bloccata nell’Antemondo perché non riesce a trovare la propria specificità, la scintilla con la quale affrontare il mondo.

La storia può essere letta alla luce di alcune tematiche filosofiche.

C’è Platone sullo sfondo, il Platone della teoria delle idee, secondo la quale l’anima prima di unirsi al corpo conosce e comprende tutto, per poi dimenticarsene alla nascita. Tutta la sua vita non sarà altro che un percorso di riscoperta, ricordo, di ciò che già sapeva della realtà e di sé: conoscere il mondo, certo, ma anche, se non anzitutto, per ri-conoscere se stessi, secondo l’antico insegnamento dell’oracolo di Delfi e poi si Socrate.

C’è anche un messaggio epicureo in questa storia, dell’Epicuro che nella Lettera sulla felicità ci insegna di cercare la felicità ognuno nella coltivazione del proprio giardino, vale a dire nella valorizzazione delle piccole o grandi cose – diverse per ciascuno – che danno valore alla nostra vita. Il compito è facile solo in apparenza, perché per poter valorizzare i nostri talenti, i nostri punti di forza, bisogna, anzitutto, saperli riconoscere: bisogna sapere chi siamo, quali desideri possiamo ed ha senso perseguire, e quali invece non ci porterebbero che disillusioni e quindi a soffrire.

Ed è questa la difficoltà dell’anima “22” che impiega millenni per capire cosa è brava a fare, ed è anche in fin dei conti la difficoltà di Joe, che spreca la propria vita nell’attesa di qualcosa di grandioso, perdendo di vista il presente e ciò che riempie le sue giornate di gioie autentiche e di significato.

Un bel film, con un bel messaggio: conosci te stesso, per poter essere felice. Un film per adulti, oltre che per bambini, del resto, come ci ha insegnato sempre Epicuro,

“Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”.

didattica della filosofia, filosofia pubblica

Digital World: Luciano Floridi

Segnaliamo qui una puntata di Digital World – Le voci: Luciano Floridi – RaiPlay

Un breve documentario (26 minuti) monografico sul lavoro di ricerca di uno dei grandi pensatori del nostro tempo, il Prof. Luciano Floridi (Oxford). Un’occasione per comprendere in un linguaggio semplice e accessibile alcune delle principali sfide del nostro tempo.

“Una puntata interamente dedicata al filosofo Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli del panorama internazionale: accademico di Oxford, consulente di Google, divulgatore e generatore di neologismi come infosfera, quarta rivoluzione, iperstoria e onlife. Le sue riflessioni coprono un orizzonte molto vasto di temi: parleremo di dati, di privacy, di etica, di intelligenza artificiale e di tanto altro. Conduce Matteo Bordone Regia di Giancarlo Ronchi”

[Link nell’immagine]

Digital World _ Le voci: Luciano Floridi (26 min)

Noi aggiungiamo a questo contenuto video un piccolo esercizio di analisi e comprensione, da utilizzare a scuola o per chiunque volesse esercitarsi in un ascolto attivo.

Attività didattica _Esercizio di comprensione: ascolta il video e prova a rispondere a queste domande.

  • In che modo ‘paghiamo’ i servizi gratuiti offerti dai social e quali problemi pone questa gratuità?
  • Floridi parla di “economia dell’attenzione”: che cosa significa?
  • Si può regolamentare internet? Cosa non può fare la politica oggi e cosa invece potrebbe e, soprattuto, dovrebbe fare secondo Floridi?
  • Cosa significa ‘digital divide’? Quali conseguenze sociali ha?
  • Le nuove tecnologie hanno portato, con la quarta rivoluzione, un importante insegnamento all’uomo che sembra aver perso del tutto la propria centralità. Cosa significa e quale diversa prospettiva propone Floridi?
  • Stupidità umana e artificiale: in che modo le macchine sono ‘stupide’? Quali sono per Floridi i limiti principali della loro intelligenza?
  • Come l’intelligenza artificiale può condizionare le nostre scelte? Cosa dovremmo fare?

La tua opinione:

  • Quale aspetto, fra quelli toccati dal Prof. Floridi, dell’impatto del mondo digitale sulle nostre vite ti ha maggiormente colpito?
  • Floridi ad un certo punto nel video auspica che la politica intervenga nel definire la ‘direzione’ dello sviluppo tecnologico. A tuo parere, quale direzione dovrebbe dare la politica oggi alle nuove tecnologie, a quale scopo dovremmo mirare per il nostro prossimo futuro, o quale deriva si dovrebbe evitare?
filosofia pubblica

Socrate e lo schiavo. In una pubblicità d’epoca

Per la rubrica ‘curiosità’ o ‘fun facts’, ecco a voi il celebre racconto di Socrate e lo schiavo del Menone platonico in una pubblicità d’epoca della macchina contabile elettronica Burroughs del 1951.

Un giorno Socrate, per dimostrare ai suoi discepoli che con un po’ di applicazione tutti possono risolvere anche i problemi più difficili, fermò per la strada uno schiavo analfabeta e, guidandolo bonariamente, riuscì a fargli dimostrare il teorema di Pitagora. Così, con un po’ di applicazione anche l’impiegato più modesto può risolvere le operazioni più complicate, purchè abbia a sua disposizione una Macchina Burroughs. 

Credits to: http://www.vintads.it/file.php?cod=1048

didattica della filosofia

Metadidattica: perchè insegno come insegno?

A partire dalla convinzione che ogni strategia didattica non sia mai neutrale rispetto all’esito educativo disciplinare, riflettere sulle ragioni (epistemiche, pedagogiche, ma anche storico-culturali) che stanno alla base dei diversi modi di concepire l’insegnamento diventa essenziale per ogni docente che vuole compiere una scelta consapevole rispetto alla propria impostazione metodologica. Si propone quindi un momento di confronto fra docenti in cui ragionare insieme su come si insegna e perché lo si fa così.

Registrazione seminario per Auser Unipop Cremona (ottobre 2020).

Fil(m)osofia

Una poltrona per due: breve analisi filosofica

Come ogni Natale, Italia1 lo propone ininterrottamente la sera della Vigilia dal 1997, anche quest’anno è andato in onda “Una poltrona per due” [Trading Places] (1983), classico degli anni ’80, con protagonisti Eddie Murphy e Dan Aykroyd.

La trama è nota ai più: Louis Winthorpe (interpretato da Dan Aykroyd) è un giovane, ricco e ambizioso dirigente, mentre Billie Valentine (Eddie Murphy) un povero mendicante, che finge di essere storpio e cieco per raccogliere qualche elemosina. Le loro vite, lontanissime ed entrambe apparentemente ben definite e segnate nelle rispettive traiettorie verso il successo e l’emarginazione sociale, vengono stravolte quando durante le festività natalizie i due ricchissimi fratelli Duke, gli anziani proprietari dell’azienda amministrata da Louis decidono di fare ‘un esperimento scientifico’.

Il più anziano dei due fratelli Randolph è convinto che sia l’ambiente a fare l’uomo: una buona formazione, la migliore società, un certo circolo di relazioni, sono questi gli elementi che decidono del successo o l’insuccesso di una persona. Mortimer, all’opposto, è convinto che siano i talenti di ciascuno a determinare la sua fortuna. Decidono quindi si fare una scommessa, per ben un dollaro le vite dei due malcapitati verranno scambiate: se in poco tempo i due calzeranno perfettamente ciascuno della vita dell’altro, allora avrà ragione Randolph. Le due vittime, accortesi del gioco crudele, si alleeranno e riusciranno a stravolgere gli eventi con una astuta mossa in borsa che rovinerà i due aridi fratelli Duke.

IlPost qualche giorno fa ha dato una spiegazione delle dinamiche finanziarie implicate, soprattutto sul finale, illustrando bene cosa sono i futures e come vengano usati dai protagonisti. Noi, qui, proponiamo invece una spiegazione filosofica dell’interrogativo etico-politico posto all’inizio della storia: è l’ambiente a determinare il successo (o insuccesso di una persona) o sono le sue capacità?

La domanda, posta con una certa preveggenza in questa pellicola degli inizi degli anni ’80, è oggi al centro di un dibattito molto acceso in filosofia: quello sulla natura del merito. Esiste qualcosa come il merito del singolo? O è anch’esso il risultato di una serie di variabili anzitutto sociali? La questione non è di poco conto come si potrebbe ad un primo sguardo pensare. A seconda della risposta, infatti, tutta la retorica sulla meritocrazia e sul premiare i migliori per bilanciare l’equità sociale acquisisce o perde senso.

Solo se possiamo considerare il merito una qualità individuale, frutto delle fatiche e degli sforzi dell’individuo, ha senso, infatti, ricompensarlo e premiarlo (principio della meritocrazia).

Se, invece, il merito è il risultato di diversi fattori, quali l’educazione, l’accesso a servizi e risorse, il contesto sociale e anche emozionale che ci circonda, allora ci si può chiedere perché premiare chi ha già vinto la lotteria della vita, trovandosi a vivere e crescere in condizioni di vantaggio rispetto ad altri. In questo caso, si possono pensare a politiche diverse, come le Affirmative Action (qui per capire cosa siano) attente a ricompensare eventuali svantaggi o discriminazioni subite (teoria della giustizia distributiva).

La questione è complessa, ed implica altri importanti valori della nostra società, quali quello di solidarietà, eguaglianza ed equità, con tutte le loro sfumature di significato. Certamente, porsi l’interrogativo, come fanno i due anziani fratelli Duke, aveva senso negli anni ’80 in cui la retorica della meritocrazia si affermava prepotentemente (e non solo nelle pellicole hollywoodiane), ma continua ad aver senso ancora oggi, quando questo concetto viene da più parti problematizzato (rinviamo sotto ad alcuni approfondimenti).

C’è una logica anche nell’ambientazione natalizia della storia, a pensarci bene, perché è soprattutto a Natale che il principio del ‘vinca il migliore’ si scontra con quello della solidarietà e con il tentativo di lavorare per una società più equa.

Per approfondire la questione del merito:

Che cos’è il merito? Prima tappa di un percorso didattico tematico

Non è tutto merito ciò che luccica: per una critica del principio del merito

Merito ed equità sociale: una sfida impossibile?

Esercizi filosofici, Fil(m)osofia

Fil(m)osofia: esercizio di filosofia con il cinema

Esercizio filsofico per le vacanze, per gli alunni di liceo o per chiunque ne avesse piacere!

Guarda un film, puoi scegliere tra quelli consigliati (vedi nella sezione Fil(m)osofia del sito) o uno a tuo piacere.

Scrivi una breve recensione filosofica. Individua uno o più temi filosofici che la pellicola propone, possono essere questioni epistemologiche (es: come conosciamo la realtà? La nostra conoscenza è affidabile? Potremmo essere ingannati nella nostra percezione del mondo? Ecc.), metafisiche (cosa esiste? Dio esiste? Abbiamo un’anima? Cosa c’è dopo la morte? Ecc.) o etico-politiche (cosa è giusto o sbagliato? Quali diritti dovrebbero avere i cittadini? Ci sono forme di discriminazione in una data comunità? Quale ruolo svolgono i nostri pregiudizi nella vita di comunità? Ecc.).

Il film potrebbe toccare la questione da te individuata in modo esplicito o implicito: il tema scelto potrebbe svolgere un ruolo centrale nella trama, o servire solo da contorno della storia, non importa. Ciò che conta è che tu l’abbia riconosciuto come una questione degna di interesse.

Illustra brevemente la questione così come viene presentata nel film (puoi anche descrivere una o più scene) e poi spiega con parole tue qual è il problema filosofico posto.

Puoi aggiungere una tua opinione personale sulla questione specifica o su come il film la propone. Pensi che la pellicola aiuti a chiarire il problema filosofico? La storia trattata sollecita una riflessione sul tema e come? Invita il pubblico a riflettere su aspetti generalmente poco trattati del problema? In che modo il film ha aiutato te personalmente a ragionare sulla questione?

L’esercizio vuole fornire un molteplice stimolo formativo: esercitare l’esposizione scritta con un lavoro autonomo e piacevole; invitare a guardare con occhi diversi un film, abituandosi a cercare in qualsiasi opera (anche in quelle meno scontate) un’occasione per riflettere su temi fondamentali della nostra esistenza; infine, e non da ultimo, vuole offrire l’occasione di ritrovare quanto studiato nei ‘classici’ della filosofia in altre forme e linguaggi più vicini alla sensibilità di chi li sceglie.

didattica della filosofia, Fil(m)osofia, filosofia pubblica

A proposito dello scetticismo e i suoi argomenti

Consigli di visione

Lo scetticismo è quella dottrina filosofica che mette in dubbio la veridicità della nostra conoscenza. Lo scetticismo non sostiene necessariamente che la nostra percezione della realtà sia falsa, nè che la realtà non esista, solo mette in dubbio che quanto noi conosciamo di questa realtà corrisponda al vero.

Lo scetticismo è una delle dottrine più antiche e nel corso della storia è stata ripresa innumerevoli volte da diversi pensatori. Gli argomenti più spesso utilizzati dallo scettico sono generalmente i seguenti.

1) L’argomento della fallibilità della conoscenza sensibile:

I nostri sensi sono continuamente vittima di illusioni percettive e noi non siamo sempre in grado di distinguere le percezioni illusorie da quelle vere.

2) L’argomento del sogno:

È uno dei più antichi e dei più ricorrenti nella riflessione filosofica: non riusciamo sempre a distinguere tra sogno e veglia, quindi dovremmo dubitare della nostra esperienza.

3) L’argomento del genio maligno o del super computer:

Potremmo essere vittima di un’illusione, tutta la nostra realtà potrebbe essere frutto di un artificio ad opera di un genio maligno che vuole ingannarci. In questa versione l’argomento fu formulato da Cartesio. Hilary Putnam nel ‘900 ne ripropose una versione contemporanea, sostituendo alla figura del genio maligno quella di un super computer.

Gli argomenti scettici hanno ispirato moltissime opere della cinematografia. Ve ne consigliamo due, particolarmente celebri. Provate a rivedere questi film in questa chiave. Buona visione!

The Truman Show (1998)

The Truman Show è un film del 1998 diretto da Peter Weir, su soggetto di Andrew Niccol, e interpretato da Jim Carrey.

“Truman Burbank nasce ripreso da una telecamera. Poi, per trent’anni continuerà ad esser ripreso a sua insaputa da telecamere che lo seguiranno in ogni luogo della sua vita, per strada, al lavoro, a letto. Lui non lo sa, ma fa parte di uno show televisivo. Tutto ciò che c’è intorno a lui è un set, le persone sono attori e comparse, le case, la polizia, i vigili del fuoco, tutto è set, persino l’acqua del mare è fasulla. Sua moglie e il suo migliore amico sono attori. Sopra tutti c’è Christof, dio-demiurgo-produttore, che gestisce la vita del poveretto. Naturalmente tutta l’America impazzisce per il programma verità, in virtù della regola del voyeurismo, molla televisiva irresistibile. Poi Truman ha qualche sospetto, diventa sicuro del trucco e cerca di scappare più volte.” (da https://www.mymovies.it/film/1998/thetrumanshow/ ).

  • Riprende l’argomento cartesiano del genio maligno che ci inganna: la realtà che conosciamo è vera o potrebbe essere frutto di una distorsione/finzione?

Matrix (1999)

Scritto e diretto da Andy e Larry Wachowski.

Matrix mette in scena il dubbio scettico: quella che stiamo vivendo non è altro che l’illusione creata da una macchina, siamo cervelli in una vasca attaccati ad un potentissimo computer.

Un gruppo di ribelli si organizza in una resistenza contro le macchine, nel tentativo di risvegliare l’umanità dal sogno artificiale in cui è immersa.

Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti per nasconderti la verità”.

  • Riprende l’argomento dei cervelli in una vasca proposto dal filosofo Hilary Putnam: non solo la mia conoscenza della realtà potrebbe essere falsa, ma la realtà stessa potrebbe non esistere.
filosofia pubblica

Un software esiste?

Si può dire che un softwar esista? E in che senso esiste?


Discussione di metafisica con alcuni ragazzi di IV liceo. Si è partiti dal cogito Cartesiano – penso, dunque sono – e ci si è chiesti in che senso il pensiero ‘è’, cosa significa esistere per qualcosa di non materiale.


Da questa discussione un ragazzo ha posto la domanda “e un software esiste?”.

Qualcuno ha proposto che sì, il software ha comunque bisogno di un supporto materiale per operare e per questo esiste. Il presupposto implicito di questa posizione, che abbiamo chiarito, è che l’esistenza presupponga la materia.

Anche ammesso questo presupposto, altri hanno obbiettato il supporto materiale del software sarebbe l’hardware e la definizione stessa di software lo distingue da quello. Dovremmo quindi dire che il software, non essendo materiale, non esiste?


Qualcuno ha a questo punto suggerito di cambiare la definizione di ‘esistenza’ e allargarla a tutto ciò che ‘ha un qualche effetto su di noi’. Così facendo oggetti come il software, la mente, le emozioni, o Dio possono rientrare dentro la categoria di esistenti, pur non avendo un supporto fisico.

A questo punto l’ora è finita. Non si sarà risolto uno dei problemi più complessi della filosofia, ma è certamente stata una bella discussione di metafisica con ragazzi e ragazze di quarta superiore.