consigli di lettura, didattica della filosofia

Nigel Warburton, Il primo libro di filosofia, Einaudi 2007

“È difficile anche solo immaginare un’introduzione alla filosofia che sia piú semplice, piú chiara e piú leggibile di questo Primo libro di filosofia, meritatamente diventato una sorta di «best-seller» in Inghilterra.”

Warburton

 

“In sette brevi capitoli piú un’introduzione, Nigel Warburton riesce a dare un’idea precisa di un numero impressionante di problemi filosofici, di proposte di soluzione e di discussioni, mantenendo al minimo (ma non escludendo) i riferimenti storici. Si incontreranno quindi tutti, o quasi tutti, i temi canonici, quelli con cui siamo abituati a identificare la filosofia: le dimostrazioni dell’esistenza di Dio (e le loro confutazioni), il bene e il giusto, lo scetticismo e la conoscenza, l’uguaglianza, la democrazia e il liberalismo, il problema dell’induzione, le varie posizioni sul rapporto tra mente e cervello, la questione della definizione dell’arte; e, accanto a questi, anche domande forse meno prevedibili: che cosa vuol dire che la filosofia è «difficile», se si debbano punire i criminali e perché, qual è il valore artistico dei falsi, perché non possiamo fare a meno di presupporre che la nostra memoria sia attendibile.
Il testo, che può anche essere usato come manuale in un corso universitario di introduzione alla filosofia, si presta in modo particolare all’insegnamento «per problemi» che dovrebbe caratterizzare l’estensione della filosofia all’intera scuola «secondaria»; ma soprattutto può essere letto con profitto da chiunque voglia sapere di che cosa si occupano i filosofi, o voglia cominciare a chiarirsi le idee su uno dei molti problemi che tutti, qualche volta, ci siamo posti.”

Diego Marconi

consigli di lettura

Un mestiere pericoloso. La vita quotidiana dei filosofi greci

Canfora,Il difficile mestiere del filosofo

“Se si pone mente al caso dei filosofi greci (per lo meno di alcuni), il motto celebre, e celebrato, di Marx, secondo cui i filosofi si sarebbero sinallora limitati a «interpretare il mondo» astenendosi dall’imperativo inderogabile di «cambiarlo», non sembra corrispondere al vero. Giacché quegli antichi inventori del filosofare, in verità, operarono. E in una piccola comunità, quale fu la città antica, la loro azione risultò sommamente visibile: tanto da diventare non di rado il bersaglio della più popolare forma d’arte, la commedia. Più avanti di tutti si spinse Platone, il quale tentò addirittura di costruire la «città nuova»; e perciò patì la cattività e rischiò il peggio. Molto dopo di lui, uno stoico, Blossio di Cuma, fu dapprima coi Gracchi. Una volta persili, andò a morire combattendo al fianco di Aristonico e dei suoi ribelli, i quali chiedevano uguaglianza e adoravano il sole. La loro parola era dunque azione. Contro Socrate – l’uomo che forse meglio rappresenta gli antichi pensatori nella fantasia dei posteri – fu lo stesso ceto politico a mobilitarsi per neutralizzarlo. E lo colpirono: con lo strumento, talvolta cieco, ma ognora onnipotente, del verdetto di un tribunale”.  Luciano Canfora

consigli di lettura, filosofia pubblica

Altre menti: cosa ne sappiamo e cosa non potremo mai sapere

«Quanto sai davvero di quello che avviene nella mente di chiunque altro?».

Con questa domanda Thomas Nagel apre il secondo capitolo di Una brevissima introduzione alla filosofia (1987), dedicato al problema filosofico delle Altre menti [ne stiamo discutendo qui].

Come possiamo sapere se quello che provano gli altri quando mangiano del gelato al cioccolato, ad esempio, è lo stesso – o quantomeno simile – a ciò che proviamo noi? Non è solo una questione di gusti, in gioco vi è la domanda circa la comparabilità stessa delle esperienze, e anche di più.

Ma procediamo per gradi. Su cosa fondo la mia intuizione che la correlazione stimolo-esperienza sia simile tra individui differenti? Certamente non sul linguaggio, perché potremmo aver imparato a chiamare ‘rosso’ o ‘amaro’ gli stessi stimoli, ma questo non è garanzia del fatto che l’esperienza del rosso o dell’amaro sia la stessa tra individui. Nemmeno la correlazione tra stimolo e organi di senso è garanzia del fatto che l’esperienza soggettiva sia la medesima.

Seguendo questo filo di ragionamenti, dalla conoscibilità delle altre menti o coscienze, si può giungere a problematizzare la loro stessa esistenza.

«Se continuiamo su questa strada alla fine essa conduce allo scetticismo più radicale su tutto ciò che è relativo a altre menti. Come fai anche a sapere che il tuo amico è cosciente? Come fai a sapere che vi sono altre menti oltre la tua?»

Questa domanda si può porre in molti modi. Così come non posso essere certa che l’altro essere umano abbia una coscienza (potrebbero essere macchine sofisticatissime come nel miglior o peggiore scenario fantascientifico), non potrei forse anche chiedermi se altri esseri invece ce l’abbiano? Probabilmente pochi di noi avrebbero difficoltà a concedere che diversi animali abbiano coscienza – dovremmo naturalmente capirci su questo termine e le sue implicazioni. Forse qualcuno in più dubiterebbe che invertebrati possano averla, o addirittura vegetali. E che ne è dei computer e dei sistemi di intelligenza artificiale?

La questione circa la possibilità per una macchina di sviluppare coscienza ha impegnato la riflessione filosofica almeno da Cartesio in poi, diventando a partire da Turing una delle grandi problematiche del ‘900, molto battuta anche dalla letteratura di fantascienza (fra tutti Asimov) e dal cinema (giusto per dare un paio di titoli: Ex-Machina[2015] e A.I. Intelligenza Artificiale [2001]).

Non meno interessante, tuttavia, è l’interrogativo a proposito della coscienza di altri esseri viventi. In questo libro, Altre menti: il polpo, il mare e le remote origini della coscienza, Adelphi 2018 (ed. orig. 2016), Peter Godfrey-Smith, filosofo della scienza presso l’Università di Sydney, affronta la questione con uno sguardo a una specie vivente curiosa, che probabilmente non definiremmo ‘intelligente’ e che pure ci sa sorprendere per il suo comportamento complesso e sofisticato: i polpi. Non è possibile, si chiede Godfrey-Smith, che anche la mente abbia subito un processo evolutivo simile a quello di altri organi? E che quindi anche specie animali molto lontane dalla nostra abbiano sviluppato una loro forma di coscienza?

Altre menti2

Tornando allora a Nagel e alle sue domande:

«Quindi la questione è: cosa puoi veramente sapere sulla vita cosciente in questo mondo oltre al fatto che tu stesso hai una mente cosciente?  È possibile che vi sia molta meno vita cosciente di quella che assumi (nessuno eccetto la tua), o molta di più (anche in cose che assumi essere incoscienti)?»

Anche ammesso che gli studi biologici giungano a dimostrare che i polpi abbiano una qualche forma di esperienza cosciente, resta il fatto che noi non potremo mai sapere cosa di prova ad essere polpi, o robot, o pipistrelli. Questo, come ci ha insegnato proprio Nagel in un altro suo celebre lavoro, What is like to be a bat? (“The Philosophical Review”, 1974), rimarrà per noi sempre un mistero: i limiti dell’esperienza soggettiva sono invalicabili.

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Il re della foresta di Stefania Nardone

Materiali per fare filosofia nell’Infanzia.

“La storia di Lucio, un bambino di 4 anni impegnato insieme ai compagni e all’insegnante nella realizzazione di uno spettacolo teatrale e affascinato dalla figura del “capo”, stimola spunti interessanti per riflettere insieme ai bambini su diversi temi: la sottile dialettica tra libertà e necessità, la possibilità di valutare cosa sia da ritenere giusto e di prendere decisioni in comune” (dalla pagina dell’editore Liguori).

Nardone il re della foresta1

Noi abbiamo usato il primo paragrafo per una simulazione di una sessione in classe durante il corso di formazione docenti Filosofiamo:

“Graauuurr! Io sono il re della foresta. Sono il più bello e il più forte di tutti gli animali.

Indovina che animale sono? Quando faccio un grande ruggito tutti scappano.

Graauuurr! Se ancora non hai indovinato, ti aiuto. Sono giallo, ho i denti appuntiti, la coda lunga con un ciuffo alla fine e una bella criniera marroncina.

Ora che hai indovinato, forse stai pensando: «Ma come è possibile che un leone parli?».

In realtà non sono proprio leone vero. Sono un bambino come te. Mi chiamo Lucio. A scuola stiamo preparando la recita di Carnevale. Io sono stato scelto per fare il leone. Sono contento. Il leone mi piace proprio tanto. Qual è l’animale che ti piace di più?”

Nella analisi del breve testo fatta insieme ai docenti, sono emerse molte possibili tematiche e questioni da affrontare con i bambini per un momento di dialogo-ricerca filosofica. Eccone alcune:

  • il tema della bellezza: chi/cosa è bello secondo te? che caratteristiche deve avere qualcosa per essere ‘bello’? tutti definiscono bello la stessa cosa? ecc.;
  • della forza: chi è il più forte secondo te? vincere significa essere il più forte? Il più forte è anche colui o colei che deve comandare? ecc.;
  • della paura: quando avete paura? cosa hanno in comune le varie situazioni che ci avete elencato? la paura può essere utile a qualcosa? Cosa fai per avere meno paura di qualcosa? ecc.;
  • della verità: quand’è che qualcosa è vero o finto? Travestirsi è come mentire? Ci possono essere bugie buone? ecc.;
  • della comunicazione: gli animali parlano? Come comunicano tra loro? Possiamo comunicare anche in modi diversi dalle parole? Se non trovi le parole, come puoi dire una certa cosa? ecc.;
  • della felicità: quando ti capita di essere contento per qualcosa? Le persone sono tutte felici per gli stessi motivi? ecc.

Per ognuna di queste macro tematiche, le insegnanti e le educatrici possono immaginare, o farsi guidare dalle proposte del manuale didattico in appendice al racconto, tutta una serie di attività ludiche o creative da proporre ai bambini. Un modo per continuare a ragionare sul tema giocando, elaborando, e creando.

Buona lettura e buona ricerca filosofica con i bambini!

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Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita

Di Ilaria Gaspari, Einaudi 2019.

«Ho studiato filosofia, perbacco, ma con un’attitudine così necrofila! L’ho studiata come una cosa morta – quanto sono stata stupida, ad arrivare alla laurea senza sognarmi nemmeno la fortuna che avevo! Era tutto davanti ai miei occhi e non ho visto niente. All’improvviso ogni cosa si fa spaventosamente semplice. Questi libri che non sfioravo da anni, non solo li devo aprire, non solo devo tornare a leggerli: devo lasciare che mi insegnino qualcosa, che mi educhino, una buona volta. Invece di cedere al pessimismo, voglio imparare a vivere. Mi curerò con la filosofia, come gli antichi. […]

Ho bisogno di una scuola, e di scuole, la filosofia greca antica ne ha prodotte a bizzeffe. Mi scriverò tutte quelle a cui posso iscrivermi. Comincerà così, ora che ne ho più bisogno, ora che avrei cose ben più urgenti di cui occuparmi, la mia educazione filosofica, la mia ricerca della felicità» (pp. 7-8).

gaspari, Lezioni di felicità

Sei settimane, sei scuole filosofiche, sei tentativi per scoprire la felicità e, con essa, comprendere se stessi.

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La filosofia stoica può esserci oggi d’aiuto?

In questi giorni complicati, la filosofia dello stoicismo può offrirci qualche risorsa utile a gestire le nostre paure, affrontare una realtà complessa e stare bene con noi stessi? Ne è da sempre convinto Massimo Pigliucci, Professore di Filosofia al CUNY-City College di New York ed uno dei massimi esperti di filosofia stoica.

Pigliucci cura un blog sulla pratica della filosofia stoica nel nostro mondo contemporaneo, How to Be a Stoic: an evolving guide to practical Stoicism for the 21st century, ed è autore di un bestseller sull’argomento: Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità degli antichi per vivere una vita moderna, Garzanti 2018.

Pigliucci, Come essere stoici

Il termine “stoico” è entrato nel linguaggio comune per indicare qualcuno che dimostra grande fermezza, forza d’animo e sangue freddo nell’affrontare le sfide della vita. Qualità di cui abbiamo tutti bisogno oggi. Ma da dove deriva quest’uso?

In questo breve video animato (6 min) per TedEd, Pigliucci ci guida in modo semplice e chiaro a conoscere i tratti salienti dello stoicismo come dottrina filosofica.

Stoicism_ Video

Lo stoicismo nasce ad Atene con Zenone di Cizio, intorno al 300 a.C. Il nome deriva dal luogo in cui Zenone teneva le sue lezioni ai suoi discepoli, la Stoà Pecìle di Atene o «portico dipinto». La filosofia stoica ha attraversato il pensiero occidentale per secoli, influenzando la cultura romana (vanta tra i propri seguaci personaggi illustri come Seneca e l’imperatore Marco Aurelio), il pensiero cristiano medievale, e giungendo sino alla modernità, dove è ripreso da alcune correnti psicologiche contemporanee. Il suo successo e la sua enorme diffusione è dovuta probabilmente alla capacità dello stoicismo di rispondere ad alcune delle più pressanti esigenze dell’uomo.

Gli stoici ritenevano che il mondo fosse regolato da una struttura razionale, il logos. Sebbene noi esseri umani non abbiamo controllo del reale e della struttura razionale che lo governa, possiamo (e dovremmo) prendere controllo del nostro modo di affrontare gli eventi e di reagire ad essi.

Ma come trarre il maggior vantaggio dalle situazioni, anche gravose, che ci si presentano? Secondo la dottrina stoica, attraverso l’esercizio di quattro virtù:

  • La saggezza: è una saggezza pratica, rivolta all’azione, che ci guida a comprendere una situazione complessa e a riconoscere ciò che si deve fare;
  • La temperanza: la moderazione degli impulsi dell’uomo e l’esercizio della nostra facoltà di scegliere il bene ed evitare il male;
  • La giustizia: è il saper distribuire oneri e onori, premi e punizioni in maniera equa;
  • Il coraggio: è la capacità di saper affrontare tutte le situazioni con integrità, fermezza e lucidità.

Lo stoicismo ci insegna che siamo noi i fautori della nostra felicità, e lo siamo anzitutto attraverso un’operazione razionale: è il significato che diamo alle nostre vite, a ciò che ci capita e alle nostre persone, a renderle buone o cattive. Se impariamo a dare un senso positivo a quello che stiamo affrontando, sapremo sempre trovare anche nell’ora più buia un raggio di luce.

 

 

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L’ultima cosa bella. Dignità e libertà alla fine della vita

di Giada Lonati, Rizzoli Editore, 2017.

“Parlare di malattia e di morte ai ragazzi ha lo scopo preciso di mantenerli in contatto con la bellezza della vita, normalizzando e integrando il limite – in tutte le sue forme – nell’orizzonte del quotidiano” (p. 14).

L'ultima cosa bella

“Mai come oggi i successi della medicina ci consentono di accarezzare l’illusione dell’immortalità. Però, anche quando saremo guariti una, cento, mille volte, alla fine moriremo. È una cattiva notizia ma è così. Succederà a tutti noi, almeno per quel che ci è dato sapere. Perché allora la morte continua a essere il grande rimosso della nostra cultura?

Se prima o poi anche l’Italia avrà una legge per cui saremo chiamati a esprimere le nostre volontà in un “testamento biologico”, come potremo farlo se non siamo in grado di integrare la fine della vita nel nostro orizzonte, di riconoscerci innanzitutto parte di un’umanità mortale? Come possiamo rivendicare la libertà di prendere delle decisioni sul nostro fine vita se vogliamo ostinatamente compiere questa scelta a occhi chiusi?

Giada Lonati è un medico palliativista, il suo lavoro comincia quando la medicina che guarisce è stata sconfitta, quando si dice che “non c’è più niente da fare”, e invece c’è ancora moltissimo da fare. Si occupa di accompagnare persone vive (vivissime) in quell’ultimo tratto in cui tutto cambia significato e prende senso. Quel tratto in cui irrompe una consapevolezza nuova nelle nostre vite, un sapere che getterà una luce più nitida sul nostro presente, darà una dimensione diversa al nostro tempo, ci renderà più intensamente vivi. Una sapienza che l’autrice condivide in queste pagine, ricche di pienezza umana e capaci di rimetterci in relazione con noi stessi, con il nostro essere qui e ora. Perché una speranza vera è realizzabile solo nell’orizzonte del possibile. E riconoscerci mortali e transitori, lungi dall’essere soltanto una scoperta dolorosa, può aiutarci a maturare uno sguardo rivoluzionario sul mondo, ad aprire gli occhi sulla bellezza ultima del quotidiano.” (dalla quarta di copertina)

consigli di lettura, filosofia pubblica

Stronzate. Un saggio filosofico

Di Harry Frankfurt, On Bullshit, 1986; trad. it. di M. Birattari, Rizzoli 2005.

«Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate»

(E. Ambler, Dirty Story, The Bodley Head, 1967, p. 25)

 

In questo pamphlet, il filosofo statunitense Harry Frankfurt ci introduce la distinzione tra bugie, falsità e le Bullshit, stronzate. La distinzione non è di poco conto e presuppone un diverso rapporto con la ‘verità’.

stronzate

“Dire una bugia è un’azione con un fine preciso. Ha lo scopo di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme o di un sistema di valori […] chi dice una bugia si sottomette le costrizioni oggettive imposte da ciò che lui stesso considera la verità. Il bugiardo non può non preoccuparsi dei valori di verità. Per inventare qualunque bugia, deve credere di sapere che cosa è vero.” (p. 49)

Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. L’unica cosa che gli/le preme è ottenere i suoi scopi. Per questo inventa, sovverte la realtà. Non si impegna a contraffare il vero, semplicemente lo ignora totalmente, non se ne cura.

Da qui il monito di Frankfurt: “A causa di un eccessivo indulgere in quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudine di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi”. Per questa ragione, ci avverte il filosofo, “le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso delle menzogne” (pp. 57-58).

 

consigli di lettura, didattica della filosofia

Educare al limite. Filosofia nella scuola dell’infanzia

Un libro a cura di Carlo Altini per Edizioni ETS, 2019.

Fin da bambini l’esperienza del limite si presenta come ordinaria e complessa allo stesso tempo. Ogni giorno dobbiamo tenere conto del fatto che ci sono limiti che è meglio non superare, per evitare spiacevoli conseguenze, e limiti oltre i quali, invece, occorre provare a spingersi, per imparare e per conoscere qualcosa di nuovo su noi stessi, sugli altri e sul mondo. La cognizione del limite, di conseguenza, è cruciale per il nostro rapporto con la realtà e lo è almeno in una duplice dimensione. È importante tanto per il singolo individuo, in riferimento al suo processo di crescita e di avviamento all’autonomia, quanto per le comunità, impegnate nel difficile compito di non oltrepassare quei limiti che potrebbero mettere a rischio la convivenza pacifica tra gli esseri umani e la preservazione del nostro pianeta.

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Data la centralità della nozione di limite per l’esistenza umana, in questo volume cerchiamo di mostrare come si possa iniziare a riflettere sul concetto di limite fin dalla scuola dell’infanzia, riportando esempi ragionati di conversazione filosofica che hanno coinvolto in modo appassionante bambine e bambini dai 3 ai 5 anni. Il lettore troverà sia molte idee per proporre dialoghi con i più piccoli attraverso gli strumenti della filosofia con i bambini (a partire da enigmi, esperimenti mentali, casi concreti e storie), sia suggerimenti perché insegnanti e educatori possano condurre queste attività in maniera efficace nei differenti contesti nei quali si trovano a operare. (Dalla pagina dell’editore)

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La filosofia in favole

di Ermanno Bencivenga, Oscar Mondadori, ultima edizione 2017.

Un esperimento originale, iniziato nel 1991 e poi riproposto a più riprese in forme ampliate: la filosofia in favole. Una bellissima raccolta di brevissime storie, racconti, favole, per riscoprire la filosofia in una chiave diversa e avvicinare alle grandi e complesse questioni del pensiero anche i più piccoli. Un libro da leggere da soli o, ancor meglio, in compagnia.

Bencivenga filosofia in favole

«Per illustrarci i temi chiave sui quali la filosofia da sempre si interroga, Ermanno Bencivenga ha scelto un linguaggio insolito: quello delle favole. Ne è nato, nel 1991, uno dei libri più originali e di maggior successo della divulgazione filosofica italiana, La filosofia in trentadue favole, poi ampliato in diverse edizioni successive fino ad approdare a La filosofia in ottantadue favole. In queste pagine il noto filosofo torna a parlarci di un mondo nel quale la magia è negli occhi di chi guarda, nella continua meraviglia di chi osserva le cose con l’innocenza di un bambino, di chi gioca a chiedersi «perché» sapendo che ogni risposta cela sempre in sé una nuova domanda. Perché è proprio dal senso di stupore, dall’incantamento con cui i bambini ascoltano le favole che nasce la riflessione filosofica» (dalla pagina dell’editore).