consigli di lettura, didattica della filosofia, Fil(m)osofia

Hannah Arendt: per ricordarla o iniziare a conoscerla

Oggi 14 ottobre nel 1906 nasceva la filosofa Hannah Arendt. Abbiamo scelto alcune fra le sue frasi più celebri, un libro e un film per (iniziare a) conoscerne la storia e il pensiero.

La vita:

Nasce a Linden, in Germania. Studiò filosofia a Berlino con Heidegger e poi a Heidelberg con Jasper. A causa delle sue origini ebraiche sarà costretta a lasciare il Paese nel 1937 per fuggire in Francia e, poi nel 1940, negli Stati Uniti. Qui intraprende una prestigiosa carriera accademica e insegnerà presso le Università di Berkeley, Columbia, Princeton e dal 1967 alla New School for Social Research di New York.

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Il suo pensiero in pillole, attraverso alcune delle sue frasi più celebri:

  • «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più» (Le origini del totalitarismo, 1951)
  • «Senza un’informazione basata sui fatti e non manipolata, la libertà d’opinione diventa una beffa crudele» (Verità e politica, 1967).
  • «Quel che ora penso veramente è che il male non è mai “radicale”, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso “sfida”, come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”. Solo il bene è profondo e può essere radicale» (Lettera a Scholem, 1963)
  • «Non era stupido, era semplicemente senza idee. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme. Ma era una lezione, non una spiegazione del fenomeno, né una teoria.» (La banalità del male, 1963)
  • «L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti» (La crisi dell’istruzione, in Tra passato e futuro. Sei esercizi sul pensiero politico, 1961)

Le sue opere:

Arendt scrisse molte opere divenute centrali nel dibattito filosofico politico e morale. Particolarmente rilevanti sono i suoi contributi all’analisi e problematizzazione di questioni come la natura del potere, l’autorità, il totalitarismo, l’origine e la natura del male, l’educazione, l’essenza politica dell’uomo.

Accanto a Le origini del totalitarismo (1951) e Vita Activa. La condizione umana (1958),  la sua opera forse più celebre, o quantomeno quella che sicuramente generò più scalpore anche fra il pubblico non accademico, è La banalità del male (1963), in cui Arendt raccoglie le proprie riflessioni maturate assistendo al celebre processo al generale delle SS Adolph Eichmann nel 1961.

banalità del male

Il processo fu il primo grande evento mediatico della storia, milioni di persone da tutto il mondo lo seguirono. Eichmann, latitante in Argentina dalla fine della guerra, venne processato a Gerusalemme; chiamato a rispondere della sua funzione di capo del Gabinetto dell’emigrazione ebraica del Reich, venne ritenuto uno dei principali esecutori materiali della Shoah e quindi condannato a morte nel 1962.

La tesi per molti sconcertante di Arendt fu che Eichmann non era un ‘mostro’, un ‘demonio’, una ‘belva’ (come lo aveva descritto il magistrato dell’accusa), ma un uomo normalissimo, nemmeno particolarmente intelligente o brillante. Non era un astuto criminale, ma una persona piatta, priva di autonomia di pensiero, incapace di riflettere e interrogare le proprie azioni, ma proprio per questo il più pericoloso degli uomini.

Un film e un documentario:

Proprio a questo periodo della vita di Arendt, in cui la filosofa segue la vicenda Eichmann e alle polemiche che seguirono la pubblicazione del suo lavoro, è dedicato il film di Margarethe von Trotta, Hannah Arendt, del 2012. Qui una recensione del film.

Hannah Arendt

Da vedere anche Vita Activa: The spirit of Hannah Arendt (2015), un documentario scritto e diretto dalla regista israeliana Ada Ushpiz.  «Un ritratto intimo e straordinariamente documentato della vita privata e intellettuale della Arendt, attraverso i luoghi dove ha vissuto, lavorato, amato e sofferto, mentre scriveva delle ferite ancora aperte del suo tempo».

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Per approfondire:

  • Boella, Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare praticamente, Feltrinelli 1995.
  • Flores d’Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma, 1995.
  • Guaraldo, Hannah Arendt, Milano, RCS MediaGroup, 2014.
  • Ettinger, Hannah Arendt e Martin Heidegger. Una storia d’amore, tr. Giovanna Bettini, Garzanti, Milano, 1996.
  • Young-Bruehl, Hannah Arendt : una biografia, tr. di David Mezzacapa, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.

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consigli di lettura

Distrazione e diversivi: le nuove frontiere della censura contemporanea

Consigli di lettura: Margaret E. Roberts: Censored: Distraction and Diversion Inside China’s Great Firewall, Princeton University Press, Princeton, NJ, 2018.

In questo studio Margaret Roberts analizza l’utilizzo della censura nella Cina contemporanea, rivolgendo particolare attenzione all’informazione via internet. Roberts ci spiega che il tradizionale concetto di ‘censura’ è oggi superato da quella che lei ricostruisce essere una strategia più complessa ed efficacie in termini di manipolazione e controllo dell’opinione pubblica, la strategia delle tre “f”:

fear”: paura, intimidazione delle voci più critiche;

friction”: attrito, non è vera e propria censura, l’accesso alle informazioni considerate scomode per il governo non viene del tutto impedito ma reso molto difficile;

“flooding”: inondazione, si inonda il web di notizie false o non rilevanti, non ostili al governo, così che la maggioranza degli utenti si accontenti di ‘subire’ quelle e non vada oltre. È una sorta di distrazione di massa.

L’analisi di Roberts è rivolta prevalentemente alla Cina contemporanea del Great Firewall, ma la studiosa rileva come fenomeni simili si stiano diffondendo anche altrove e in altri governi, rendendo la questione del controllo della (dis)informazione (fake-news, propaganda, notizie irrilevanti attira-attenzione, ecc.) LA questione oggi per la sopravvivenza stessa della democrazia.

Censored

Premi e riconoscimenti:

  • Co-winner of the 2019 Goldsmith Book Prize for Academic Books, Shorenstein Center on Media, Politics and Public Policy at the Harvard Kennedy School
  • One of Foreign Affairs’ Picks for Best of Books 2018
consigli di lettura

N.Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi 2014 (1° ed. 1984)

«Tutti i testi qui raccolti trattano problemi molto generali e sono (o meglio vorrebbero essere) elementari. Sono stati scritti per il pubblico che s’interessa di politica, non per gli addetti ai lavori. Sono stati dettati da una preoccupazione essenziale: far discendere la democrazia dal cielo dei principî alla terra dove si scontrano corposi interessi. Ho sempre pensato che questo sia l’unico modo per rendersi conto delle contraddizioni in cui versa una società democratica e delle vie tortuose che deve seguire per uscirne senza smarrirvisi, per riconoscere i suoi vizi congeniti senza scoraggiarsi e senza perdere ogni illusione nella possibilità di migliorarla».

Norberto Bobbio

Bobbio, il futuro della democrazia

consigli di lettura

(Ri)letture estive: Fahrenheit 451

“Non voleva sapere, per esempio, come una cosa fosse fatta, ma perché la si facesse. Cosa che può essere imbarazzante. Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente.”

Romanzo di Ray Bradbury, del 1953. Bradbury immagina un futuro distopico, in cui è proibito leggere libri, i cittadini vengono bombardati giorno e notte da messaggi insignificanti, per lo più pubblicitari, proiettati su mega schermi posti ovunque, dalle pareti di casa ai mezzi di trasporto. In questa società, i vigili del fuoco non spengono incendi, ma li accendono, svolgendo diligentemente il compito di incenerire ogni pezzo di carta stampata rimasto e se necessario le case e i cittadini che li proteggono.

Fahrenheit 451

Tra i tanti temi trattati quello dell’impoverimento del linguaggio, che si traduce inevitabilmente in impoverimento del pensiero e della curiosità. In una società in cui la gente, abituatasi a bere tutto quello che le viene propinato o, meglio, proiettato su schermi, non si chiede più il perché delle cose – non avendo più gli strumenti concettuali per farlo –, la capacità di porsi domande, prima ancora che darsi risposte, è l’ultimo baluardo della libertà di pensiero. Non è un caso che a risvegliare il protagonista dal suo sonno apatico sia una giovane ragazza fuori dalla norma (“Io ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che le due cose vanno sempre insieme”), piena di domande e di meraviglia aristotelica. Una metafora della filosofia, che pungola, scomoda e insospettisce anime impoltrite.

Ulteriori buoni motivi per leggere (o rileggere) Fahrenheit 451 li trovate qui: Why should you read Fahrenheit 451 di TEDEd.

Ted, Whay should you read Fahrenheit

Buona lettura!

consigli di lettura

Elvio Fassone Fine pena: ora

“Una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice. Non è un romanzo di invenzione, né un saggio sulle carceri, non enuncia teorie, ma si chiede come conciliare la domanda di sicurezza sociale e la detenzione a vita con il dettato costituzionale del valore riabilitativo della pena, senza dimenticare l’attenzione al percorso umano di qualsiasi condannato. Una storia vera, un’opera che scuote e commuove.

 

fine pena ora

Una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice. Nemmeno tra due amanti, ammette l’autore, è pensabile uno scambio di lettere così lungo. Questo non è un romanzo di invenzione, ma una storia vera. Nel 1985 a Torino si celebra un maxi processo alla mafia catanese; il processo dura quasi due anni, tra i condannati all’ergastolo Salvatore, uno dei capi a dispetto della sua giovane età, con il quale il presidente della Corte d’Assise ha stabilito un rapporto di reciproco rispetto e quasi – la parola non sembri inappropriata – di fiducia. Il giorno dopo la sentenza il giudice gli scrive d’impulso e gli manda un libro. Ripensa a quei due anni, risente la voce di Salvatore che gli ricorda: «se suo figlio nasceva dove sono nato io, adesso era lui nella gabbia». Non è pentimento per la condanna inflitta, né solidarietà, ma un gesto di umanità per non abbandonare un uomo che dovrà passare in carcere il resto della sua vita. La legge è stata applicata, ma questo non impedisce al giudice di interrogarsi sul senso della pena. E non astrattamente, ma nel colloquio continuo con un condannato. Ventisei anni trascorsi da Salvatore tra la voglia di emanciparsi attraverso lo studio, i corsi, il lavoro in carcere e momenti di sconforto, soprattutto quando le nuove norme rendono il carcere durissimo con il regime del 41 bis.

La corrispondenza continua, con cadenza regolare – caro presidente, caro Salvatore. Il giudice nel frattempo è stato eletto al CSM, è diventato senatore, è andato in pensione, ma non ha mai cessato di interrogarsi sul problema del carcere e della pena. Anche Salvatore è diventato un’altra persona, da una casa circondariale all’altra lo sconforto si fa disperazione fino a un tentativo di suicidio.
Questo libro non è un saggio sulle carceri, non enuncia teorie, è un’opera che scuote e commuove, che chiede come conciliare la domanda di sicurezza sociale e la detenzione a vita con il dettato costituzionale del valore riabilitativo della pena, senza dimenticare l’attenzione al percorso umano di qualsiasi condannato”.

 

Premio Saturnio 2017
(Dalla pagina dell’editore)
consigli di lettura

Ethics and the Contemporary World, ed. by D. Edmonds, Routledge 2019

Un volume collettaneo, a cura di David Edmonds (@DavidEdmonds100) su alcuni dei principali problemi dell’etica contemporanea. Venticinque capitoli di altrettanti autori, suddivisi in otto macro tematiche che spaziano dalla discriminazione di genere all’ambiente, dalle nuove tecnologie alla povertà.

Tra i temi affrontati vi sono alcune fra le più importanti questioni del nostro tempo: quali problemi etici pongono le fake-news, la libertà di parola, il mangiare carne, la ricerca sugli embrioni o i robot e intelligenza artificiale?

Se si è interessati alla filosofia del tempo presente, questo è il libro giusto da cui partire.

ethics and the contemporary world

Indice dei contenuti:

Preface and Acknowledgements

Part 1: Race and Gender

  1. Profiling and Discrimination David Edmonds
  2. Feminism and the Demands of BeautyHeather Widdows and Gulzaar Barn

Part 2: The Environment

  1. The Environment and Geoengineering Stephen Gardiner
  2. Population and Life ExtensionHilary Greaves

Part 3: War and International Relations

  1. Immigration and Borders: Who should be allowed in? Gillian Brock
  2. War and Legitimate TargetsHelen Frowe
  3. Counter-Terrorism and Lethal ForceSeumas Miller

Part 4: Global poverty

  1. Humanitarian Intervention Allen Buchanan
  2. Religion and PoliticsTony Coady
  3. Charity and PartialityTheron Pummer

Part 5: Ethics and social media

  1. Social media and friendshipRebecca Roache
  2. The internet and privacyCarissa Veliz
  3. Fake News and Free SpeechNeil Levy

Part 6: Democracy

  1. Extremism Steve Clarke
  2. MicroaggressionRegina Rini
  3. Free Speech Roger Crisp

Part 7: Rights and Moral Status

  1. The Child’s Right to Bodily IntegrityBrian Earp
  2. Disability Guy Kahane
  3. Embryo Research Katrien Devolder
  4. Abortion Francesca Minerva
  5. Euthanasia Dominic Wilkinson
  6. Eating MeatJeff McMahan

Part 8: Science and Technology

  1. Genetic SelectionThomas Douglas
  2. Human Enhancement Julian Savulescu
  3. AI and Robot EthicsJohn Tasioulas.

Index

Per maggiori dettagli rinviamo alla pagina dell’editore.

consigli di lettura

Filosofia d’estate: la filosofia in fumetto

Consigli di lettura estivi per studenti e appassionati di filosofia. La filosofia in fumetto: cinque proposte per esplorare alcuni episodi della storia della filosofia e le vite dei suoi autori nel linguaggio per immagini dei fumetti. Cinque percorsi molto diversi tra loro, tutti affascinanti. Cinque ottimi progetti di divulgazione della filosofia in una veste insolita, immediatamente accessibile anche ai neofiti, ma interessanti anche per il lettore più esperto, che può trovare in queste rappresentazioni grafiche una diversa chiave d’accesso alle grandi questioni del pensiero.

1. 10 filosofi, 10 approcci alla felicità, di Jean-Philippe Thivet e Jérôme Vermer, disegni di A. Combeaud, Whitestar 2018

«Da sempre il compito della filosofia è guidare l’uomo alla comprensione di sé stesso e del mondo: è una forma di ricerca della felicità, necessaria oggi più che mai. Questo volume ripercorre il cammino verso la felicità tracciato da dieci tra i più grandi filosofi della storia – da Platone a Cartesio, da Seneca a Kant e Nietzsche -, raccontandone la vita, le opere e il pensiero attraverso pagine a fumetti divertenti e semplici, adatte a ogni tipo di pubblico. Un approccio sorridente e leggero ai grandi temi della filosofia, senza mai perdere di vista il suo fine ultimo: accompagnare ciascuno nel proprio viaggio verso la felicità» (dal sito dell’editore).

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2. Storia della filosofia a fumetti, di Richard Osborne, con introduzione di Nicolao Merker, Editori Riuniti 2007

«Non è necessario che una storia della filosofia sia noiosa. Questa, ad esempio, non lo è affatto. Se la ride dei modi tradizionali, tra l’arido e serioso, di esporre una materia che spesso sembra essa stessa un enigma. Perché infatti a taluni la filosofia fa venire il mal di testa, ad altri una gran confusione mentale, ma a qualcuno anche un vago sentore ch’essa sia sovversiva e pericolosa? O, all’opposto, perché molta gente pensa che la filosofia sia assolutamente irrilevante? E poi, comunque, che cosa è la filosofia?

Qui trovate l’abc della filosofia, in una forma facile e accessibile, ma nient’affatto superficiale. C’è correttezza filologica, affidabilità concettuale e ottima informazione. A cominciare dalle domande basilari poste dagli antichi greci – di che cosa è fatto il mondo? chi è l’uomo? che cosa sono il bene e il male? – questa guida segue passo dopo passo l’evoluzione storica delle principali questioni filosofiche. E fornisce cosí la chiave per capire lo sviluppo della filosofia occidentale lungo gli ultimi 2.500 anni.

L’autore colloca questo sviluppo in un contesto molto largo, del quale fanno parte le scienze, la letteratura, la religione, la politica, l’economia, la vita quotidiana della gente nelle varie epoche della storia. La filosofia ne emerge come uno degli elementi che compongono la variegata, preziosa, affascinante storia della cultura umana» (dal sito dell’editore).

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3. Bazar Elettrico. Bataille, Warburg, Benjamin at work, di Di Vittorio e A. Manna, disegni di G. Palumbo, Lavieri, 2017

Un progetto a cura di Action30, un gruppo di ricercatori e artisti che studia le nuove forme di razzismo e fascismo contemporanee a partire da possibili analogie con gli anni ’30 del secolo scorso. L’opera, un percorso che si snoda tra fumetti e brevi saggi, è dedicata a tre figure centrali nel dibattito culturale degli anni ‘30: Georges Bataille, Aby Warburg e Walter Benjamin.

«se abbiamo deciso di consacrare il nostro libro a queste tre importanti figure del passato, non è solo per rendere loro omaggio, mostrando quali sono i presupposti storici e culturali del nostro lavoro. Il problema è che, nel frattempo, abbiamo subito un altro shock. Quando sono state allestite e messe in moto, nella prima metà del XX secolo, le macchine di Bataille, Warburg e Benjamin hanno avuto un impatto esplosivo, la cui onda d’urto giunge fino a noi. Sono state delle formidabili tempeste elettriche nel paesaggio culturale dell’epoca. Il problema – ecco la scoperta – è che oggi l’informe di Bataille, il rizoma di Warburg, il collage di Benjamin e l’uomo-montaggio che fu Benjamin stesso, si sono “realizzati”. Sono diventati banale realtà, esperienza quotidiana. L’eterogeneo ha invaso la nostra esistenza. Le nostre stesse vite sono dei bazar: assemblaggi precari e frammentari, minestroni» (tratto da un’intervista agli autori a cura di Andrea Antonazzo per “Fumettologica“).

bazar elettrico

4. Eretici! I meravigliosi (e pericolosi) inizi della filosofia moderna, di Steven Nadler, disegni di Ben Nadler, Carocci 2017

«Da Galileo a Descartes a Leibniz e Newton, l’entusiasmante storia dei filosofi del Seicento raccontata per immagini da un grande studioso e da suo figlio illustratore.

“Eretici!” ripercorre l’avvincente storia di alcuni grandi pensatori del Seicento che sfidarono l’autorità – talvolta rischiando la scomunica, la prigione e persino la morte – per gettare le basi della filosofia e della scienza moderne. Votati alla ragione più che alla fede, filosofi litigiosi e controversi quali Galileo e Descartes, Spinoza, Hobbes, Locke, Leibniz e Newton hanno cambiato radicalmente la nostra visione del mondo, della società e di noi stessi, difendendo con forza le loro idee “scandalose” sulla natura, la religione, la politica, la conoscenza e la mente umana.

“Eretici!” racconta – in modo intelligente e brillante – il loro pensiero, le loro vite e il tempo in cui vissero, soffermandosi su alcuni momenti chiave della storia della filosofia moderna: dalla morte sul rogo di Giordano Bruno all’arresto di Galileo, dal cogito ergo sum cartesiano allo stato di natura hobbesiano, fino allo sconvolgente Trattato teologico-politico di Spinoza» (dal sito dell’editore).

Eretici!

5. LOGICOMIX: An Epic Search for Truth, di Apostolos Doxiadis, Christos H. Papadimitriou, Guanda 2008

«Coprendo un arco di sessant’anni, la graphic novel Logicomix è stata ispirata dalla leggendaria storia della ricerca dei Fondamenti della Matematica.

Questa fu un’eroica avventura intellettuale, della quale la maggior parte dei protagonisti pagarono il prezzo della conoscenza con estrema sofferenza personale e persino con la pazzia. Il libro racconta questa storia in modo coinvolgente, allo stesso tempo complesso e accessibile.

Basa le lotte filosofiche sulla corrente sotterranea del tumulto emotivo personale, così come gli eventi storici epocali e le battaglie ideologiche che hanno dato loro origine» (da: https://www.logicomix.com).

Logicomix