consigli di lettura, didattica della filosofia, filosofia pubblica

Filosofia per immagini: La meravigliosa vita dei filosofi di Masato Tanaka

UN LIBRO ORIGINALE E VISIONARIO PER RISCOPRIRE LA FILOSOFIA
2600 ANNI DI STORIA DEL PENSIERO SPIEGATI PER IMMAGINI

Oltre 200 concetti cardine della storia del pensiero occidentale tradotti in immagini vivide, concrete e innovative, capaci di trasformare processi mentali di grande complessità e astrazione in un racconto straordinario alla portata di tutti.

Vallardi Editore, 2018

https://www.vallardi.it/catalogo/scheda/la-meravigliosa-vita-dei-filosofi-libro.html

Masato Tanaka è un artista e scrittore nato in Giappone nel 1970. Con questo lavoro ha rappresentato concetti e teorie della storia del pensiero in visioni e immagini che potessero parlare a tutti.

Un libro per scoprire e riscoprire la storia della filosofia in un linguaggio diverso, più accessibile, ma non banalizzante. Settanta filosofi, da Talete a Negri, spiegati in modo semplice, in quella che si presenta come un’importante opera divulgativa del pensiero filosofico, utile anche a finalità didattiche.

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I processi alla storia: Napoleone, colpevole o innocente?

Nei giorni in cui la Francia discute se si sebba celebrare, ed eventualmente come, il bicentenario dalla morte di Napoleone, riproponiamo uno spettacolo teatrale del 2015: “Napoleone Bonaparte: colpevole o innocente?”, presso il Centro d’arte contemporanea Carcano.

Lo spettacolo è parte del format “Personaggi e protagonisti, incontri con la Storia”, a cura di Elisa Greco, che ha portato al banco degli imputati numerosi protagonisti della storia e della politica, come Giuseppe Garibaldi, Winston Churchill, Margaret Thatcher, Tony Blair, Artemisia Gentileschi, Erasmo da Rotterdam, Lucrezia Borgia, Francois Mitterrand, Helmut Kohl.

Gli spettacoli hanno registrato un grande successo di pubblico, sempre coinvolto nell’emissione del verdetto, e offrono un interessante stimolo anche didattico all’approfondimento delle vicende e della vita di personaggi storici.

Ci pongono, infine, la questione storiografica e filosofica su fino a che punto sia possibile comprendere e giudicare con le categorie dell’oggi personaggi del passato.

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L’errore del tacchino induttivista

Il tacchino induttivista è la storiella che Bertrand Russell, logico e matematico nel ‘900, propose la per spiegare i limiti dell’induzione.

L’induzione è uno dei procedimenti cardine del nostro pensiero: lo applichiamo in continuazione nel nostro ragionamento quotidiano, ogniqualvolta formuliamo ipotesi a partire da dei dati.

Per Aristotele, l’induzione era uno dei due principali procedimenti conoscitivi, contrapposta alla deduzione. L’induzione è l’operazione di risalire dal particolare all’universale, per astrazione: ogni volta che faccio sport mi sento meglio (considerazione particolare), quindi induco che lo sport faccia sempre bene (teoria universale).

Mentre la deduzione parte dall’universale, dal concetto, per dedurre delle conseguenze: dal concetto di triangolo posso dedurre che la somma degli angoli interni sia di 180°.

Già Aristotele aveva fatto notare, tuttavia, che per quanto comune fosse il procedimento induttivo, non ci possa dare certezza delle nostre conclusioni: non si può generalizzare dal particolare all’universale.

Potrebbe sempre capitare, infatti, che in quella data situazione fare sport non mi faccia bene. Potrebbe succedere di fare una nuova esperienza, che smentisca quanto esperito sino ad allora. Con la sola induzione, quindi, non è possibile fondare un ragionamento scientifico.

In epoca moderna scienziati come Bacone e Galilei tornerranno sul problema, ma sarà soprattutto David Hume a riflettere sui limiti dell’induzione: l’induzione è alla base del nostro modo di comprendere il mondo, c’è in noi la tendenza a ragionare induttivamente e ad affidarci a quanto abbiamo esperito in passato per anticipare quanto vivremo in futuro. Lo facciamo, spiega Hume, per abitudine e perchè diamo per scontato che la natura sia uniforme e si comporterà sempre allo stesso modo. Eppure, non c’è nulla nelle cose di cui facciamo esperienza che ci garantisce ciò: siamo abituati al fatto che la mattina sorga il sole, ma potrebbe essere che domani non sia così.

Hume coglie una falla importante nel procedimento induttivo: per quanti cigni bianchi io abbia visto, non posso indurre la tesi generale che tutti i cigni siano bianchi. Questa ipotesi era valida per gli europei del XV secolo, ma non lo sarà più per gli europei che giunti in Australia faranno esperienza di cigni di colore nero.

Allo stesso modo, l’errore del tacchino induttivista è stato quello di assumere che quanto ha esperito in passato si ripeterà necessariamente anche in futuro, un errore che commettiamo tutti molto spesso, ma al quale dovremmo prestare attenzione se non vogliamo fare la stessa fine.

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Utopia 25: l’assenza di ostacoli rende l’individuo infelice?

Si parlava con alcuni studenti di IV liceo del tema del male e della teodicea. Nel medioevo e nella filosofia moderna teologi e filosofici si interrogarono a lungo sulla possibilità di giustificare la presenza del male: come possibile, se esiste un Dio onnipotente e buono, che vi siano dolori, sofferenze e malvagità nel mondo?

La risposta dei ragazzi a questa domanda è stata – per lo più unanime – che il male è necessario per poter apprezzare e conquistare il bene.

A supporto della loro tesi, alcuni di loro hanno citato un celebre esperimento degli anni ’60: noto come Utopia 25.

L’esperimento condotto su una colonia di topi era in realtà teso a misurare gli effetti della sovrappopolazione in una comunità, ma i miei studenti lo hanno letto come un esperimento sulla ‘felicità’.

Sì, perché i topi dell’esperimento avrebbero dovuto essere felici, senza problemi di alcun tipo (niente predatori, niente bisogno di procacciarsi cibo, nessuna difficoltà a trovare partner con cui procreare, ecc.). Eppure, a lungo andare i topi hanno mostrato distorsioni comportamentali: aggressività, autolesionismo, isolazione, apatia, ecc., provocando la lenta ma inesorabile estinzione della loro colonia. L’esperimento si è concluso dopo circa 5 anni dal suo inizio con la morte dell’ultimo topo della colonia.

La lettura data dai ragazzi all’esperimento ritiene la mancanza di problemi e difficoltà causa della mancanza di stimoli e ragioni per vivere. Per i miei studenti era chiaro che l’assenza di problemi di qualsiasi tipo avrebbe a lungo andare reso l’individuo apatico, senza motivazione, privo di stimoli per la sua stessa sopravvivenza. Quanto successo alla colonia di topi mostrava – a loro parere – quanto potrebbe succedere all’uomo nelle stesse condizioni di assenza totale di sfide o difficoltà.

L’assunto implicito di questa posizione è che la felicità sia qualcosa da conquistare continuamente, il frutto di piccole o grandi vittorie, o scampati pericoli, certamente non qualcosa di dato una volta per sempre. Nemmeno gli affetti, una tranquilla vita sociale o famigliare, sembrano a questo proposito sufficienti a motivare l’individuo ad una vita serena, pacata e priva di difficoltà.

Secondo questo modo di vedere la natura umana, allora, il male e la sofferenza diventano un ingrediente imprescindibile per una vita degna di essere vissuta, piena di significato e di un qualche volere. Una posizione che forse non tutti si aspetterebbero da un gruppo di adolescenti.

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Filosofia con i bambini della Scuola dell’Infanzia

Ecco i bambini della Scuola dell’Infanzia Villetta di Cremona, pronti con la loro maglietta, preparata appositamente, per il loro momento di filosofia con l’insegnante Paola.

Hanno scelto come simbolo il cervello, perchè “per far funzionare la testa si usa il cervello” e perchè fare questa attività in cui trovarci a parlare e pensare insieme “fa star bene il cervello”.

Il loro momento di filosofia lo hanno voluto chiamare “posticino in cui si pensano cose belle”.

A loro e alle loro maestre auguriamo buon lavoro!

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Digital World: Luciano Floridi

Segnaliamo qui una puntata di Digital World – Le voci: Luciano Floridi – RaiPlay

Un breve documentario (26 minuti) monografico sul lavoro di ricerca di uno dei grandi pensatori del nostro tempo, il Prof. Luciano Floridi (Oxford). Un’occasione per comprendere in un linguaggio semplice e accessibile alcune delle principali sfide del nostro tempo.

“Una puntata interamente dedicata al filosofo Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli del panorama internazionale: accademico di Oxford, consulente di Google, divulgatore e generatore di neologismi come infosfera, quarta rivoluzione, iperstoria e onlife. Le sue riflessioni coprono un orizzonte molto vasto di temi: parleremo di dati, di privacy, di etica, di intelligenza artificiale e di tanto altro. Conduce Matteo Bordone Regia di Giancarlo Ronchi”

[Link nell’immagine]

Digital World _ Le voci: Luciano Floridi (26 min)

Noi aggiungiamo a questo contenuto video un piccolo esercizio di analisi e comprensione, da utilizzare a scuola o per chiunque volesse esercitarsi in un ascolto attivo.

Attività didattica _Esercizio di comprensione: ascolta il video e prova a rispondere a queste domande.

  • In che modo ‘paghiamo’ i servizi gratuiti offerti dai social e quali problemi pone questa gratuità?
  • Floridi parla di “economia dell’attenzione”: che cosa significa?
  • Si può regolamentare internet? Cosa non può fare la politica oggi e cosa invece potrebbe e, soprattuto, dovrebbe fare secondo Floridi?
  • Cosa significa ‘digital divide’? Quali conseguenze sociali ha?
  • Le nuove tecnologie hanno portato, con la quarta rivoluzione, un importante insegnamento all’uomo che sembra aver perso del tutto la propria centralità. Cosa significa e quale diversa prospettiva propone Floridi?
  • Stupidità umana e artificiale: in che modo le macchine sono ‘stupide’? Quali sono per Floridi i limiti principali della loro intelligenza?
  • Come l’intelligenza artificiale può condizionare le nostre scelte? Cosa dovremmo fare?

La tua opinione:

  • Quale aspetto, fra quelli toccati dal Prof. Floridi, dell’impatto del mondo digitale sulle nostre vite ti ha maggiormente colpito?
  • Floridi ad un certo punto nel video auspica che la politica intervenga nel definire la ‘direzione’ dello sviluppo tecnologico. A tuo parere, quale direzione dovrebbe dare la politica oggi alle nuove tecnologie, a quale scopo dovremmo mirare per il nostro prossimo futuro, o quale deriva si dovrebbe evitare?
didattica della filosofia

Metadidattica: perchè insegno come insegno?

A partire dalla convinzione che ogni strategia didattica non sia mai neutrale rispetto all’esito educativo disciplinare, riflettere sulle ragioni (epistemiche, pedagogiche, ma anche storico-culturali) che stanno alla base dei diversi modi di concepire l’insegnamento diventa essenziale per ogni docente che vuole compiere una scelta consapevole rispetto alla propria impostazione metodologica. Si propone quindi un momento di confronto fra docenti in cui ragionare insieme su come si insegna e perché lo si fa così.

Registrazione seminario per Auser Unipop Cremona (ottobre 2020).

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A proposito dello scetticismo e i suoi argomenti

Consigli di visione

Lo scetticismo è quella dottrina filosofica che mette in dubbio la veridicità della nostra conoscenza. Lo scetticismo non sostiene necessariamente che la nostra percezione della realtà sia falsa, nè che la realtà non esista, solo mette in dubbio che quanto noi conosciamo di questa realtà corrisponda al vero.

Lo scetticismo è una delle dottrine più antiche e nel corso della storia è stata ripresa innumerevoli volte da diversi pensatori. Gli argomenti più spesso utilizzati dallo scettico sono generalmente i seguenti.

1) L’argomento della fallibilità della conoscenza sensibile:

I nostri sensi sono continuamente vittima di illusioni percettive e noi non siamo sempre in grado di distinguere le percezioni illusorie da quelle vere.

2) L’argomento del sogno:

È uno dei più antichi e dei più ricorrenti nella riflessione filosofica: non riusciamo sempre a distinguere tra sogno e veglia, quindi dovremmo dubitare della nostra esperienza.

3) L’argomento del genio maligno o del super computer:

Potremmo essere vittima di un’illusione, tutta la nostra realtà potrebbe essere frutto di un artificio ad opera di un genio maligno che vuole ingannarci. In questa versione l’argomento fu formulato da Cartesio. Hilary Putnam nel ‘900 ne ripropose una versione contemporanea, sostituendo alla figura del genio maligno quella di un super computer.

Gli argomenti scettici hanno ispirato moltissime opere della cinematografia. Ve ne consigliamo due, particolarmente celebri. Provate a rivedere questi film in questa chiave. Buona visione!

The Truman Show (1998)

The Truman Show è un film del 1998 diretto da Peter Weir, su soggetto di Andrew Niccol, e interpretato da Jim Carrey.

“Truman Burbank nasce ripreso da una telecamera. Poi, per trent’anni continuerà ad esser ripreso a sua insaputa da telecamere che lo seguiranno in ogni luogo della sua vita, per strada, al lavoro, a letto. Lui non lo sa, ma fa parte di uno show televisivo. Tutto ciò che c’è intorno a lui è un set, le persone sono attori e comparse, le case, la polizia, i vigili del fuoco, tutto è set, persino l’acqua del mare è fasulla. Sua moglie e il suo migliore amico sono attori. Sopra tutti c’è Christof, dio-demiurgo-produttore, che gestisce la vita del poveretto. Naturalmente tutta l’America impazzisce per il programma verità, in virtù della regola del voyeurismo, molla televisiva irresistibile. Poi Truman ha qualche sospetto, diventa sicuro del trucco e cerca di scappare più volte.” (da https://www.mymovies.it/film/1998/thetrumanshow/ ).

  • Riprende l’argomento cartesiano del genio maligno che ci inganna: la realtà che conosciamo è vera o potrebbe essere frutto di una distorsione/finzione?

Matrix (1999)

Scritto e diretto da Andy e Larry Wachowski.

Matrix mette in scena il dubbio scettico: quella che stiamo vivendo non è altro che l’illusione creata da una macchina, siamo cervelli in una vasca attaccati ad un potentissimo computer.

Un gruppo di ribelli si organizza in una resistenza contro le macchine, nel tentativo di risvegliare l’umanità dal sogno artificiale in cui è immersa.

Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti per nasconderti la verità”.

  • Riprende l’argomento dei cervelli in una vasca proposto dal filosofo Hilary Putnam: non solo la mia conoscenza della realtà potrebbe essere falsa, ma la realtà stessa potrebbe non esistere.
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La verità e i suoi nemici

Quinto ed ultimo incontro oggi con i ragazzi del Liceo Dante Alighieri di Crema del laboratorio filosofico su Postverità e Fake news.

Oggi abbiamo esaminato insieme alcuni dei più antichi e ostici nemici della verità: scetticismo e relativismo.

Di entrambi abbiamo ricostruito tesi e argomenti a sostegno, per poi analizzare le possibili obiezioni. Si è visto come lo scetticismo con i suoi argomenti, dall’antichità a Cartesio, sino ai cervelli in una vasca di Putnam (esperimento mentale magistralmente riproposto al cinema da Matrix), offra il fianco a diverse critiche e contro mosse. Prima fra tutte, l’argomento principale degli scettici, secondo il quale dal fatto che a volte la nostra esperienza sensibile sbaglia si deve inferire che potrebbe sbagliare sempre e perciò dubitare di tutte le nostre esperienza, sia in realtà una falsa generalizzazione. Anche ammesso che a volte la nostra esperienza sia distorta, non ne segue che sia sempre così, o che si abbiamo motivi sufficienti per dubitare di tutte le nostre esperienze e conoscenze.

Riprendendo un argomento di Diego Marconi (Per la verità, 2007), lo scetticismo è forse inconfutabile, ma a prenderlo sul serio è una posizione imbarazzante.

Del relativismo abbiamo chiarito le diverse varianti: a seconda di cosa si assuma per relativo, vi è un relativismo epistemico (riguardante la verità), uno etico (riguarda la morale) e uno culturale (riguarda gli usi e costumi di ciascuna cultura). Queste tipologie di relativismo non si implicano necessariamente l’un l’altra e, sebbene vengano spesso confuse nel linguaggio comune e nel discorso pubblico, è importante saperle distinguere.

Anche in questo caso, dopo aver presentato gli argomenti del relativista, ne abbiamo discusso le possibili obiezioni. Il relativista epistemico, sostenendo che la verità è relativa al sistema epistemico di riferimento, non sta forse confondendo il piano della verità con quello della giustificazione?

Il relativismo etico e quello culturale sollevano anch’essi una serie di problemi: sostenere che l’etica sia relativa alla cultura e non vi siano metacriteri generali che possano guidarci nel giudicare principi morali differenti non significa forse dover ammettere che sia tutto lecito? Inoltre, se riconduciamo i principi morali alla nostra cultura di appartenenze, che spazio resta all’autonomia del singolo?

Abbiamo concluso il nostro laboratorio filosofico chiedendoci infine che tipo di valore fosse per noi quello della verità. La verità è per noi un valore in sè o solo strumentale? In altri termini, è fine o un mezzo per raggiungere altri beni (la felicità, la salute, la ricchezza, ecc.)?

Il filosofo Robert Nozick ci offre un esperimento mentale per aiutarci a capirlo, quello della macchina dell’esperienza o della felicità:

«Supponiamo che esista una macchina dell’esperienza capace di darci qualsiasi esperienza desideriamo. Un gruppo di neuropsicologi eccezionali si offre di stimolarci il cervello in modo da farci pensare e sentire come se stessimo scrivendo un grande romanzo, o stringessimo amicizie, o leggessimo un libro interessante. Per tutto il tempo galleggeremmo in una vasca, con elettrodi applicati al cervello. […] Naturalmente, mentre siamo nella vasca non sappiamo di essere lì; penseremo che tutto sta accadendo realmente» (Robert Nozick ,Anarchia, stato e utopia, 1974).

La domanda che dovete porvi è: accettereste di entrare nella macchina della felicità? A seconda della vostra risposta capirete se per voi la verità è un fine a cui tendere, anche se scomoda o dolorosa, o un mezzo per altri fini.

didattica della filosofia

(Dis)informazione ai tempi di internet

Quarto incontro del laboratorio filosofico su Postverità e fake news al Liceo Dante Alighieri di Crema. Abbiamo discusso di ‘(Dis)informazione ai tempi di internet e libertà di parola’. Siamo partiti dall’analisi di alcune vecchie e nuove dinamiche della (dis)informazione: dal ruolo dei bias cognitivi e pregiudizi, all’uso che algoritmi e social network fanno degli stessi per incentivare la nostra fruizione di notizie, indipendentemente dalla loro veridicità.

Abbiamo definito fenomeni come quelli della polarizzazione dell’opinione, le eco chambers (bolle epistemiche) e il microtargeting, nel tentativo di acquisire maggior consapevolezza su alcune dinamiche che possono distorcere, se non adeguatamente comprese, la nostra percezione dell’informazione online.

Legato ad essi sembra essere anche l’aumento negli ultimi tempi del ricorso all’hate speech: il discorso che esprime odio e intolleranza verso una persona o un gruppo sulla base di discriminazione (razziale, etnico, religioso, di genere o di orientamento sessuale). Il discorso d’odio è una prerogativa della comunicazione contemporanea, e sarebbe sbagliato accusare internet o i social della sua diffusione, ma sembra che i meccanismi di polarizzazione e radicalizzazione dell’opinione sui social svolga un ruolo nell’incremento del ricorso all’hate speech, oggi sdoganato anche nei discorsi pubblici da leader politici.

Fenomeni come questi sollevano sempre più frequentemente riflessioni circa l’opportunità o meno di limitare la libertà di parola, al fine di tentare, in qualche modo, di arginare le derive più pericolose legate alla diffusione di notizie false o hate speech. Per ragionare sul tema abbiamo preso in considerazione gli argomenti di J.S. Mill in difesa della libertà di parola e alcune obiezioni che a Mill vengono oggi rivolte, dato il mutato contesto dell’informazione e del discorso pubblico (vedi qui).

Abbiamo concluso il nostro laboratorio discutendo insieme sulla difficoltà di trovare una mediazione possibile tra valori fondamentali, a volte in conflitto tra loro, come quelli della libertà, della verità e del rispetto dell’altro.