didattica della filosofia, Evento

Introduzione al Debate: corso di formazione docenti

E’ iniziato ieri il corso di formazione per docenti di introduzione al Debate.

Per sette incontri ragioneremo insieme sui fondamenti pedagogici e filosofici di questa metodologia didattica e sulle diverse finalità formative che con essa ci si propone di raggiungere. I docenti acquisiranno familiarità con le principali tipologie di Debate e verranno guidati all’introduzione di questa pratica in aula e alla sua valutazione. Infine, rifletteremo sui possibili rischi o derive del gioco del Debate e come neutralizzarle.

1)Introduzione alla pratica dell’argomentazione.   Debate: che cos’è, le finalità formative e i possibili rischi della pratica.
2)Le competenze richieste nel debate: definizione, ricerca, esposizione, confutazione di una tesi.
3)Esercitazione a gruppi
4)Cattive argomentazioni: le fallacie logiche
5)Come valutare il debate
6)Esercitazione a gruppi
7)Progettazione interventi per il prossimo anno scolastico (programmazione di un piano di lavoro condiviso) e conclusione.

Per informazioni: info.filosoficamente@gmail.com

consigli di lettura, didattica della filosofia, Fil(m)osofia

Fil(m)osofia: questioni di etica kantiana nel cinema

I classici nel cinema.

In questo periodo nelle classi quarte dei licei si sta affrontando Kant, il suo è uno dei pensieri forse più complessi, e allo stesso tempo stimolanti del percorso liceale. Alcune delle questioni che pone sono più vitali che mai e le si possono ritrovare in altre forme e in altri linguaggi.

Pensiamo all’etica, ad esempio.

Uno dei principi dell’etica di Immanuel Kant è che si debba seguire quello che la nostra ragione o coscienza morale ci indica come giusto, senza badare alle conseguenze. “Se devi, allora puoi” afferma Kant: se hai un principio morale – non mentire, non rubare – lo puoi rispettare, per quanto possa sembrare difficile, a volte, o controproducente.

Questo tipo di etica viene detta deontologica (etica del dovere) e si contrappone ad un’altra grande famiglia di teorie etiche, quelle consequenzialiste, che invece ritengono che per capire cosa sia giusto o meno fare si debbano considerare le conseguenze delle nostre azioni. In questo caso, ‘non mentire’ non è più un principio morale valido sempre e comunque, ma a seconda della situazione. Non sarebbe, ad esempio, lecito mentire ad un assassino che ci chiedesse dove si nasconde la sua vittima?

Proprio questo esempio fu al centro di una disputa filosofica che vide Kant contrapporsi al filosofo francese Benjamin Constant (Il diritto di mentire).

Contro Kant, che sosteneva che anche in quel caso, il nostro dovere morale fosse quello di dire la verità, per quanto difficile possa sembrare (“se devi, puoi”, appunto…), Constant obbiettava che nessun principio morale debba valere in assoluto, ma sempre in equilibrio con altri. In questo caso, proteggere una vittima innocente, ad esempio.

Entrambi i filosofi, nella distanza delle loro posizioni, pongono in luce due aspetti importanti del nostro agire morale: Kant ci invita a riflettere sull’ambizione della nostra morale ad essere universale e non condizionata da fattori contingenti.

Constant, da parte sua, rileva uno dei problemi principali dell’etica deontologica: preoccuparsi dei princìpi senza valutare le conseguenze può avere esiti (morali) disastrosi.

Il conflitto tra le due istanze emerge in alcuni dilemmi morali, ad esempio:

  • è lecito per lo Stato usare la forza per estorcere un’informazione importante per la salvezza di migliaia di altre vite?
  • è lecito compiere il male se è per evitarne uno maggiore (principio del male minore)?

Proponiamo due pellicole per riflettere qu questi temi:

Il diritto di uccidere [Eye in the Sky], regia di Gavin Hood, 2015

La pellicola ripropone in chiave cinematografica e contemporanea il dilemma del trolley: è lecito sacrificare un innocente per salvare più vite umane? Il dilemma morale viene presentato secondo i rispettivi punti di vista dei diversi poteri dello Stato in conflitto tra loro (potere militare, giuridico e politico).

The Last Supper [Una cena quasi perfetta] _ di Stacy Title (1995)

La riproposizione cinematografica della antica questione morale se sia lecito compiere il male al fine di realizzare un bene superiore. Fino a che punto possiamo adottare la dottrina del ‘male minore’? Da Platone in poi, passando per tutta la tradizione Cristiana, la filosofia ha tentato di rispondere a questa domanda.

In questa pellicola, troviamo la singolare risposta di cinque giovani liberali americani.

Guarda spezzone su youtube.

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Debate: consigli di lettura per iniziare

Il Debate nasce come specifica tecnica argomentativa all’interno di una cornice di regole e metodologie precise. Da tempo si è affermata come una vera e propria metodologia didattica e formativa nelle scuole di ogni ordine e grado, ed è oggetto di sempre maggiore attenzione anche da parte della formazione professionale e per adulti.

Oltre ad essere una pratica che riscuote grande interesse negli studenti di tutte le età – i tornei e campionati di Debate, nazionali e internazionali, registrano da anni un’altissima partecipazione e attenzione da parte anche del grande pubblico –, il Debate è ormai riconosciuto come un valido strumento per la formazione e il potenziamento di alcune abilità specifiche e, soprattutto, di competenze trasversali.

Per chi fosse interessato a saperne di più proponiamo qui alcuni consigli di lettura dai quali partire.

Sono tre pubblicazioni a cura della Fondazione Giuseppe Merlini, che dal 2015 promuove iniziative di sostegno alla didattica e alla formazione dei giovani. Particolarmente attiva nella diffusione del Debate in Italia, la fondazione sostiene corsi di formazione, iniziative e pubblicazioni inerenti alla pratica del dibattito.

Il primo testo che abbiamo letto è Debate. Pratica, teoria e pedagogia, di Manuele De Conti e Matteo Giangrande, edito da Pearson nel 2018.

Il volume offre una panoramica generale per orientarsi nel mondo del Debate e acquisire familiarità con questa metodologia didattica. Gli autori introducono gli aspetti teorici e pedagogici alla base della pratica, per poi presentare nel dettaglio regole e procedure del format attualmente più diffuso, il World School Debate (WSD). Vengono dati consigli utili ai docenti su come introdurre il dibattito in classe e come valutare l’attività.

Gli altri due volumi che abbiamo incontrato sono i primi due numeri di una collana interamente dedicata al Debate. Sono agili volumetti, ciascuno dedicato ad approfondire un aspetto specifico del Debate.

Particolarmente indovinata, per chi scrive, la scelta di aprire la collana trattando la questione etica del Debate. Etica del Debate, di Manuele De Conti e di Joseph Zompetti (Pearson 2019), affronta una questione centrale della pratica del dibattito: il rispetto e la promozione di alcuni valori etici, quali l’onestà intellettuale, la lealtà, il rispetto delle opinioni altrui. Uno dei possibili rischi di questa attività è infatti che l’elemento competitivo e ludico prenda il sopravvento, portando ad una degenerazione sofistica dell’esercizio oratorio. Prendendo sul serio tale possibilità, il volume guida docenti e studenti a non perdere di vista la dimensione etico-politica e il valore pedagogico che muove la pratica.  

Il secondo volume della collana è Le regole del Debate. Guida ai protocolli per coachers e Debater, di Matteo Giangrande. Ci offre un’agile panoramica dei principali protocolli di Debate oggi diffusi nel mondo. L’autore ci mostra come, nel caso del gioco del Debate, la forma determini la sostanza: i differenti modelli di Debate richiedono strategie operative differenti che, inevitabilmente, promuovono competenze diverse. Per il docente interessato a introdurre in classe il dibattito come metodologia didattica, questa lettura è un aiuto importante per compiere una scelta consapevole e ragionata fra i molti modelli di Debate oggi disponibili.

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Filosofia per immagini: La meravigliosa vita dei filosofi di Masato Tanaka

UN LIBRO ORIGINALE E VISIONARIO PER RISCOPRIRE LA FILOSOFIA
2600 ANNI DI STORIA DEL PENSIERO SPIEGATI PER IMMAGINI

Oltre 200 concetti cardine della storia del pensiero occidentale tradotti in immagini vivide, concrete e innovative, capaci di trasformare processi mentali di grande complessità e astrazione in un racconto straordinario alla portata di tutti.

Vallardi Editore, 2018

https://www.vallardi.it/catalogo/scheda/la-meravigliosa-vita-dei-filosofi-libro.html

Masato Tanaka è un artista e scrittore nato in Giappone nel 1970. Con questo lavoro ha rappresentato concetti e teorie della storia del pensiero in visioni e immagini che potessero parlare a tutti.

Un libro per scoprire e riscoprire la storia della filosofia in un linguaggio diverso, più accessibile, ma non banalizzante. Settanta filosofi, da Talete a Negri, spiegati in modo semplice, in quella che si presenta come un’importante opera divulgativa del pensiero filosofico, utile anche a finalità didattiche.

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I processi alla storia: Napoleone, colpevole o innocente?

Nei giorni in cui la Francia discute se si sebba celebrare, ed eventualmente come, il bicentenario dalla morte di Napoleone, riproponiamo uno spettacolo teatrale del 2015: “Napoleone Bonaparte: colpevole o innocente?”, presso il Centro d’arte contemporanea Carcano.

Lo spettacolo è parte del format “Personaggi e protagonisti, incontri con la Storia”, a cura di Elisa Greco, che ha portato al banco degli imputati numerosi protagonisti della storia e della politica, come Giuseppe Garibaldi, Winston Churchill, Margaret Thatcher, Tony Blair, Artemisia Gentileschi, Erasmo da Rotterdam, Lucrezia Borgia, Francois Mitterrand, Helmut Kohl.

Gli spettacoli hanno registrato un grande successo di pubblico, sempre coinvolto nell’emissione del verdetto, e offrono un interessante stimolo anche didattico all’approfondimento delle vicende e della vita di personaggi storici.

Ci pongono, infine, la questione storiografica e filosofica su fino a che punto sia possibile comprendere e giudicare con le categorie dell’oggi personaggi del passato.

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L’errore del tacchino induttivista

Il tacchino induttivista è la storiella che Bertrand Russell, logico e matematico nel ‘900, propose la per spiegare i limiti dell’induzione.

L’induzione è uno dei procedimenti cardine del nostro pensiero: lo applichiamo in continuazione nel nostro ragionamento quotidiano, ogniqualvolta formuliamo ipotesi a partire da dei dati.

Per Aristotele, l’induzione era uno dei due principali procedimenti conoscitivi, contrapposta alla deduzione. L’induzione è l’operazione di risalire dal particolare all’universale, per astrazione: ogni volta che faccio sport mi sento meglio (considerazione particolare), quindi induco che lo sport faccia sempre bene (teoria universale).

Mentre la deduzione parte dall’universale, dal concetto, per dedurre delle conseguenze: dal concetto di triangolo posso dedurre che la somma degli angoli interni sia di 180°.

Già Aristotele aveva fatto notare, tuttavia, che per quanto comune fosse il procedimento induttivo, non ci possa dare certezza delle nostre conclusioni: non si può generalizzare dal particolare all’universale.

Potrebbe sempre capitare, infatti, che in quella data situazione fare sport non mi faccia bene. Potrebbe succedere di fare una nuova esperienza, che smentisca quanto esperito sino ad allora. Con la sola induzione, quindi, non è possibile fondare un ragionamento scientifico.

In epoca moderna scienziati come Bacone e Galilei tornerranno sul problema, ma sarà soprattutto David Hume a riflettere sui limiti dell’induzione: l’induzione è alla base del nostro modo di comprendere il mondo, c’è in noi la tendenza a ragionare induttivamente e ad affidarci a quanto abbiamo esperito in passato per anticipare quanto vivremo in futuro. Lo facciamo, spiega Hume, per abitudine e perchè diamo per scontato che la natura sia uniforme e si comporterà sempre allo stesso modo. Eppure, non c’è nulla nelle cose di cui facciamo esperienza che ci garantisce ciò: siamo abituati al fatto che la mattina sorga il sole, ma potrebbe essere che domani non sia così.

Hume coglie una falla importante nel procedimento induttivo: per quanti cigni bianchi io abbia visto, non posso indurre la tesi generale che tutti i cigni siano bianchi. Questa ipotesi era valida per gli europei del XV secolo, ma non lo sarà più per gli europei che giunti in Australia faranno esperienza di cigni di colore nero.

Allo stesso modo, l’errore del tacchino induttivista è stato quello di assumere che quanto ha esperito in passato si ripeterà necessariamente anche in futuro, un errore che commettiamo tutti molto spesso, ma al quale dovremmo prestare attenzione se non vogliamo fare la stessa fine.

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Utopia 25: l’assenza di ostacoli rende l’individuo infelice?

Si parlava con alcuni studenti di IV liceo del tema del male e della teodicea. Nel medioevo e nella filosofia moderna teologi e filosofici si interrogarono a lungo sulla possibilità di giustificare la presenza del male: come possibile, se esiste un Dio onnipotente e buono, che vi siano dolori, sofferenze e malvagità nel mondo?

La risposta dei ragazzi a questa domanda è stata – per lo più unanime – che il male è necessario per poter apprezzare e conquistare il bene.

A supporto della loro tesi, alcuni di loro hanno citato un celebre esperimento degli anni ’60: noto come Utopia 25.

L’esperimento condotto su una colonia di topi era in realtà teso a misurare gli effetti della sovrappopolazione in una comunità, ma i miei studenti lo hanno letto come un esperimento sulla ‘felicità’.

Sì, perché i topi dell’esperimento avrebbero dovuto essere felici, senza problemi di alcun tipo (niente predatori, niente bisogno di procacciarsi cibo, nessuna difficoltà a trovare partner con cui procreare, ecc.). Eppure, a lungo andare i topi hanno mostrato distorsioni comportamentali: aggressività, autolesionismo, isolazione, apatia, ecc., provocando la lenta ma inesorabile estinzione della loro colonia. L’esperimento si è concluso dopo circa 5 anni dal suo inizio con la morte dell’ultimo topo della colonia.

La lettura data dai ragazzi all’esperimento ritiene la mancanza di problemi e difficoltà causa della mancanza di stimoli e ragioni per vivere. Per i miei studenti era chiaro che l’assenza di problemi di qualsiasi tipo avrebbe a lungo andare reso l’individuo apatico, senza motivazione, privo di stimoli per la sua stessa sopravvivenza. Quanto successo alla colonia di topi mostrava – a loro parere – quanto potrebbe succedere all’uomo nelle stesse condizioni di assenza totale di sfide o difficoltà.

L’assunto implicito di questa posizione è che la felicità sia qualcosa da conquistare continuamente, il frutto di piccole o grandi vittorie, o scampati pericoli, certamente non qualcosa di dato una volta per sempre. Nemmeno gli affetti, una tranquilla vita sociale o famigliare, sembrano a questo proposito sufficienti a motivare l’individuo ad una vita serena, pacata e priva di difficoltà.

Secondo questo modo di vedere la natura umana, allora, il male e la sofferenza diventano un ingrediente imprescindibile per una vita degna di essere vissuta, piena di significato e di un qualche volere. Una posizione che forse non tutti si aspetterebbero da un gruppo di adolescenti.

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Filosofia con i bambini della Scuola dell’Infanzia

Ecco i bambini della Scuola dell’Infanzia Villetta di Cremona, pronti con la loro maglietta, preparata appositamente, per il loro momento di filosofia con l’insegnante Paola.

Hanno scelto come simbolo il cervello, perchè “per far funzionare la testa si usa il cervello” e perchè fare questa attività in cui trovarci a parlare e pensare insieme “fa star bene il cervello”.

Il loro momento di filosofia lo hanno voluto chiamare “posticino in cui si pensano cose belle”.

A loro e alle loro maestre auguriamo buon lavoro!

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Digital World: Luciano Floridi

Segnaliamo qui una puntata di Digital World – Le voci: Luciano Floridi – RaiPlay

Un breve documentario (26 minuti) monografico sul lavoro di ricerca di uno dei grandi pensatori del nostro tempo, il Prof. Luciano Floridi (Oxford). Un’occasione per comprendere in un linguaggio semplice e accessibile alcune delle principali sfide del nostro tempo.

“Una puntata interamente dedicata al filosofo Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli del panorama internazionale: accademico di Oxford, consulente di Google, divulgatore e generatore di neologismi come infosfera, quarta rivoluzione, iperstoria e onlife. Le sue riflessioni coprono un orizzonte molto vasto di temi: parleremo di dati, di privacy, di etica, di intelligenza artificiale e di tanto altro. Conduce Matteo Bordone Regia di Giancarlo Ronchi”

[Link nell’immagine]

Digital World _ Le voci: Luciano Floridi (26 min)

Noi aggiungiamo a questo contenuto video un piccolo esercizio di analisi e comprensione, da utilizzare a scuola o per chiunque volesse esercitarsi in un ascolto attivo.

Attività didattica _Esercizio di comprensione: ascolta il video e prova a rispondere a queste domande.

  • In che modo ‘paghiamo’ i servizi gratuiti offerti dai social e quali problemi pone questa gratuità?
  • Floridi parla di “economia dell’attenzione”: che cosa significa?
  • Si può regolamentare internet? Cosa non può fare la politica oggi e cosa invece potrebbe e, soprattuto, dovrebbe fare secondo Floridi?
  • Cosa significa ‘digital divide’? Quali conseguenze sociali ha?
  • Le nuove tecnologie hanno portato, con la quarta rivoluzione, un importante insegnamento all’uomo che sembra aver perso del tutto la propria centralità. Cosa significa e quale diversa prospettiva propone Floridi?
  • Stupidità umana e artificiale: in che modo le macchine sono ‘stupide’? Quali sono per Floridi i limiti principali della loro intelligenza?
  • Come l’intelligenza artificiale può condizionare le nostre scelte? Cosa dovremmo fare?

La tua opinione:

  • Quale aspetto, fra quelli toccati dal Prof. Floridi, dell’impatto del mondo digitale sulle nostre vite ti ha maggiormente colpito?
  • Floridi ad un certo punto nel video auspica che la politica intervenga nel definire la ‘direzione’ dello sviluppo tecnologico. A tuo parere, quale direzione dovrebbe dare la politica oggi alle nuove tecnologie, a quale scopo dovremmo mirare per il nostro prossimo futuro, o quale deriva si dovrebbe evitare?
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Metadidattica: perchè insegno come insegno?

A partire dalla convinzione che ogni strategia didattica non sia mai neutrale rispetto all’esito educativo disciplinare, riflettere sulle ragioni (epistemiche, pedagogiche, ma anche storico-culturali) che stanno alla base dei diversi modi di concepire l’insegnamento diventa essenziale per ogni docente che vuole compiere una scelta consapevole rispetto alla propria impostazione metodologica. Si propone quindi un momento di confronto fra docenti in cui ragionare insieme su come si insegna e perché lo si fa così.

Registrazione seminario per Auser Unipop Cremona (ottobre 2020).