Fil(m)osofia

Forza maggiore, regia di Ruben Östlund, 2014

Una famiglia svedese è in vacanza nelle Alpi francesi. Durante un pranzo su una terrazza di un ristorante una valanga sembra sul punto di investirli. Pochi secondi, diverse reazioni prese nel panico del momento. Il padre prende scappa, dopo aver preso guanti e cellulare, abbandonando la moglie e i figli. La moglie cerca di proteggere con il proprio corpo i bambini. Nessuno si farà male, almeno fisicamente, ma la famiglia lentamente si sgretola e così singolarmente faranno i suoi membri, chi sotto il peso del senso di abbandono e tradimento da parte di chi avrebbe dovuto proteggerli, e chi, come il padre, prende coscienza della propria codardia e inadeguatezza a svolgere il ruolo per il quale la società lo chiama.

Tra i temi trattati, anche con ironia, vi sono il conflitto tra istinto di sopravvivenza e il fare la cosa giusta, l’eventualità di conoscere veramente se stessi (e i propri limiti) in situazioni estreme e la scoperta di non piacersi, i ruoli di padre e madre nella società contemporanea, i nuovi equilibri nei rapporti di coppia e di genere con il venir meno della tradizionale figura del maschio capofamiglia e la difficoltà dell’uomo ad accettarlo.

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A.I. Intelligenza artificiale – di Steven Spielberg (2001)

Le macchine potranno mai essere titolari di diritti? E cosa le definirà tali? L’essere intelligenti? “Intelligenti” come? O l’essere in grado di provare sentimenti?

“A.I. Artificial intelligence” propone la storia futuristica di una macchina-bambino che rivendica il diritto di essere amato dalla sua mamma.

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Fil(m)osofia

The Last Supper [Una cena quasi perfetta] _ di Stacy Title (1995)

La riproposizione cinematografica della antica questione morale se sia lecito compiere il male al fine di realizzare un bene superiore. Fino a che punto possiamo adottare la dottrina del ‘male minore’? Da Platone in poi, passando per tutta la tradizione Cristiana, la filosofia ha tentato di rispondere a questa domanda.

In questa pellicola, troviamo la singolare risposta di cinque giovani liberali americani.

Guarda spezzone su youtube.

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Fil(m)osofia

Gattaca. La porta dell’universo (1997) _ Regia di Andrew Niccol

Il film racconta di un prossimo futuro in cui i figli possono venir selezionati allo stadio embrionale sulla base del loro corredo genetico. I genitori possono così scegliere figli privi di patologie ereditarie e con bassa possibilità di riscontrare malattie.

In questa società si crea quindi una separazione tra individui di ‘serie A’, nati con un corredo genetico perfetto e destinati a professioni qualificanti e strategiche per la società, e individui di ‘serie B’, concepiti naturalmente e per questo più esposti a malattie o deficienze fisiche, e relegati ai margini della società.

Che ne è dei diritti di autodeterminazione degli individui? Il corredo genetico definisce ciò che siamo e come dovremmo vivere?

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Fil(m)osofia

La stella di Andra e Tati (2018)

“La stella di Andra e Tati” (animazione, 26 min) racconta la storia vera di due bambine italiane, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz. Primo film a cartoni animati rivolto ai ragazzi che racconta la Shoah.

Le piccole Andra e Tati Bucci, ebree italiane di Fiume, avevano 6 e 4 anni quando il 29 marzo 1944 vennero deportate ad Auschwitz insieme a madre, nonna, zia e cuginetto. Un viaggio lungo quasi mille chilometri in treno, a bordo del convoglio numero 25T. Arrivarono ad Auschwitz il 4 aprile. Andra e Tati furono liberate il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa, nella loro avanzata, aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Le sorelline, che si ricongiunsero ai genitori solo nel dicembre del ’46, sono tra i 50 bambini sopravvissuti ai circa 200mila deportati nei campi di sterminio.

Il film è disponibile su raiplay:

https://www.raiplay.it/…/FILM-La-stella-di-Andra-e-Tati-b38…

La stella andra e tati

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Mi piace lavorare (Mobbing), 2003, di Francesca Comencini

Vincitore al festival di Berlino nella sezione “Panorama” (2004).

Un documento di denuncia contro il mobbing, pratica sempre più diffusa nel mondo del lavoro tramite la quale il dipendente viene progressivamente isolato e umiliato al fine d’indurlo a licenziarsi.

Un film per ragionare con gli studenti di diritti (negati) e di lavoro.

 

Mi piace lavorare

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Il diritto di uccidere [Eye in the Sky], regia di Gavin Hood, 2015

La pellicola ripropone in chiave cinematografica e contemporanea il dilemma del trolley: è lecito sacrificare un innocente per salvare più vite umane?

Il dilemma morale viene presentato secondo i rispettivi punti di vista dei diversi poteri dello Stato in conflitto tra loro (potere militare, giuridico e politico).

Alla fine, purtroppo, qualsiasi decisione venga presa costerà la vita di qualche innocente.

locandinail diritto di uccidere

 

Fil(m)osofia

Hannah Arendt, di Margarethe von Trotta, 2012.

“Il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All’inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea – tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali.

Nel 1961, quando il Servizio Segreto israeliano rapisce il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann,nascosto sotto falsa identità a Buenos Aires, la Arendt si sente obbligata a seguire il successivo storico processo che si tiene a Gerusalemme. […] chiede e ottiene di essere inviata in loco come reporter della prestigiosa rivista ‘New Yorker’. […]

Dai suoi resoconti, e in seguito dal suo libro, “La banalità del male: Eichman a Gerusalemme” (1963), emerge la controversa teoria per cui proprio l’assenza di radici e di memoria e la mancata riflessione sulla responsabilità delle proprie azioni criminali farebbero sì che esseri spesso banali (non persone) si trasformino in autentici agenti del male. […]” (Recensione di Giovanni Ottone per Mymovies)

Hannah Arendt

Fil(m)osofia

La parola ai giurati [12 Angry Men – 1957]

Il film si presa ad un approfondimento di carattere epistemologico e morale sul possibile ruolo che pregiudizi, emozioni e la pressione del gruppo di appartenenza possono avere sulla nostra percezione del reale e sul conseguente giudizio etico che ne diamo.

«Considerato come un pilastro della storia del cinema, “La Parola ai Giurati” – Orso d’oro a Berlino nel 1957 – invecchia particolarmente bene. Il ritmo è serrato, gli attori eccellenti, la storia appassionante. Ma soprattutto il regista è un grande maestro nel farci passare da certezze, a dubbi, a nuove certezze.

12 giurati devono decidere sulla colpevolezza di un ragazzo sospettato di aver ucciso il padre. Si ritrovano per alcune ore in una stanza per discutere del verdetto. La posta in gioco è alta: la vita stessa dell’imputato. Sembrano tutti subito d’accordo per la colpevolezza del ragazzo. Di colore, già condannato per reati minori, proveniente da un quartiere difficile: i giurati “bianchi” vogliono fare in fretta, abitati da idee preconcette condite di razzismo. Ma quell’unanimità “facile” è messa in causa da uno dei giurati (un signorile Henry Fonda), che vuol cercare la verità “fino in fondo”. Le storie personali dei giurati si intrecciano allora con quelle dell’accusato e dei testimoni, sgretolando poco a poco tutti i giudizi facili e superficiali»

(M. Ponta, http://cinado.blogspot.com/…/la-parola-ai-giurati-12-angry-…).

la parola ai giurati

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Rashomon, di Akira Kurosawa (1950)

Vincitore del Leone d’oro a Venezia (1951) e del Premio Oscar come miglior film straniero (1952).

I quattro testimoni di un omicidio descrivono i fatti in modo diverso tra loro. Ma chi di loro ha ragione? Chi sta mentendo e chi invece dice la verità? C’è una ‘verità’ uguale per tutti o questa è destinata a rimanere inaccessibile, nascosta tra le pieghe delle diverse interpretazioni e distorsioni della realtà?

Il film ha dato il nome al fenomeno noto come ‘effetto Rashomon’, con il quale ci si riferisce alla dimensione soggettiva della percezione ed interpretazione della realtà per cui gli osservatori di un evento possono produrre versioni diverse di esso.

Il film può fornire materiale di discussione e riflessione per un approfondimento didattico sul tema della verità. Tra le tematiche che si possono affrontare vi sono quella della distinzione tra verità e credenza (o opinione), la distinzione tra teorie epistemiche e corrispondentistiche della verità, l’effetto top-down di pregiudizi, preconcetti, emozioni ecc. sulla nostra percezione del reale e tante altre.

Rashomon