didattica della filosofia, filosofia pubblica

Digital World: Luciano Floridi

Segnaliamo qui una puntata di Digital World – Le voci: Luciano Floridi – RaiPlay

Un breve documentario (26 minuti) monografico sul lavoro di ricerca di uno dei grandi pensatori del nostro tempo, il Prof. Luciano Floridi (Oxford). Un’occasione per comprendere in un linguaggio semplice e accessibile alcune delle principali sfide del nostro tempo.

“Una puntata interamente dedicata al filosofo Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli del panorama internazionale: accademico di Oxford, consulente di Google, divulgatore e generatore di neologismi come infosfera, quarta rivoluzione, iperstoria e onlife. Le sue riflessioni coprono un orizzonte molto vasto di temi: parleremo di dati, di privacy, di etica, di intelligenza artificiale e di tanto altro. Conduce Matteo Bordone Regia di Giancarlo Ronchi”

[Link nell’immagine]

Digital World _ Le voci: Luciano Floridi (26 min)

Noi aggiungiamo a questo contenuto video un piccolo esercizio di analisi e comprensione, da utilizzare a scuola o per chiunque volesse esercitarsi in un ascolto attivo.

Attività didattica _Esercizio di comprensione: ascolta il video e prova a rispondere a queste domande.

  • In che modo ‘paghiamo’ i servizi gratuiti offerti dai social e quali problemi pone questa gratuità?
  • Floridi parla di “economia dell’attenzione”: che cosa significa?
  • Si può regolamentare internet? Cosa non può fare la politica oggi e cosa invece potrebbe e, soprattuto, dovrebbe fare secondo Floridi?
  • Cosa significa ‘digital divide’? Quali conseguenze sociali ha?
  • Le nuove tecnologie hanno portato, con la quarta rivoluzione, un importante insegnamento all’uomo che sembra aver perso del tutto la propria centralità. Cosa significa e quale diversa prospettiva propone Floridi?
  • Stupidità umana e artificiale: in che modo le macchine sono ‘stupide’? Quali sono per Floridi i limiti principali della loro intelligenza?
  • Come l’intelligenza artificiale può condizionare le nostre scelte? Cosa dovremmo fare?

La tua opinione:

  • Quale aspetto, fra quelli toccati dal Prof. Floridi, dell’impatto del mondo digitale sulle nostre vite ti ha maggiormente colpito?
  • Floridi ad un certo punto nel video auspica che la politica intervenga nel definire la ‘direzione’ dello sviluppo tecnologico. A tuo parere, quale direzione dovrebbe dare la politica oggi alle nuove tecnologie, a quale scopo dovremmo mirare per il nostro prossimo futuro, o quale deriva si dovrebbe evitare?
filosofia pubblica

Socrate e lo schiavo. In una pubblicità d’epoca

Per la rubrica ‘curiosità’ o ‘fun facts’, ecco a voi il celebre racconto di Socrate e lo schiavo del Menone platonico in una pubblicità d’epoca della macchina contabile elettronica Burroughs del 1951.

Un giorno Socrate, per dimostrare ai suoi discepoli che con un po’ di applicazione tutti possono risolvere anche i problemi più difficili, fermò per la strada uno schiavo analfabeta e, guidandolo bonariamente, riuscì a fargli dimostrare il teorema di Pitagora. Così, con un po’ di applicazione anche l’impiegato più modesto può risolvere le operazioni più complicate, purchè abbia a sua disposizione una Macchina Burroughs. 

Credits to: http://www.vintads.it/file.php?cod=1048

didattica della filosofia, Fil(m)osofia, filosofia pubblica

A proposito dello scetticismo e i suoi argomenti

Consigli di visione

Lo scetticismo è quella dottrina filosofica che mette in dubbio la veridicità della nostra conoscenza. Lo scetticismo non sostiene necessariamente che la nostra percezione della realtà sia falsa, nè che la realtà non esista, solo mette in dubbio che quanto noi conosciamo di questa realtà corrisponda al vero.

Lo scetticismo è una delle dottrine più antiche e nel corso della storia è stata ripresa innumerevoli volte da diversi pensatori. Gli argomenti più spesso utilizzati dallo scettico sono generalmente i seguenti.

1) L’argomento della fallibilità della conoscenza sensibile:

I nostri sensi sono continuamente vittima di illusioni percettive e noi non siamo sempre in grado di distinguere le percezioni illusorie da quelle vere.

2) L’argomento del sogno:

È uno dei più antichi e dei più ricorrenti nella riflessione filosofica: non riusciamo sempre a distinguere tra sogno e veglia, quindi dovremmo dubitare della nostra esperienza.

3) L’argomento del genio maligno o del super computer:

Potremmo essere vittima di un’illusione, tutta la nostra realtà potrebbe essere frutto di un artificio ad opera di un genio maligno che vuole ingannarci. In questa versione l’argomento fu formulato da Cartesio. Hilary Putnam nel ‘900 ne ripropose una versione contemporanea, sostituendo alla figura del genio maligno quella di un super computer.

Gli argomenti scettici hanno ispirato moltissime opere della cinematografia. Ve ne consigliamo due, particolarmente celebri. Provate a rivedere questi film in questa chiave. Buona visione!

The Truman Show (1998)

The Truman Show è un film del 1998 diretto da Peter Weir, su soggetto di Andrew Niccol, e interpretato da Jim Carrey.

“Truman Burbank nasce ripreso da una telecamera. Poi, per trent’anni continuerà ad esser ripreso a sua insaputa da telecamere che lo seguiranno in ogni luogo della sua vita, per strada, al lavoro, a letto. Lui non lo sa, ma fa parte di uno show televisivo. Tutto ciò che c’è intorno a lui è un set, le persone sono attori e comparse, le case, la polizia, i vigili del fuoco, tutto è set, persino l’acqua del mare è fasulla. Sua moglie e il suo migliore amico sono attori. Sopra tutti c’è Christof, dio-demiurgo-produttore, che gestisce la vita del poveretto. Naturalmente tutta l’America impazzisce per il programma verità, in virtù della regola del voyeurismo, molla televisiva irresistibile. Poi Truman ha qualche sospetto, diventa sicuro del trucco e cerca di scappare più volte.” (da https://www.mymovies.it/film/1998/thetrumanshow/ ).

  • Riprende l’argomento cartesiano del genio maligno che ci inganna: la realtà che conosciamo è vera o potrebbe essere frutto di una distorsione/finzione?

Matrix (1999)

Scritto e diretto da Andy e Larry Wachowski.

Matrix mette in scena il dubbio scettico: quella che stiamo vivendo non è altro che l’illusione creata da una macchina, siamo cervelli in una vasca attaccati ad un potentissimo computer.

Un gruppo di ribelli si organizza in una resistenza contro le macchine, nel tentativo di risvegliare l’umanità dal sogno artificiale in cui è immersa.

Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti per nasconderti la verità”.

  • Riprende l’argomento dei cervelli in una vasca proposto dal filosofo Hilary Putnam: non solo la mia conoscenza della realtà potrebbe essere falsa, ma la realtà stessa potrebbe non esistere.
filosofia pubblica

Un software esiste?

Si può dire che un softwar esista? E in che senso esiste?


Discussione di metafisica con alcuni ragazzi di IV liceo. Si è partiti dal cogito Cartesiano – penso, dunque sono – e ci si è chiesti in che senso il pensiero ‘è’, cosa significa esistere per qualcosa di non materiale.


Da questa discussione un ragazzo ha posto la domanda “e un software esiste?”.

Qualcuno ha proposto che sì, il software ha comunque bisogno di un supporto materiale per operare e per questo esiste. Il presupposto implicito di questa posizione, che abbiamo chiarito, è che l’esistenza presupponga la materia.

Anche ammesso questo presupposto, altri hanno obbiettato il supporto materiale del software sarebbe l’hardware e la definizione stessa di software lo distingue da quello. Dovremmo quindi dire che il software, non essendo materiale, non esiste?


Qualcuno ha a questo punto suggerito di cambiare la definizione di ‘esistenza’ e allargarla a tutto ciò che ‘ha un qualche effetto su di noi’. Così facendo oggetti come il software, la mente, le emozioni, o Dio possono rientrare dentro la categoria di esistenti, pur non avendo un supporto fisico.

A questo punto l’ora è finita. Non si sarà risolto uno dei problemi più complessi della filosofia, ma è certamente stata una bella discussione di metafisica con ragazzi e ragazze di quarta superiore.

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La verità e i suoi nemici

Quinto ed ultimo incontro oggi con i ragazzi del Liceo Dante Alighieri di Crema del laboratorio filosofico su Postverità e Fake news.

Oggi abbiamo esaminato insieme alcuni dei più antichi e ostici nemici della verità: scetticismo e relativismo.

Di entrambi abbiamo ricostruito tesi e argomenti a sostegno, per poi analizzare le possibili obiezioni. Si è visto come lo scetticismo con i suoi argomenti, dall’antichità a Cartesio, sino ai cervelli in una vasca di Putnam (esperimento mentale magistralmente riproposto al cinema da Matrix), offra il fianco a diverse critiche e contro mosse. Prima fra tutte, l’argomento principale degli scettici, secondo il quale dal fatto che a volte la nostra esperienza sensibile sbaglia si deve inferire che potrebbe sbagliare sempre e perciò dubitare di tutte le nostre esperienza, sia in realtà una falsa generalizzazione. Anche ammesso che a volte la nostra esperienza sia distorta, non ne segue che sia sempre così, o che si abbiamo motivi sufficienti per dubitare di tutte le nostre esperienze e conoscenze.

Riprendendo un argomento di Diego Marconi (Per la verità, 2007), lo scetticismo è forse inconfutabile, ma a prenderlo sul serio è una posizione imbarazzante.

Del relativismo abbiamo chiarito le diverse varianti: a seconda di cosa si assuma per relativo, vi è un relativismo epistemico (riguardante la verità), uno etico (riguarda la morale) e uno culturale (riguarda gli usi e costumi di ciascuna cultura). Queste tipologie di relativismo non si implicano necessariamente l’un l’altra e, sebbene vengano spesso confuse nel linguaggio comune e nel discorso pubblico, è importante saperle distinguere.

Anche in questo caso, dopo aver presentato gli argomenti del relativista, ne abbiamo discusso le possibili obiezioni. Il relativista epistemico, sostenendo che la verità è relativa al sistema epistemico di riferimento, non sta forse confondendo il piano della verità con quello della giustificazione?

Il relativismo etico e quello culturale sollevano anch’essi una serie di problemi: sostenere che l’etica sia relativa alla cultura e non vi siano metacriteri generali che possano guidarci nel giudicare principi morali differenti non significa forse dover ammettere che sia tutto lecito? Inoltre, se riconduciamo i principi morali alla nostra cultura di appartenenze, che spazio resta all’autonomia del singolo?

Abbiamo concluso il nostro laboratorio filosofico chiedendoci infine che tipo di valore fosse per noi quello della verità. La verità è per noi un valore in sè o solo strumentale? In altri termini, è fine o un mezzo per raggiungere altri beni (la felicità, la salute, la ricchezza, ecc.)?

Il filosofo Robert Nozick ci offre un esperimento mentale per aiutarci a capirlo, quello della macchina dell’esperienza o della felicità:

«Supponiamo che esista una macchina dell’esperienza capace di darci qualsiasi esperienza desideriamo. Un gruppo di neuropsicologi eccezionali si offre di stimolarci il cervello in modo da farci pensare e sentire come se stessimo scrivendo un grande romanzo, o stringessimo amicizie, o leggessimo un libro interessante. Per tutto il tempo galleggeremmo in una vasca, con elettrodi applicati al cervello. […] Naturalmente, mentre siamo nella vasca non sappiamo di essere lì; penseremo che tutto sta accadendo realmente» (Robert Nozick ,Anarchia, stato e utopia, 1974).

La domanda che dovete porvi è: accettereste di entrare nella macchina della felicità? A seconda della vostra risposta capirete se per voi la verità è un fine a cui tendere, anche se scomoda o dolorosa, o un mezzo per altri fini.

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Il numero fa la forza, fa anche la verità?

Terzo incontro ieri con i ragazzi del Liceo Dante Alighieri di Crema per discutere e ragionare insieme di verità (laboratorio filosofico: Fake news e Postverità).

Questa volta l’abbiamo fatto adottando la prospettiva dell’epistemologia sociale e chiedendoci in che modo, ed eventualmente fino a che punto, l’influenza degli altri può determinare il nostro rapporto con la verità.

Siamo partiti dal problema filosofico della testimonianza: la questione è stabilire se la testimonianza di altri possa valere come conoscenza e, se sì, sotto quali condizioni. Ci si chiede, inoltre, se questo tipo di conoscenza abbia un valore epistemico inferiore rispetto all’esperienza diretta.

Molti elementi possono minare l’affidabilità della testimonianza: dalla qualità della comunicazione, all fiducia del destinatario nel mittende, alla incerta neutralità del mezzo di comunicazione. Ci siamo soffermati, fra tutti questi elementi e molti altri, sulla questione dell’onestà del testimone: quanto siamo onesti? In quali occasioni tendiamo ad assecondare la tentazione di mentire e per quali ragioni?

Per ragionare su questi temi ci siamo serviti dei risultati delle ricerche che Dan Ariely, psicologo comportamentale, ha mostrato nel docufilm (Dis)Honesty – The Truth About Lies (2015).

Nella seconda parte del laboratorio, abbiamo trattato la questione del conformismo, chiedendoci quanto la pressione del gruppo possa influire sulla nostra percezione del vero.

Celebri, a questo riguardo, gli esperimenti che lo psicologo polacco-americano Solomon E. Asch (1907-1996) ha condotto nei primi anni ’50, sugli effetti della pressione di gruppo. Con le sue ricerche, Asch dimostra che la tendenza al conformismo è presente in tutti noi e agisce, più o meno consapevolmente, non solo influenzando le nostre decisioni e azioni, ma addirittura portandoci in alcuni casi a rifiutare l’evidenza delle nostre percezioni.

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Altre menti: cosa ne sappiamo e cosa non potremo mai sapere

«Quanto sai davvero di quello che avviene nella mente di chiunque altro?».

Con questa domanda Thomas Nagel apre il secondo capitolo di Una brevissima introduzione alla filosofia (1987), dedicato al problema filosofico delle Altre menti [ne stiamo discutendo qui].

Come possiamo sapere se quello che provano gli altri quando mangiano del gelato al cioccolato, ad esempio, è lo stesso – o quantomeno simile – a ciò che proviamo noi? Non è solo una questione di gusti, in gioco vi è la domanda circa la comparabilità stessa delle esperienze, e anche di più.

Ma procediamo per gradi. Su cosa fondo la mia intuizione che la correlazione stimolo-esperienza sia simile tra individui differenti? Certamente non sul linguaggio, perché potremmo aver imparato a chiamare ‘rosso’ o ‘amaro’ gli stessi stimoli, ma questo non è garanzia del fatto che l’esperienza del rosso o dell’amaro sia la stessa tra individui. Nemmeno la correlazione tra stimolo e organi di senso è garanzia del fatto che l’esperienza soggettiva sia la medesima.

Seguendo questo filo di ragionamenti, dalla conoscibilità delle altre menti o coscienze, si può giungere a problematizzare la loro stessa esistenza.

«Se continuiamo su questa strada alla fine essa conduce allo scetticismo più radicale su tutto ciò che è relativo a altre menti. Come fai anche a sapere che il tuo amico è cosciente? Come fai a sapere che vi sono altre menti oltre la tua?»

Questa domanda si può porre in molti modi. Così come non posso essere certa che l’altro essere umano abbia una coscienza (potrebbero essere macchine sofisticatissime come nel miglior o peggiore scenario fantascientifico), non potrei forse anche chiedermi se altri esseri invece ce l’abbiano? Probabilmente pochi di noi avrebbero difficoltà a concedere che diversi animali abbiano coscienza – dovremmo naturalmente capirci su questo termine e le sue implicazioni. Forse qualcuno in più dubiterebbe che invertebrati possano averla, o addirittura vegetali. E che ne è dei computer e dei sistemi di intelligenza artificiale?

La questione circa la possibilità per una macchina di sviluppare coscienza ha impegnato la riflessione filosofica almeno da Cartesio in poi, diventando a partire da Turing una delle grandi problematiche del ‘900, molto battuta anche dalla letteratura di fantascienza (fra tutti Asimov) e dal cinema (giusto per dare un paio di titoli: Ex-Machina[2015] e A.I. Intelligenza Artificiale [2001]).

Non meno interessante, tuttavia, è l’interrogativo a proposito della coscienza di altri esseri viventi. In questo libro, Altre menti: il polpo, il mare e le remote origini della coscienza, Adelphi 2018 (ed. orig. 2016), Peter Godfrey-Smith, filosofo della scienza presso l’Università di Sydney, affronta la questione con uno sguardo a una specie vivente curiosa, che probabilmente non definiremmo ‘intelligente’ e che pure ci sa sorprendere per il suo comportamento complesso e sofisticato: i polpi. Non è possibile, si chiede Godfrey-Smith, che anche la mente abbia subito un processo evolutivo simile a quello di altri organi? E che quindi anche specie animali molto lontane dalla nostra abbiano sviluppato una loro forma di coscienza?

Altre menti2

Tornando allora a Nagel e alle sue domande:

«Quindi la questione è: cosa puoi veramente sapere sulla vita cosciente in questo mondo oltre al fatto che tu stesso hai una mente cosciente?  È possibile che vi sia molta meno vita cosciente di quella che assumi (nessuno eccetto la tua), o molta di più (anche in cose che assumi essere incoscienti)?»

Anche ammesso che gli studi biologici giungano a dimostrare che i polpi abbiano una qualche forma di esperienza cosciente, resta il fatto che noi non potremo mai sapere cosa di prova ad essere polpi, o robot, o pipistrelli. Questo, come ci ha insegnato proprio Nagel in un altro suo celebre lavoro, What is like to be a bat? (“The Philosophical Review”, 1974), rimarrà per noi sempre un mistero: i limiti dell’esperienza soggettiva sono invalicabili.

Evento, filosofia pubblica

Filosofia d’estate: laboratorio filosofico online

Introduzione alla filosofia I

Che cos’è un laboratorio filosofico:

È un momento di riflessione e dialogo razionale guidato. A partire da un testo, si viene condotti nell’esame di alcune questioni filosofiche attraverso la discussione in gruppo. Si lavora sull’argomentazione, provando a riconoscere buoni da cattivi argomenti, smascherando assunzioni e pregiudizi impliciti nelle opinioni di ciascuno, ed esercitando la capacità di analisi di questioni complesse.

Il laboratorio è aperto a tutti gli interessati (sino ad un massimo di 8 persone), non sono necessarie conoscenze filosofiche pregresse.

Il testo scelto è la celebre introduzione alla filosofia di Thomas Nagel. L’opera è ormai un classico della divulgazione filosofica, Nagel riesce con un linguaggio semplice ma preciso a presentare alcune delle più grandi domande filosofiche: come conosciamo qualcosa, il problema delle altre menti, il problema mente-corpo, la natura del linguaggio, il libero arbitrio, il fondamento della moralità, l’idea di giustizia sociale, la natura della morte, il significato della vita.

«Questo libro è una breve introduzione alla filosofia per persone che del soggetto ignorano i rudimenti. […] Questa è una introduzione diretta a nove problemi filosofici, ciascuno dei quali può essere compreso in se stesso, senza riferimento alla storia del pensiero. Non discuterò i grandi scritti filosofici del passato o lo sfondo culturale di quegli scritti. Il nucleo della filosofia sta in certe questioni che lo spirito riflessivo umano trova naturalmente sconcertanti, e il modo migliore per cominciare lo studio della filosofia è pensarci sopra direttamente. Una volta fatto ciò, si è nella posizione migliore per apprezzare il lavoro di altri che hanno cercato di risolvere gli stessi problemi.»

Nagel, una brevissima introduzione_

Come funziona:

Useremo Zoom. Vi basterà scaricare l’app gratuita Zoom Cloud Meeting (https://zoom.us/meetings ). Riceverete alla mail da voi indicataci un invito prima di iniziare il nostro incontro, dovrete cliccare sul link e accettare di unirvi all’incontro (“Join Meeting”).

Una selezione di brani verrà inviata via mail agli iscritti.

Sono possibili due opzioni, una pomeridiana ed una serale. Gli incontri partiranno se si raggiunge un numero minimo di 4 iscritti, per un numero massimo di 8. Al momento della prenotazione, indicare l’opzione scelta.

Tematica Gruppo pomeridiano Gruppo serale
Come conosciamo qualcosa Venerdì 10 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 9 luglio

Ore 20.30-22

Il problema delle altre menti Venerdì 17 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 16 luglio

Ore 20.30-22

Il problema mente-corpo Venerdì 24 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 23 luglio

Ore 20.30-22

La natura del linguaggio Venerdì 31 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 30 luglio

Ore 20.30-22

 

Quanto costa:

40 euro per 4 incontri da 1,5 ore ciascuno, per un totale di 6 ore.

Come iscriversi:

Per prenotarsi, o per ulteriori informazioni scrivi a: info.filosoficamente@gmail.com

 

www.filosoficamentelab.com ; https://www.facebook.com/filosoficamente.lab/

Evento, filosofia pubblica

Filosofia d’estate: laboratorio filosofico online

Esercizi di dialogo filosofico: per fare filosofia con i bambini

Che cos’è un laboratorio filosofico:

È un momento di riflessione e dialogo razionale guidato. Lo scopo specifico di questa proposta è avvicinare insegnanti ed educatori alla pratica del far filosofia con i bambini, e consentire a chi già la conosce di affinare tecniche e strategie operative facendo esperienza di momenti di dialogo filosofico con adulti e colleghi. Può essere anche un lavoro preparatorio per sessioni da portare in classe.

Lavoreremo su un bellissimo racconto illustrato, appositamente pensato per fare filosofia con i bambini: A. Sátiro, La coccinella Isabella, edizioni Junior 2004. Leggeremo insieme il testo, e a partire da questo si discuteranno le questioni emerse in un momento di dialogo guidato. Alla fine, ragioneremo insieme su quanto fatto (metacognizione), provando a ricostruire il percorso che ha preso il nostro ragionare collettivo, le eventuali risposte individuate e le molte domande aperte.

La coccinella isabella

Il laboratorio è aperto a tutti gli interessati (sino ad un massimo di 8 persone),

non sono necessarie conoscenze filosofiche pregresse.

Come funziona:

Ci troviamo a cadenza settimanale, a distanza, usando Zoom. Vi basterà scaricare l’app gratuita Zoom Cloud Meeting (https://zoom.us/meetings ). Riceverete alla mail da voi indicataci un invito prima di iniziare il nostro incontro, dovrete cliccare sul link e accettare di unirvi all’incontro (“Join Meeting”).

Non è necessario l’acquisto del libro.

Sono possibili due opzioni, una pomeridiana ed una serale. Gli incontri partiranno se si raggiunge un numero minimo di 4 iscritti, per un numero massimo di 8. Al momento della prenotazione, indicare l’opzione scelta.

Gruppo pomeridiano Gruppo serale
Martedì 7 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 8 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 14 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 15 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 21 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 22 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 28 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 29 luglio

Ore 20.30-22

 

Quanto costa:

40 euro per 4 incontri da 1,5 ore ciascuno, per un totale di 6 ore.

Come iscriversi:

Per prenotarsi, o per ulteriori informazioni scrivi a: info.filosoficamente@gmail.com

www.filosoficamentelab.com ; https://www.facebook.com/filosoficamente.lab/

didattica della filosofia, filosofia pubblica

Merito ed equità sociale: una sfida impossibile?

Gran parte del favore che incontra il principio del merito è dovuto al fatto che dovrebbe essere un principio contrario ai privilegi e a status sociali ereditari, consentendo in teoria a tutti di poter accedere a beni e posizioni sulla base unicamente di alcune sue capacità o competenze dimostrate. È davvero così? Il merito è davvero in grado di superare le disuguaglianze promuovendo l’equità tra cittadini? Ne abbiamo discusso nel terzo modulo tematico del nostro percorso didattico sul merito.

Siamo partiti dalla questione di come definire il merito e quali criteri adottare per valutarlo (primo modulo), per poi passare all’esame di alcune critiche al principio del merito che, contrariamente al sentire comune, sarebbe per gran parte determinato da fattori contingenti o indipendenti dalla nostra volontà e dalla nostra fatica (secondo modulo). Ora si tratta di vedere quanto l’applicazione di questo principio riesca effettivamente a neutralizzare privilegi e discriminazioni, ponendosi come valido strumento di mobilità sociale.

La letteratura sul tema è infinita. Numerosi studi mostrano come gli studenti provenienti da strati sociali benestanti ottengano mediamente risultati migliori. Si veda ad esempio questo grafico, riportato in un recente articolo nel New York Times, in cui si mostra la distribuzione per reddito degli studenti delle scuole americane: i più ricchi riescono ad accedere per la grande maggioranza nelle scuole di élite, mentre i più poveri finiscono per la maggior parte nelle scuole senza selezione.

Reddito e merito

 

Statistiche come queste ci mettono di fronte all’evidenza che il merito è in gran parte determinato del contesto sociale di appartenenza. Giovani appartenenti ad una classe sociale alta avranno accesso alle risorse educative migliori, potranno facilmente ottenere sostegno in caso di necessità, e difficilmente dovranno sacrificare il tempo per lo studio e la loro formazione ad altre esigenze. Al contrario, chi nasce in un ambiente povero e culturalmente svantaggiato dovrà faticare molto di più per ottenere gli stessi risultati.

merito e società

Non solo la disuguaglianza economica e sociale, ma anche discriminazione e pregiudizi costituiscono un ostacolo importante all’applicazione neutrale del principio del merito. A partire dai celebri studi di Daniel Kahneman sui bias cognitivi (ne abbiamo parlato qui), molti studi hanno confermato che la nostra valutazione su cosa o chi sia meritevole o meno sia influenzata da pregiudizi e stereotipi che impediscono di fatto la piena neutralità e razionalità di giudizio.

Drammatici i risultati di uno studio del 2016 (K. DeCelles, S. Kang, Whitened Resumes: Race and Self-Presentation in the Labor Market, in “Administrative Science Quarterly”, 2016), che mostra come studenti asiatici abbiano il doppio di possibilità di venir chiamati per un colloquio di lavoro se nascondono la loro identità asiatica nel CV, percentuale che arriva al triplo di possibilità in più per gli studenti afroamericani che hanno “sbiancato” (whitened) il loro curriculum.

merito e discriminazione

 

A parità di titoli e di merito, pregiudizi e stereotipi razzisti fanno a tutt’oggi la differenza.

La questione è discussa da tempo, nel 1958 nel saggio “Crisi in Education” Hannah Arendt sosteneva che la meritocrazia contraddice il principio di equità, tanto quanto ogni altra oligarchia. La gara è giusta (fair), come ci piace immaginare che sia, solo se si parte tutti dallo stesso punto di via, altrimenti il principio del merito non fa altro che perpetuare la forbice della disuguaglianza sociale, tradendo di fatto chi crede di poter giocarsela ad armi pari.

merito e equità