“Che cos’è la felicità? Proviamo a cercarne una definizione insieme?”
Si apre così oggi il secondo incontro di “Filosofia sotto l’albero” presso la casa di riposo La Pace di Cremona. Le ospiti e gli ospiti accettano la sfida e arrivano subito le prime risposte:
“Felicità per me è serenità, assenza di preoccupazioni”
“Per me invece le due cose sono diverse. La felicità è qualcosa in più, è un che di straordinario che ti fa uscire dal tuo mondo”. Ci fermiamo a ragionare su queste due prime visioni della felicità, una in negativo – assenza di dolore – e l’altra in positivo – raggiungimento di qualcosa di prezioso.
Ben presto si aggiungono altri tentativi di definizione: “felicità per me è quando hai la coscienza in pace perchè ha raggiunto il suo scopo“. Si apre una discussione su cosa sia lo “scopo” di ciascuno, come lo si possa ri-conoscere, e se “scopo” sia qualcosa di diverso (più profondo?), da “desiderio”. “Lo scopo è la realizzazione di sé“. Qualcuno evoca a questo punto qualche racconto personale per provare a definire il proprio scopo di vita, scopo che ritiene di aver realizzato, provando, così, una piena felicità. Epperò sono scopi complessi, che richiedono tempo e anche sforzo. “Ecco che lo sforzo e la fatica rientrano. Non c’è felicità senza queste sofferenze”, aggiunge qualcuno problematizzando l’ipotesi di partenza che la felicità si dia nell’assenza di preoccupazioni. “Per me non c’è nemmeno felicità senza la paura di perderla”, aggiunge una signora. Ma su questo non sono tutti d’accordo.
La discussione continua, si aggiungono altre definizioni di felicità:
“La felicità per me è nella relazione con l’altro, nell’amicizia, nell’amore”.
“La felicità è anche in piccoli, grandi piaceri: l’ascoltare musica, una sorpresa inaspettata, o un buon pranzo”.
“La felicità piena, diceva Sant’Agostino, la si dà nell’incontro con Dio”.
Le discutiamo tutte. Ci sembra che in ciascuno di questi tentativi di definizione ci sia del vero e che quando parliamo di “felicità” a volte intendiamo l’una o l’altra di queste accezioni, che possono convivere fra di loro, ma non dicono esattamente la stessa cosa. “Uno dei compiti della filosofia – aggiungo io – è proprio quello di chiarirci le idee, aiutarci a capire cosa intendiamo quando diciamo qualcosa, quale visione di noi e del mondo sta dietro una parola”.
Concludiamo con una riflessione che trova – questa sì – tutti d’accordo: c’è qualcosa nell’essere umano che lo muove alla ricerca della felicità, a tutte le età. E’ una ricerca che ha più possibilità di successo se “sai cosa vuoi, se sai come realizzare la persona che sei”. A questo punto ricorda un signore: “‘conosci te stesso’ aveva detto qualche antico!”
E con questa rievocazione del motto delfico e dell’insegnamento socratico ci avviamo a chiusura di questo nostro secondo incontro. “La volta scorsa ci siamo detti che continuiamo a cambiare, a crescere e maturare nel corso della nostra vita – rammento io -, quindi anche l’invito a comprendere se stessi non può mai dirsi esaurito. Noi certamente proseguiremo a farlo, insieme, venerdì prossimo”.


Iniziativa in collaborazione con Consultorio Ucipem Cremona e parte del Progetto “KINTSUGI UNITI CON L(‘)ORO”, Regione Lombardia Bando Terzo Settore Triennio 2023-2025.