Quattro laboratori filosofici nella Scuola dell’Infanzia “Regina Pacis” di Pralboino (BS), con bambini e bambine dai 3 ai 5 anni. Ecco com’è andata!
Secondo laboratorio
Prima parte: il dialogo
Per questo dialogo usiamo come stimolo alla riflessione l’album illustrato “Che cos’è?” di E. Roca e C. Inaraja, Fatatrac 2020.

La lettura dell’album invita i bambini a riflettere su cosa significhi ‘vedere’: Che cos’è? E se quello che vedi non fosse ciò che sembra?
Dal dialogo:
- Come facciamo a “vedere qualcosa”?
– –Servono gli occhi
- E se non siete sicuri di quello che vedete, cosa fate?
–Ci andiamo più vicino
–Oppure guardiamo meglio!
–Serve attenzione! Devi guardare bene bene.
- O se ancora non capisci?
–Provi a toccarlo
- Leggendo il libro a volte ci siamo sbagliati rispetto a quello che pensavamo di vedere, come mai?
–Perché a volte l’animale ma era piccolino
–Oppure era nascosto
–Se ne vedeva un pezzetto, ma non tutto, e sembrava qualcosa d’altro
- Quando non eravamo molto sicuri di quello che vedevamo, cosa abbiamo fatto?
–Abbiamo tirato a indovinare!
- E come si fa a tirare a indovinare?
–Si usa il cervello!
–Tiri a indovinare quando non sai una cosa, quando non sei sicuro…
-Io sono brava a indovinare!
– –Io non tanto…
Seconda parte: il laboratorio creativo
Tre stimoli per provare a “vedere altrimenti”, tre fogli bianchi con un pallino nero, una linea curva e una macchia di colore, e una sola richiesta: «Cosa vedete in questi fogli? Cosa possono essere queste forme?».

E così, i bambini fanno esercizio di immaginazione: pallino, curva e macchia si trasformano in volti, oggetti o paesaggi, a seconda di quello che ciascuno ‘vede’ in essi.
Pallino/curva/macchia diventano parte di qualcosa di più grande: il pallino diventa il naso di un coniglietto, il centro di un fiore, l’occhio di una persona; la curva la parte di un viso, il contorno di un occhio; le macchie diventano elementi di paesaggi, ecc.
Per qualche bambino da pallino, curva e macchia prendono forma figure fantastiche: una macchina volante, dei mostri, ecc.
Vi è chi, poi, inserisce l’elemento dato in una situazione del proprio vissuto: il fiore che il papà regala alla mamma, la palla di quando gioco con gli amici, la famiglia.
