Le cose di me che restano (e quelle che passano)

Laboratorio filosofico sull’identità e il divenire con i bambini e le bambine della III primaria Mario Lodi di Gerre de’ Caprioli (CR).

Siamo partiti dall’esperimento mentale della nave di Teseo e ci siamo chiesti cosa faccia sì che per noi un oggetto rimanga lo stesso pur cambiando alcune delle sue parti: e tutti i pezzi della nave venissero sostituiti, sarebbe comunque la nave di Teseo?

C’è chi si dice sicuro, in un senso o nell’altro, e chi ha qualche dubbio. Proviamo a considerare le ragioni di ciascuno, e nel corso della discussione più d’uno cambia idea. Insieme riempiamo lavagne su lavagne di appunti con le idee che man mano vengono espresse.

L’esempio della nave ci è servito per passare a considerare il cambiamento nelle persone: cosa rende una persona “quella persona” anche se il suo corpo continua a modificarsi nel tempo?

I bambini hanno ragionato insieme. Alcune cose di noi restano nel tempo: chi dice il carattere, chi i ricordi (“ma non tutti”), chi le emozioni (“però quelle vengono e poi passano”), chi i desideri o le paure (“la paura resta, ma cambiano le cose di cui si hanno paura”; “anche i desideri! Si desidera sempre qualcosa, ma da grandi si desiderano cose diverse di quando si è piccoli”). Altri aspetti di noi, dicono i bambini, cambiano nel tempo: il corpo, l’età, l’andare a scuola (“ma non il ricordo delle maestre!”)…

Ciascun bambino prova a compilare una tabella a due colonne con le cose di sè che pensa resteranno nel tempo e quelle che invece ritiene cambieranno.

Leggiamo insieme l’albo illustrato di Beatrice Alemagna, Le cose che passano, TopiPittori 2019, che ci aiuta ad aggiungere elementi al nostro quadro.

Siamo pronti per la seconda parte del laboratorio, quella creativa. Proprio come nell’albo di Alemagna, i bambini e alle bambine creano un ritratto di sè, un ritratto a più dimensioni: su una base di cartoncino scrivono le cose di loro che ritengono permangono nel tempo, e sulla carta da lucido, invece, le cose di loro che pensano passeranno.

I lavori prodotti ci dicono molto di ciascuno di loro: di come si pensano, di ciò che giudicano essenziale a renderli ciò che sono e quanto, invece, ritengono possa cambiare nel tempo.

Abbiamo terminato il laboratorio con una breve riflessione su quanto fatto. Ai bambini e alle bambine ho chiesto di rispondere liberamente ad alcune semplici domande sull’attività: c’è qualcosa in particolare che ci è piaciuto? Perchè? Hai incontrato delle difficoltà? Se si quali? Soprattuto, cosa ti sembra di aver imparato oggi?

Noi continueremo il nostro lavoro insieme in queste settimane con altre sollecitazioni di pensiero.