consigli di lettura, filosofia pubblica

Stronzate. Un saggio filosofico

Di Harry Frankfurt, On Bullshit, 1986; trad. it. di M. Birattari, Rizzoli 2005.

«Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate»

(E. Ambler, Dirty Story, The Bodley Head, 1967, p. 25)

 

In questo pamphlet, il filosofo statunitense Harry Frankfurt ci introduce la distinzione tra bugie, falsità e le Bullshit, stronzate. La distinzione non è di poco conto e presuppone un diverso rapporto con la ‘verità’.

stronzate

“Dire una bugia è un’azione con un fine preciso. Ha lo scopo di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme o di un sistema di valori […] chi dice una bugia si sottomette le costrizioni oggettive imposte da ciò che lui stesso considera la verità. Il bugiardo non può non preoccuparsi dei valori di verità. Per inventare qualunque bugia, deve credere di sapere che cosa è vero.” (p. 49)

Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. L’unica cosa che gli/le preme è ottenere i suoi scopi. Per questo inventa, sovverte la realtà. Non si impegna a contraffare il vero, semplicemente lo ignora totalmente, non se ne cura.

Da qui il monito di Frankfurt: “A causa di un eccessivo indulgere in quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudine di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi”. Per questa ragione, ci avverte il filosofo, “le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso delle menzogne” (pp. 57-58).

 

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Il pulpito e la piazza. Democrazia, deliberazione e scienze della vita, di Giovanni Boniolo

«Solo tre cose servirebbero per ben deliberare in ambito etico relativamente ai risultati della biomedicina: sapere abbastanza di biomedicina per non dire stupidaggini scientifiche, sapere abbastanza di etica (non di storia delle dottrine morali, si badi bene) per non dire stupidaggini filosofiche, sapere abbastanza di come svolgere un argomento per non parlare a vuoto» (p. XIV).

In questo volume, di facile lettura anche per i non esperti, Boniolo spiega, con molti esempi relativi al dibattito bioetico, come dovrebbe funzionare una buona deliberazione democratica: «nessuno spazio per coloro che si riducono a strumenti di demagogia e di ipocrisia: la deliberazione presuppone cittadini informati non solo su ciò su cui si deve deliberare ma sui modi stessi della deliberazione» (dalla quarta di copertina).

Un’ottima lettura per ragionare di bioetica, democrazia, informazione e deliberazione.

il-pulpito-e-la-piazza

Giovanni Boniolo è laureato in Fisica e in Filosofia. Ha insegnato in molte università in Italia all’estero, attualmente è titolare della Cattedra di Filosofia della scienza e Medical Humanities presso l’Università di Ferrara e Honorary Ambassador della Technische Universität München. Qui il suo cv: http://docente.unife.it/giovanni.boniolo/curriculum

metafilosofia

Il nuovo Esame di Stato e la centralità dell’argomentazione: il compito del docente di filosofia

Sull’ultimo numero di Comunicazione Filosofica (n°42) è uscito un mio contributo sulla riforma dell’Esame di Stato 2019.  Tra i cambiamenti significativi della riforma, particolarmente rilevante è la nuova attenzione rivolta alle competenze argomentative dei candidati, richieste in almeno due delle tre tipologie della prima prova. La riforma dell’esame di maturità si aggiunge così ai diversi richiami che da più parti, e ormai da qualche tempo, vanno moltiplicandosi circa la necessità e l’urgenza di promuovere e diffondere nei ragazzi – e nei cittadini tutti – le regole e la pratica di una “buona” argomentazione

Questo è un obiettivo formativo molto complesso e ambizioso, che probabilmente non si esaurisce con il percorso scolastico. Eppure è un obbiettivo che la Scuola deve perseguire, e per molte importanti ragioni che hanno a che fare con la formazione della nostra persona e con il vivere in comunità.  Soprattutto è un obbiettivo formativo che non può essere demandato al solo docente di lettere, ma richiede il lavoro di tutti gli insegnanti (non solo necessariamente quelli di ambito umanistico).

[Illustrazione di Angelo Ruta]

Oggetto di questo articolo è il contributo specifico del docente di filosofia – quando presente – rispetto a questo importante compito educativo. Sostengo che per rendere gli studenti lettori e comunicatori competenti non sia sufficiente introdurli a qualche procedura formale o tecnica retorica. Occorre, invece, renderli consapevoli delle potenzialità, ma anche dei limiti, dell’argomentazione. È essenziale esaminare e mettere in discussione la nostra nozione (epistemologicamente ma anche eticamente e culturalmente) determinata di argomento valido. Un esercizio, quest’ultimo, che è per sua natura tipicamente filosofico.

Nel testo presento alcuni degli argomenti in difesa della necessità per la Scuola di lavorare sulla teoria e la pratica dell’argomentazione. Affronto quindi alcune questioni meta-filosofiche sulla relazione (non scontata) tra l’insegnamento della filosofia e l’apprendimento di competenze argomentative. Concludo, infine, fornendo alcuni suggerimenti didattici per il docente di filosofia.

Qui il link all’articolo.

 

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Il Laboratorio dell’argomentazione

Segnaliamo qui “Laboratorio di argomentazione” di Pietro Alotto, compendio alla nuova edizione della “Storia delle idee filosofiche e scientifiche” di G. Reale e D. Antiseri:

“Noi riteniamo che l’insegnamento della filosofia sia un’ottima palestra per esercitare il, e per formare al pensiero critico, ma riteniamo che per farlo deve mirare in modo consapevole e mirato alla sviluppo di quelle abilità di pensiero che ne stanno alla base.”

# Pietro Alotto

Dalla “Guida per ilDocente”

Un breve estratto dalla presentazione delLaboratorio di Argomentazione, un manualetto che accompagna la nuova edizione delllaStoria delle idee filosofiche e scintifichedi G. Reale e D. Antiseri, inserita nellaGuida del Docente.


Laboratorio di Argomentazione

La didattica della filosofia a partire dalla fine degli anni ottanta ha puntato molto sulla lettura diretta dei testi. come via maestra per insegnare a filosofare e, quindi, a pensare in modo autonomo e critico. In genere, in tutti i manuali troviamo brani antologici selezionati su cui occorre svolgere attività di analisi, di ricostruzione di argomentazioni ed esercizi di vario tipo.

Le operazioni maggiormente richieste sono:

  • chiarimento di concetti, di passaggi testuali, di citazioni ecc.
  • produzione o compilazione di schemi e tabelle
  • riassunti
  • definizione di termini e concetti
  • confronto di tesi e posizioni di filosofi diversi
  • spiegazioni o verifica di passi o di interpretazioni
  • ricostruzione di argomentazioni

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Teoria e pratica dell’argomentazione (al tempo dei troll)

It’s Not Enough to Be Right—You Also Have to Be Kind

di Ryan Holiday

“Reason is easy. Being clever is easy. Humiliating someone in the wrong is easy too. But putting yourself in their shoes, kindly nudging them to where they need to be, understanding that they have emotional and irrational beliefs just like you have emotional and irrational beliefs—that’s all much harder.”

https://medium.com/s/story/its-not-enough-to-be-right-you-also-have-to-be-kind-b8814111fe1

 

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Adelino Cattani, Botta e risposta. L’arte della replica, Il Mulino 2001.

«Imparare a dibattere ha una funzione che si potrebbe definire “ecologica”, nel senso che aiuta a sopravvivere in un mondo pieno di argomenti inquinati o avvelenati: rende più avvertiti nei confronti degli innumerevoli vizi, errori, pecche, stratagemmi e espedienti, nostri e dei nostri interlocutori-avversari, che inficiano molti ragionamenti che apparentemente sembrano accettabili. […]

Cinque sono i diversi modi di dibattere individuati ed esaminati: polemica, trattativa, confronto, indagine, colloquio. […] Per ciascun tipo di dibattito sono indicati schemi argomentativi tipici, mosse prevalenti (nel duplice senso di più frequenti e più forti) e criteri di valutazione, con particolare interesse per gli effetti prodotti dalle fallacie e dalle violazioni della buona creanza dibattimentale. […]

È tragico parlare bene e avere torto, ammonisce Sofocle nella sua Elettra; ma è ancor più tragico che qualcosa sia imposto con tecniche di manipolazione subdola, le più efficaci delle quali sono quelle che non fanno intervenire la ragione e l’argomentazione.» (Adelino Cattanei, Botta e risposta. Prefazione).

 

Cattani, Botta e risposta

consigli di lettura

P. Cantù, I. Testa, Teorie dell’argomentazione. Un’introduzione alle logiche del dialogo, Mondadori, 2006.

«La teoria dell’argomentazione si interroga su che cosa significa addurre “ragioni” a sostegno delle proprie tesi e sul perché le ragioni dovrebbero convincere o persuadere l’interlocutore; si chiede se ci sono ragioni migliori di altre, in base a quali principi alcune ragioni dovrebbero essere considerate preferibili e gli argomenti che le contengono giudicati validi o migliori.

Un argomento è buono perché è basato sulle ragioni che in astratto ci paiono migliori o perché rafforza le tesi convincendo l’interlocutore dubbioso o un ampio uditorio? A chi spetta il compito di giudicare se le ragioni che adduciamo a sostegno della nostra tesi sono buone? A noi stessi, al nostro interlocutore, a una terza persona super partes, a un esperto? La forza delle ragioni è un fatto oggettivo, intersoggettivo, pragmatico?

A queste domande, che hanno importanza anche per la teoria giuridica e politica e non sono estranee allo sforzo delle società democratiche di risolvere i conflitti in forma non violenta, le diverse concezioni dell’argomentazione messe in dialogo in questo volume danno risposte diverse e ricche di interessanti implicazioni» (Dalla quarta di copertina)

Teorie dell'argomentazione