didattica della filosofia, Esercizi filosofici, Fil(m)osofia

Cinema, filosofia e Debate!

Esercizio filosofico per gli ultimi giorni di scuola.

  1. Vedremo uno o più trailer o spezzoni di film o serie
  2. Li analizzeremo: quali questioni filosofiche (epistemologiche, etiche, politiche, ecc.) pone?
  3. Proveremo a formulare una ‘mozione’ per ciascuno di essi, ossia una questione dibattibile.
  4. In gruppi, lavoreremo sulla questione, cercando di formulare argomenti PRO o CONTRO.
  5. Debate: due gruppi per ciascuna mozione si sfideranno in un dibattito.

Un modo divertente per ritrovare teorie e concetti affrontati durante l’anno scolastico in altre forme, esercitare lo ‘sguardo filosofico’ di analisi del reale, e un’occasione per discutere insieme di tematiche che ci stanno a cuore.

Per consigli su possibili film da utilizza vai alla rubrica Fil(m)osofia.

Fil(m)osofia

Una poltrona per due: breve analisi filosofica

Come ogni Natale, Italia1 lo propone ininterrottamente la sera della Vigilia dal 1997, anche quest’anno è andato in onda “Una poltrona per due” [Trading Places] (1983), classico degli anni ’80, con protagonisti Eddie Murphy e Dan Aykroyd.

La trama è nota ai più: Louis Winthorpe (interpretato da Dan Aykroyd) è un giovane, ricco e ambizioso dirigente, mentre Billie Valentine (Eddie Murphy) un povero mendicante, che finge di essere storpio e cieco per raccogliere qualche elemosina. Le loro vite, lontanissime ed entrambe apparentemente ben definite e segnate nelle rispettive traiettorie verso il successo e l’emarginazione sociale, vengono stravolte quando durante le festività natalizie i due ricchissimi fratelli Duke, gli anziani proprietari dell’azienda amministrata da Louis decidono di fare ‘un esperimento scientifico’.

Il più anziano dei due fratelli Randolph è convinto che sia l’ambiente a fare l’uomo: una buona formazione, la migliore società, un certo circolo di relazioni, sono questi gli elementi che decidono del successo o l’insuccesso di una persona. Mortimer, all’opposto, è convinto che siano i talenti di ciascuno a determinare la sua fortuna. Decidono quindi si fare una scommessa, per ben un dollaro le vite dei due malcapitati verranno scambiate: se in poco tempo i due calzeranno perfettamente ciascuno della vita dell’altro, allora avrà ragione Randolph. Le due vittime, accortesi del gioco crudele, si alleeranno e riusciranno a stravolgere gli eventi con una astuta mossa in borsa che rovinerà i due aridi fratelli Duke.

IlPost qualche giorno fa ha dato una spiegazione delle dinamiche finanziarie implicate, soprattutto sul finale, illustrando bene cosa sono i futures e come vengano usati dai protagonisti. Noi, qui, proponiamo invece una spiegazione filosofica dell’interrogativo etico-politico posto all’inizio della storia: è l’ambiente a determinare il successo (o insuccesso di una persona) o sono le sue capacità?

La domanda, posta con una certa preveggenza in questa pellicola degli inizi degli anni ’80, è oggi al centro di un dibattito molto acceso in filosofia: quello sulla natura del merito. Esiste qualcosa come il merito del singolo? O è anch’esso il risultato di una serie di variabili anzitutto sociali? La questione non è di poco conto come si potrebbe ad un primo sguardo pensare. A seconda della risposta, infatti, tutta la retorica sulla meritocrazia e sul premiare i migliori per bilanciare l’equità sociale acquisisce o perde senso.

Solo se possiamo considerare il merito una qualità individuale, frutto delle fatiche e degli sforzi dell’individuo, ha senso, infatti, ricompensarlo e premiarlo (principio della meritocrazia).

Se, invece, il merito è il risultato di diversi fattori, quali l’educazione, l’accesso a servizi e risorse, il contesto sociale e anche emozionale che ci circonda, allora ci si può chiedere perché premiare chi ha già vinto la lotteria della vita, trovandosi a vivere e crescere in condizioni di vantaggio rispetto ad altri. In questo caso, si possono pensare a politiche diverse, come le Affirmative Action (qui per capire cosa siano) attente a ricompensare eventuali svantaggi o discriminazioni subite (teoria della giustizia distributiva).

La questione è complessa, ed implica altri importanti valori della nostra società, quali quello di solidarietà, eguaglianza ed equità, con tutte le loro sfumature di significato. Certamente, porsi l’interrogativo, come fanno i due anziani fratelli Duke, aveva senso negli anni ’80 in cui la retorica della meritocrazia si affermava prepotentemente (e non solo nelle pellicole hollywoodiane), ma continua ad aver senso ancora oggi, quando questo concetto viene da più parti problematizzato (rinviamo sotto ad alcuni approfondimenti).

C’è una logica anche nell’ambientazione natalizia della storia, a pensarci bene, perché è soprattutto a Natale che il principio del ‘vinca il migliore’ si scontra con quello della solidarietà e con il tentativo di lavorare per una società più equa.

Per approfondire la questione del merito:

Che cos’è il merito? Prima tappa di un percorso didattico tematico

Non è tutto merito ciò che luccica: per una critica del principio del merito

Merito ed equità sociale: una sfida impossibile?

Esercizi filosofici, Fil(m)osofia

Fil(m)osofia: esercizio di filosofia con il cinema

Esercizio filsofico per le vacanze, per gli alunni di liceo o per chiunque ne avesse piacere!

Guarda un film, puoi scegliere tra quelli consigliati (vedi nella sezione Fil(m)osofia del sito) o uno a tuo piacere.

Scrivi una breve recensione filosofica. Individua uno o più temi filosofici che la pellicola propone, possono essere questioni epistemologiche (es: come conosciamo la realtà? La nostra conoscenza è affidabile? Potremmo essere ingannati nella nostra percezione del mondo? Ecc.), metafisiche (cosa esiste? Dio esiste? Abbiamo un’anima? Cosa c’è dopo la morte? Ecc.) o etico-politiche (cosa è giusto o sbagliato? Quali diritti dovrebbero avere i cittadini? Ci sono forme di discriminazione in una data comunità? Quale ruolo svolgono i nostri pregiudizi nella vita di comunità? Ecc.).

Il film potrebbe toccare la questione da te individuata in modo esplicito o implicito: il tema scelto potrebbe svolgere un ruolo centrale nella trama, o servire solo da contorno della storia, non importa. Ciò che conta è che tu l’abbia riconosciuto come una questione degna di interesse.

Illustra brevemente la questione così come viene presentata nel film (puoi anche descrivere una o più scene) e poi spiega con parole tue qual è il problema filosofico posto.

Puoi aggiungere una tua opinione personale sulla questione specifica o su come il film la propone. Pensi che la pellicola aiuti a chiarire il problema filosofico? La storia trattata sollecita una riflessione sul tema e come? Invita il pubblico a riflettere su aspetti generalmente poco trattati del problema? In che modo il film ha aiutato te personalmente a ragionare sulla questione?

L’esercizio vuole fornire un molteplice stimolo formativo: esercitare l’esposizione scritta con un lavoro autonomo e piacevole; invitare a guardare con occhi diversi un film, abituandosi a cercare in qualsiasi opera (anche in quelle meno scontate) un’occasione per riflettere su temi fondamentali della nostra esistenza; infine, e non da ultimo, vuole offrire l’occasione di ritrovare quanto studiato nei ‘classici’ della filosofia in altre forme e linguaggi più vicini alla sensibilità di chi li sceglie.

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A proposito dello scetticismo e i suoi argomenti

Consigli di visione

Lo scetticismo è quella dottrina filosofica che mette in dubbio la veridicità della nostra conoscenza. Lo scetticismo non sostiene necessariamente che la nostra percezione della realtà sia falsa, nè che la realtà non esista, solo mette in dubbio che quanto noi conosciamo di questa realtà corrisponda al vero.

Lo scetticismo è una delle dottrine più antiche e nel corso della storia è stata ripresa innumerevoli volte da diversi pensatori. Gli argomenti più spesso utilizzati dallo scettico sono generalmente i seguenti.

1) L’argomento della fallibilità della conoscenza sensibile:

I nostri sensi sono continuamente vittima di illusioni percettive e noi non siamo sempre in grado di distinguere le percezioni illusorie da quelle vere.

2) L’argomento del sogno:

È uno dei più antichi e dei più ricorrenti nella riflessione filosofica: non riusciamo sempre a distinguere tra sogno e veglia, quindi dovremmo dubitare della nostra esperienza.

3) L’argomento del genio maligno o del super computer:

Potremmo essere vittima di un’illusione, tutta la nostra realtà potrebbe essere frutto di un artificio ad opera di un genio maligno che vuole ingannarci. In questa versione l’argomento fu formulato da Cartesio. Hilary Putnam nel ‘900 ne ripropose una versione contemporanea, sostituendo alla figura del genio maligno quella di un super computer.

Gli argomenti scettici hanno ispirato moltissime opere della cinematografia. Ve ne consigliamo due, particolarmente celebri. Provate a rivedere questi film in questa chiave. Buona visione!

The Truman Show (1998)

The Truman Show è un film del 1998 diretto da Peter Weir, su soggetto di Andrew Niccol, e interpretato da Jim Carrey.

“Truman Burbank nasce ripreso da una telecamera. Poi, per trent’anni continuerà ad esser ripreso a sua insaputa da telecamere che lo seguiranno in ogni luogo della sua vita, per strada, al lavoro, a letto. Lui non lo sa, ma fa parte di uno show televisivo. Tutto ciò che c’è intorno a lui è un set, le persone sono attori e comparse, le case, la polizia, i vigili del fuoco, tutto è set, persino l’acqua del mare è fasulla. Sua moglie e il suo migliore amico sono attori. Sopra tutti c’è Christof, dio-demiurgo-produttore, che gestisce la vita del poveretto. Naturalmente tutta l’America impazzisce per il programma verità, in virtù della regola del voyeurismo, molla televisiva irresistibile. Poi Truman ha qualche sospetto, diventa sicuro del trucco e cerca di scappare più volte.” (da https://www.mymovies.it/film/1998/thetrumanshow/ ).

  • Riprende l’argomento cartesiano del genio maligno che ci inganna: la realtà che conosciamo è vera o potrebbe essere frutto di una distorsione/finzione?

Matrix (1999)

Scritto e diretto da Andy e Larry Wachowski.

Matrix mette in scena il dubbio scettico: quella che stiamo vivendo non è altro che l’illusione creata da una macchina, siamo cervelli in una vasca attaccati ad un potentissimo computer.

Un gruppo di ribelli si organizza in una resistenza contro le macchine, nel tentativo di risvegliare l’umanità dal sogno artificiale in cui è immersa.

Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti per nasconderti la verità”.

  • Riprende l’argomento dei cervelli in una vasca proposto dal filosofo Hilary Putnam: non solo la mia conoscenza della realtà potrebbe essere falsa, ma la realtà stessa potrebbe non esistere.
Fil(m)osofia

Dark, Tenet e il (nuovo) paradigma del viaggio nel tempo nell’immaginario cinematografico

È da poco uscito l’ultimo lavoro di Christopher Nolan, Tenet. Il film, uno spy movie fantascientifico, sta facendo molto parlare di sé: il primo grande successo internazionale post lock down è una intricata storia di viaggi nel tempo – resa da spettacolari soluzioni cinematografiche e registiche.

La pellicola richiama inevitabilmente Dark, serie televisiva tedesca di grande successo, prodotta da Netflix in tre stagioni (2017-2020). Dark e Tenet sono entrambe storie di viaggi nel tempo. Senza entrare troppo nel dettaglio (ed evitando di fare spoiler), i loro protagonisti riescono a spostarsi nel passato e nel futuro, intervenendo di volta in volta negli eventi, incontrando i loro stessi di diverse età e (apparentemente) modificando la loro storia.

Nulla di nuovo dal tipico topos dei viaggi nel tempo già descritto negli anni ’80 dal film cult Ritorno al futuro (1985)? In realtà no. Siamo di fronte a una distinta concezione del tempo, con tutte le rispettive conseguenze metafisiche ed esistenziali che ne derivano.

In Ritorno al futuro si assume una concezione lineare del tempo – quella che probabilmente più risponde alla nostra intuizione comune –, pensato come progressione di prima e dopo che non si incontrano mai, succedendosi in una retta che si potenzialmente continua all’infinito. Ogni intervento su questa linea produce una variazione nella storia e quindi crea un universo parallelo di eventi, una nuova linea del tempo. Quando Marty agisce sul proprio passato, inevitabilmente lo modifica, e genera una nuova serie temporale di eventi che produrrà un futuro diverso da quello dal quale egli è venuto.

Dark e Tenet, invece, nella differenza delle loro rispettive storie e ambientazioni, assumono entrambi una concezione circolare del tempo, in cui passato e futuro si incontrano dando via all’eterna ripetizione dell’uguale.

Viene riproposta così una comprensione del tempo tipica del mondo antico. Per gli antichi greci tutto ciò che è chiuso, finito, è compiuto, e pertanto perfetto: il finito trova nel proprio limite la propria determinazione e quindi anche la propria specifica natura o essenza. Per il pensiero greco solo qualcosa di finito è ordinato, regolato da proporzioni e quindi è misurabile, comprensibile, intellegibile. Al contrario l’infinito, l’illimitato (anche temporale) era associato all’indeterminato, a qualcosa di non compiuto e quindi di inevitabilmente difettoso. L’infinito, sfuggendo a qualsiasi misura e ordine, si apre al caos, non lo si può dominare, nè comprendere. L’uomo non può nulla contro l’infinito.

Lo spettatore moderno, tuttavia, fatica ad apprezzare questa compiutezza. Siamo abituati a pensare all’infinitezza (di tempo, denaro, felicità, ecc.) come ad una risorsa desiderabile, nella sua impossibilità. Al nostro sguardo risultano sconvolgenti i mondi di Tenet o Dark, in cui passato e futuro si ripiegano l’uno sull’altro, influenzandosi a vicenda e rendendo impossibile capire cosa abbia originato cosa o se vi sia una causa prima del tutto.

Soprattuto, però, viene da chiedersi: se l’inizio è già predeterminato dalla sua fine, il passato dal futuro, che spazio resta al libero arbitrio dell’individuo? L’uomo è davvero libero di determinare il proprio destino o è una pedina che segue la necessità del suo destino, già inesorabilmente scritto?

In gioco vi è la questione della libertà o determinatezza dell’uomo di fronte al proprio destino. Forse è questa la ragione per la quale la visione ciclica del tempo si mostra così maledettamente asfissiante agli occhi moderni: la nostra intuizione comune sembra legata all’idea che l’uomo sia libero, almeno in parte, di scegliere chi essere e chi diventare.

Fra i due topos cinematografici di viaggi nel tempo, ci appare addirittura rassicurante nel confronto lo scenario descritto da Ritorno al futuro, dove tutto aveva una sua chiara logica lineare, di progressione tra causa ed effetto.

Ritorno al futuro – in linea con il sogno americano anni ’80 – ci proponeva un soggetto protagonista della propria storia, così capace e potente rispetto alla sua esistenza da poter intervenire con anche un solo gesto significativo (ribellarsi ad un bullo, il coraggio di baciare la ragazza dei propri sogni…) a cambiare per sempre la propria vita.

Gli universi chiusi e compiuti di Dark e Tenet suggeriscono tutt’altro. Qui l’individuo, per quanto perspicace, capace, o abile, non ha per nulla il controllo della propria esistenza, neppure quando giunge a comprendere il segreto che la governa. Nemmeno la conoscenza della legge (logos) che regge la realtà gli consente il potere di intervenire su di essa. In questo, Dark e Tenet si allontanano dal pensiero greco, rivelandosi in tutta la loro postmodernità: per i loro protagonisti non c’è nessuna funzione liberatoria della ragione, nella comprensione del logos, viaggiare nel tempo e comprenderne i segreti non li rendi più liberi nè felici.