consigli di lettura

La misura dell’anima. Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici

di Richard Wilkinson e Kate Pickett, Feltrinelli 2009

Un’analisi spietata e dati alla mano sugli effetti della disuguaglianza nelle nostre società. Gli autori partono da una domanda: «Com’è possibile che abbiamo creato tanta sofferenza mentale ed emotiva, nonostante i livelli di ricchezza e di agio che non hanno precedenti nella storia umana?». La risposta viene data in modo chiaro: «I problemi della società benestanti non sono causati da un livello di ricchezza troppo basso (o magari troppo alto), bensì da disparità troppo pronunciate dei tenori di vita materiali dei membri della società. Ciò che conta è la posizione relativa dell’individuo rispetto ad altri nella società in cui vive» (corsivo mio).

La misura dell'anima

L’analisi di Wilkinson e Pickett si sviluppa in tre momenti. Nella prima parte del volume viene dimostrato che oltre un certo limite, alla crescita di benessere materiale non segue più una corrispettiva crescita di benessere psicologico e sociale. Nella seconda parte gli autori analizzano le diverse tipologie di costi della disuguaglianza, costi non solo economici, ma anche sociali, culturali, etici e finanche psicofisici. Infine, nella terza e ultima parte del volume, vengono indagate alcune possibili ricadute positive di una società più eguale sull’economia, la politica e anche sull’ambiente.

Un testo utile per abbattere alcuni luoghi comuni su ricchezza e progresso e riflettere sui fattori che davvero influiscono sulla nostra qualità della vita.

consigli di lettura, filosofia pubblica

Sul Salone del libro, la libertà di parola e il paradosso della tolleranza

In questi giorni hanno dominato le polemiche circa la partecipazione, poi revocata, di una casa editrice vicina agli ambienti di estrema destra al Salone del libro di Torino. Le problematiche implicate sono molte, ne affrontiamo qua una, attorno alla quale ci sembra ruoti tutta la questione: devono esservi, e se sì quali, dei limiti alla libertà di parola?

La libertà di parola è certamente un diritto, riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle Carte internazionali, ma può essere un diritto assoluto? O, come tutti i diritti, deve valere nel rapporto con altri diritti e doveri?

Sul tema si è soliti richiamare una citazione, falsamente attribuita a Voltaire, in difesa della libertà di espressione: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Il problema di questa posizione è che sembra avere esiti disastrosi.

La difficoltà e le inaspettate conseguenze della difesa ‘senza se e senza ma’ di questo diritto sono state messe in luce dal filosofo Karl Popper – oltre che dalla storia del secolo scorso. Popper ha l’ha definito come il “paradosso della tolleranza”. Qui una vignetta che lo illustra chiaramente:

Paradosso della tolleranza

La questione filosofica diviene naturalmente anche giuridica. La legislazione italiana, come spiegato in questo articolo di ieri de ilPost (Come funziona il reato di “apologia di fascismo”), non è rigida al riguardo e demanda al giudice di volta in volta stabilire se un caso incorre nel reato di apologia del fascismo o rientra nell’esercizio della libertà di espressione.

Per approfondire la tematica rinviamo ad un recente libretto di Nigel Warburton, Free Speech: A Very Short Introduction, OUP 2009 (Libertà di parola. Una breve introduzione, Raffaello Cortina Editore):

«una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto? Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo» (dalla quarta di copertina).

Risultati immagini per libertà di parola nigel warburton

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La Costituzione italiana spiegata bene (e illustrata a caratteri mobili)

I Principi Fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana illustrati attraverso la genesi dei suoi articoli. A cura di Guido Pulcher e con illustrazioni di Andrea Vendetti. Pubblicata da FN, sito di critica editoriale e letteraria fondato da Federico Novaro.

Qui la genesi e illustrazione dell’articolo 1.

 

consigli di lettura

Norberto Bobbio, L’età dei diritti, Einaudi 1990.

In un momento in cui si torna a discutere di diritti e del loro fondamento, consigliamo un classico della letteratura sul tema. In questo lavoro Norberto Bobbio, uno dei massimi filosofi del diritto del ‘900, indaga e discute il concetto di ‘diritti dell’uomo’.

Tra le sue tesi vi è quella che i diritti umani non siano valori assoluti, ma storicamente e culturalmente determinati, con un’origine ben definita nella storia ed un percorso di affermazione tutt’altro che lineare.

Il problema principale oggi rispetto ai diritti dell’uomo – questa l’analisi di Bobbio – non è tanto quello della loro giustificazione per mezzo dell’individuazione di un presunto fondamento assoluto, quanto quello della loro protezione e attuazione, nella convinzione che la difesa dei diritti dell’uomo sia strettamente connessa a quella della democrazia e della pace.

Bobbio, L'età dei diritti

consigli di lettura

Alessandra Facchi, Breve storia dei diritti umani, Il Mulino 2007

«Il primo presupposto, implicito, di questo testo è quello di assumere i diritti umani non come dato assoluto, ma come un prodotto storico e ciò significa cercarne le origini e i fondamenti nelle condizioni sociali e culturali della loro affermazione» (da Premessa, p. 7)

breve storia dei diritti umani

Fil(m)osofia

Gattaca. La porta dell’universo (1997) _ Regia di Andrew Niccol

Il film racconta di un prossimo futuro in cui i figli possono venir selezionati allo stadio embrionale sulla base del loro corredo genetico. I genitori possono così scegliere figli privi di patologie ereditarie e con bassa possibilità di riscontrare malattie.

In questa società si crea quindi una separazione tra individui di ‘serie A’, nati con un corredo genetico perfetto e destinati a professioni qualificanti e strategiche per la società, e individui di ‘serie B’, concepiti naturalmente e per questo più esposti a malattie o deficienze fisiche, e relegati ai margini della società.

Che ne è dei diritti di autodeterminazione degli individui? Il corredo genetico definisce ciò che siamo e come dovremmo vivere?

gattaca_1997_movie_poster

Fil(m)osofia

Mi piace lavorare (Mobbing), 2003, di Francesca Comencini

Vincitore al festival di Berlino nella sezione “Panorama” (2004).

Un documento di denuncia contro il mobbing, pratica sempre più diffusa nel mondo del lavoro tramite la quale il dipendente viene progressivamente isolato e umiliato al fine d’indurlo a licenziarsi.

Un film per ragionare con gli studenti di diritti (negati) e di lavoro.

 

Mi piace lavorare

consigli di lettura

Costituzione italiana: i Principi fondamentali (Serie diretta da Pietro Costa e Mariuccia Salvati), Carocci Editore, 2017.

«Nel settantesimo anniversario della sua nascita, una serie di brevi volumi illustra la straordinaria ricchezza di motivi e implicazioni racchiusa nei principi fondamentali della nostra Costituzione ricostruendone la genesi ideale, ripercorrendo le tensioni del dibattito costituente, interrogandosi sulla loro effettiva applicazione e attualità» (dalla quarta di copertina, vol. 1).

Costituzione italiana, Carocci serie

Fil(m)osofia

Il diritto di uccidere [Eye in the Sky], regia di Gavin Hood, 2015

La pellicola ripropone in chiave cinematografica e contemporanea il dilemma del trolley: è lecito sacrificare un innocente per salvare più vite umane?

Il dilemma morale viene presentato secondo i rispettivi punti di vista dei diversi poteri dello Stato in conflitto tra loro (potere militare, giuridico e politico).

Alla fine, purtroppo, qualsiasi decisione venga presa costerà la vita di qualche innocente.

locandinail diritto di uccidere