Evento, filosofia pubblica

Filosofia d’estate: laboratorio filosofico online

Introduzione alla filosofia I

Che cos’è un laboratorio filosofico:

È un momento di riflessione e dialogo razionale guidato. A partire da un testo, si viene condotti nell’esame di alcune questioni filosofiche attraverso la discussione in gruppo. Si lavora sull’argomentazione, provando a riconoscere buoni da cattivi argomenti, smascherando assunzioni e pregiudizi impliciti nelle opinioni di ciascuno, ed esercitando la capacità di analisi di questioni complesse.

Il laboratorio è aperto a tutti gli interessati (sino ad un massimo di 8 persone), non sono necessarie conoscenze filosofiche pregresse.

Il testo scelto è la celebre introduzione alla filosofia di Thomas Nagel. L’opera è ormai un classico della divulgazione filosofica, Nagel riesce con un linguaggio semplice ma preciso a presentare alcune delle più grandi domande filosofiche: come conosciamo qualcosa, il problema delle altre menti, il problema mente-corpo, la natura del linguaggio, il libero arbitrio, il fondamento della moralità, l’idea di giustizia sociale, la natura della morte, il significato della vita.

«Questo libro è una breve introduzione alla filosofia per persone che del soggetto ignorano i rudimenti. […] Questa è una introduzione diretta a nove problemi filosofici, ciascuno dei quali può essere compreso in se stesso, senza riferimento alla storia del pensiero. Non discuterò i grandi scritti filosofici del passato o lo sfondo culturale di quegli scritti. Il nucleo della filosofia sta in certe questioni che lo spirito riflessivo umano trova naturalmente sconcertanti, e il modo migliore per cominciare lo studio della filosofia è pensarci sopra direttamente. Una volta fatto ciò, si è nella posizione migliore per apprezzare il lavoro di altri che hanno cercato di risolvere gli stessi problemi.»

Nagel, una brevissima introduzione_

Come funziona:

Useremo Zoom. Vi basterà scaricare l’app gratuita Zoom Cloud Meeting (https://zoom.us/meetings ). Riceverete alla mail da voi indicataci un invito prima di iniziare il nostro incontro, dovrete cliccare sul link e accettare di unirvi all’incontro (“Join Meeting”).

Una selezione di brani verrà inviata via mail agli iscritti.

Sono possibili due opzioni, una pomeridiana ed una serale. Gli incontri partiranno se si raggiunge un numero minimo di 4 iscritti, per un numero massimo di 8. Al momento della prenotazione, indicare l’opzione scelta.

Tematica Gruppo pomeridiano Gruppo serale
Come conosciamo qualcosa Venerdì 10 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 9 luglio

Ore 20.30-22

Il problema delle altre menti Venerdì 17 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 16 luglio

Ore 20.30-22

Il problema mente-corpo Venerdì 24 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 23 luglio

Ore 20.30-22

La natura del linguaggio Venerdì 31 luglio

Ore 14-15.30

Giovedì 30 luglio

Ore 20.30-22

 

Quanto costa:

40 euro per 4 incontri da 1,5 ore ciascuno, per un totale di 6 ore.

Come iscriversi:

Per prenotarsi, o per ulteriori informazioni scrivi a: info.filosoficamente@gmail.com

 

www.filosoficamentelab.com ; https://www.facebook.com/filosoficamente.lab/

Evento, filosofia pubblica

Filosofia d’estate: laboratorio filosofico online

Esercizi di dialogo filosofico: per fare filosofia con i bambini

Che cos’è un laboratorio filosofico:

È un momento di riflessione e dialogo razionale guidato. Lo scopo specifico di questa proposta è avvicinare insegnanti ed educatori alla pratica del far filosofia con i bambini, e consentire a chi già la conosce di affinare tecniche e strategie operative facendo esperienza di momenti di dialogo filosofico con adulti e colleghi. Può essere anche un lavoro preparatorio per sessioni da portare in classe.

Lavoreremo su un bellissimo racconto illustrato, appositamente pensato per fare filosofia con i bambini: A. Sátiro, La coccinella Isabella, edizioni Junior 2004. Leggeremo insieme il testo, e a partire da questo si discuteranno le questioni emerse in un momento di dialogo guidato. Alla fine, ragioneremo insieme su quanto fatto (metacognizione), provando a ricostruire il percorso che ha preso il nostro ragionare collettivo, le eventuali risposte individuate e le molte domande aperte.

La coccinella isabella

Il laboratorio è aperto a tutti gli interessati (sino ad un massimo di 8 persone),

non sono necessarie conoscenze filosofiche pregresse.

Come funziona:

Ci troviamo a cadenza settimanale, a distanza, usando Zoom. Vi basterà scaricare l’app gratuita Zoom Cloud Meeting (https://zoom.us/meetings ). Riceverete alla mail da voi indicataci un invito prima di iniziare il nostro incontro, dovrete cliccare sul link e accettare di unirvi all’incontro (“Join Meeting”).

Non è necessario l’acquisto del libro.

Sono possibili due opzioni, una pomeridiana ed una serale. Gli incontri partiranno se si raggiunge un numero minimo di 4 iscritti, per un numero massimo di 8. Al momento della prenotazione, indicare l’opzione scelta.

Gruppo pomeridiano Gruppo serale
Martedì 7 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 8 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 14 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 15 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 21 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 22 luglio

Ore 20.30-22

Martedì 28 luglio

Ore 14-15.30

Mercoledì 29 luglio

Ore 20.30-22

 

Quanto costa:

40 euro per 4 incontri da 1,5 ore ciascuno, per un totale di 6 ore.

Come iscriversi:

Per prenotarsi, o per ulteriori informazioni scrivi a: info.filosoficamente@gmail.com

www.filosoficamentelab.com ; https://www.facebook.com/filosoficamente.lab/

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Che cos’è il merito? Prima tappa di un percorso didattico tematico

Il principio del merito come criterio di distribuzione dei beni o di opportunità è oggi saldamente fissato nel nostro sentire comune: lo si ritiene un legittimo ascensore sociale e lo si difende come garanzia di equità di trattamento contro privilegi e discriminazioni. Ma siamo sicuri che funzioni davvero? Soprattutto, siamo certi di sapere di cosa stiamo parlando quando usiamo il termine ‘merito’ o quando difendiamo la ‘meritocrazia’?

Ne ho discusso con i miei studenti in queste ultime lezioni di didattica a distanza in un percorso tematico appositamente dedicato al concetto di merito.

Diversi gli aspetti affrontati (che rimando a più post). Siamo partiti chiedendoci:  

Cosa definisce il concetto di “merito”? Quando riteniamo una persona meritevole di qualcosa?

Nella storia del pensiero è probabilmente Aristotele il filosofo che fra i primi ne ha difeso il valore: tra più persone che vorrebbero lo stesso bene, questo deve andare a chi se lo merita di più, sostiene lo stagirita.

Cosa significa, però, meritarsi qualcosa? Lo stesso Aristotele sapeva che non era affatto semplice rispondere a queste domande:

«tutti infatti concordano che nelle ripartizioni vi debba essere il giusto secondo il merito, ma non tutti riconoscono lo stesso merito, bensì i democratici lo vedono nella libertà, gli oligarchici nella ricchezza o nella nobiltà di nascita, gli aristocratici nella virtù» (Aristotele, Etica Nicomachea, V, 1131a, 25 ss.).

Il concetto di merito, suggerisce Aristotele, non è universalmente definito, ma rimanda a preferenze soggettive, storicamente e culturalmente determinate. Basta riflettere sul fatto che ciò che è considerato meritorio qui e oggi non necessariamente lo è in altre parti del mondo o lo era nell’Antica Grecia.

Con gli studenti ci siamo quindi chiesti che cosa fosse il merito per noi: quali elementi riteniamo debbano rientrare nella considerazione del merito? Ci abbiamo ragionato e discusso insieme, e queste alcune considerazioni emerse:

  • Le competenze acquisite: il primo elemento individuato è quello della competenza, per cui si premia chi sa far meglio una certa cosa (sia un esercizio di matematica, la corsa dei 100m, o un lavoro a progetto). Questo criterio ha inizialmente trovato tutti concordi e non ha sollevato nessuna critica o obiezione tra gli studenti. [Non abbiamo problematizzato qui il rapporto tra competenze e opportunità, e quindi disuguaglianza sociale, lo si è fatto in un momento successivo].
  • L’impegno profuso: anche questo è un fattore che assume grande importanza per gli studenti e che incontra il favore di quasi tutti. Ma in questo caso se si approfondisce un attimo la questione emergono distinguo e precisazioni interessanti. Ad esempio, tutti ritengono che l’impegno mostrato da un candidato debba venir considerato quando in suo favore, per cui un certo risultato acquisisce più peso se ottenuto con grande impegno. Più problematico risulta invece diminuire il credito di un buon risultato se raggiunto con poco sforzo, eventualità che appare ai più come un’ingiustizia: “non è colpa del candidato se è bravo a fare una certa cosa e non ha bisogno di grande impegno per ottenere i risultati”, oppure, “se riesce anche con poco sforzo in una certa attività può significare che si è impegnato in passato ed ora è competente; non sarebbe giusto svantaggiarlo per questo“.  Inoltre, anche se ritenuto un elemento importante, pochi arriverebbero a sostenere che l’impegno possa essere l’esclusivo criterio di merito, indipendentemente dai risultati ottenuti. Infine, si è ammesso che non è banale riconoscere e tanto meno misurare l’impegno profuso.
  • I talenti naturali: la proposta di valorizzare i talenti naturali è risultata da subito molto problematica. Vi è la questione di che cosa sia un ‘talento’ e se vi siano talenti del tutto ‘naturali’. Per amore di discussione l’abbiamo definito una qualunque capacità che l’individuo possiede senza particolari sforzi. I più ritengono il talento naturale frutto di fortuna e come tale non andrebbe premiato. È molto problematico, tuttavia, capire come si possa neutralizzare la disparità di talenti naturali nella valutazione. Un’alunna ha proposto di farlo guardando al miglioramento relativo delle performance in un tempo dato, ma qualcuno ha obbiettato che così si avvantaggerebbe chi parte da livelli bassi e ha ampi margini di miglioramento, rispetto a chi parte da livelli più alti. Altri hanno sostenuto che neutralizzare il talento non avrebbe senso per il ruolo da esso giocato nel determinare la performance finale.
  • Le qualità morali: anche questo elemento non ha trovato tutti d’accordo. Anzitutto, non è scontato determinare quali siano le qualità morali da apprezzare. Di nuovo semplificando, abbiamo provato a ragionare assumendo come qualità morali ampiamente riconosciute l’onestà e il rispetto altrui. Per alcuni queste qualità rivestono grande importanza nella valutazione del merito di una persona, e possono diventare un elemento decisivo o addirittura prioritario rispetto ad altri; per altri, l’ambito morale non è sempre pertinente nella valutazione e premiazione dei meriti (uno studente ha rilevato che la correttezza morale ci interessa molto se dobbiamo selezionare un amministratore pubblico o un insegnante, ma può interessarci meno se dobbiamo selezionare un bravo musicista o tecnico). Per altri ancora, le qualità morali sono sempre importanti, ma la loro valutazione sarebbe troppo sfuggente e potrebbe aprire a discriminazioni sulla base di pregiudizi o stereotipi.  
  • I risultati ottenuti (le performance) anche se frutto di fortuna: un ultimo elemento che si è voluto considerare nel nostro esame è stata la prestazione. Questa si distingue dalle competenze acquisite poiché potrebbe essere determinata da fattori contingenti. Su questo aspetto la discussione si è accesa tra chi propendeva per tentare di neutralizzare il fattore ‘fortuna’, inserendo considerazione sul lungo periodo (si pensi ad esempio alla selezione di alcuni atenei prestigiosi a numero chiuso, dove il risultato del test d’ingresso viene calmierato da altri parametri che guardano alla storia del candidato), e chi invece – ritenendo tutti gli altri fattori altrettanto arbitrari – preferiva per valutare una prestazione una tantum, nel tentativo di semplificare la questione.

Non siamo giunti a una definizione concorde del concetto di merito, ma il lavoro svolto ha fatto emergere tutta la complessità di una questione apparentemente chiara o banale, consentendo così ad alcuni di noi di “vedere per la prima volta” un problema in ciò che veniva dato per scontato. Per chi scrive, è proprio questo uno dei compiti della filosofia: rilevare la complessità, i distinguo, le eccezioni, le contraddizioni laddove altrimenti non le noteremmo.   

La sollecitazione di Aristotele ci è quindi servita per una riflessione e un esame di alcune nostre assunzioni e convinzioni irriflesse: “che vinca il migliore” ci trova generalmente tutti concordi… fino a che non ci si chiede che cosa significhi essere il migliore.

[Segue: 2/ Non è tutto merito ciò che luccica. Per una critica al concetto di merito]

consigli di lettura, didattica della filosofia

Il re della foresta di Stefania Nardone

Materiali per fare filosofia nell’Infanzia.

“La storia di Lucio, un bambino di 4 anni impegnato insieme ai compagni e all’insegnante nella realizzazione di uno spettacolo teatrale e affascinato dalla figura del “capo”, stimola spunti interessanti per riflettere insieme ai bambini su diversi temi: la sottile dialettica tra libertà e necessità, la possibilità di valutare cosa sia da ritenere giusto e di prendere decisioni in comune” (dalla pagina dell’editore Liguori).

Nardone il re della foresta1

Noi abbiamo usato il primo paragrafo per una simulazione di una sessione in classe durante il corso di formazione docenti Filosofiamo:

“Graauuurr! Io sono il re della foresta. Sono il più bello e il più forte di tutti gli animali.

Indovina che animale sono? Quando faccio un grande ruggito tutti scappano.

Graauuurr! Se ancora non hai indovinato, ti aiuto. Sono giallo, ho i denti appuntiti, la coda lunga con un ciuffo alla fine e una bella criniera marroncina.

Ora che hai indovinato, forse stai pensando: «Ma come è possibile che un leone parli?».

In realtà non sono proprio leone vero. Sono un bambino come te. Mi chiamo Lucio. A scuola stiamo preparando la recita di Carnevale. Io sono stato scelto per fare il leone. Sono contento. Il leone mi piace proprio tanto. Qual è l’animale che ti piace di più?”

Nella analisi del breve testo fatta insieme ai docenti, sono emerse molte possibili tematiche e questioni da affrontare con i bambini per un momento di dialogo-ricerca filosofica. Eccone alcune:

  • il tema della bellezza: chi/cosa è bello secondo te? che caratteristiche deve avere qualcosa per essere ‘bello’? tutti definiscono bello la stessa cosa? ecc.;
  • della forza: chi è il più forte secondo te? vincere significa essere il più forte? Il più forte è anche colui o colei che deve comandare? ecc.;
  • della paura: quando avete paura? cosa hanno in comune le varie situazioni che ci avete elencato? la paura può essere utile a qualcosa? Cosa fai per avere meno paura di qualcosa? ecc.;
  • della verità: quand’è che qualcosa è vero o finto? Travestirsi è come mentire? Ci possono essere bugie buone? ecc.;
  • della comunicazione: gli animali parlano? Come comunicano tra loro? Possiamo comunicare anche in modi diversi dalle parole? Se non trovi le parole, come puoi dire una certa cosa? ecc.;
  • della felicità: quando ti capita di essere contento per qualcosa? Le persone sono tutte felici per gli stessi motivi? ecc.

Per ognuna di queste macro tematiche, le insegnanti e le educatrici possono immaginare, o farsi guidare dalle proposte del manuale didattico in appendice al racconto, tutta una serie di attività ludiche o creative da proporre ai bambini. Un modo per continuare a ragionare sul tema giocando, elaborando, e creando.

Buona lettura e buona ricerca filosofica con i bambini!

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La filosofia stoica può esserci oggi d’aiuto?

In questi giorni complicati, la filosofia dello stoicismo può offrirci qualche risorsa utile a gestire le nostre paure, affrontare una realtà complessa e stare bene con noi stessi? Ne è da sempre convinto Massimo Pigliucci, Professore di Filosofia al CUNY-City College di New York ed uno dei massimi esperti di filosofia stoica.

Pigliucci cura un blog sulla pratica della filosofia stoica nel nostro mondo contemporaneo, How to Be a Stoic: an evolving guide to practical Stoicism for the 21st century, ed è autore di un bestseller sull’argomento: Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità degli antichi per vivere una vita moderna, Garzanti 2018.

Pigliucci, Come essere stoici

Il termine “stoico” è entrato nel linguaggio comune per indicare qualcuno che dimostra grande fermezza, forza d’animo e sangue freddo nell’affrontare le sfide della vita. Qualità di cui abbiamo tutti bisogno oggi. Ma da dove deriva quest’uso?

In questo breve video animato (6 min) per TedEd, Pigliucci ci guida in modo semplice e chiaro a conoscere i tratti salienti dello stoicismo come dottrina filosofica.

Stoicism_ Video

Lo stoicismo nasce ad Atene con Zenone di Cizio, intorno al 300 a.C. Il nome deriva dal luogo in cui Zenone teneva le sue lezioni ai suoi discepoli, la Stoà Pecìle di Atene o «portico dipinto». La filosofia stoica ha attraversato il pensiero occidentale per secoli, influenzando la cultura romana (vanta tra i propri seguaci personaggi illustri come Seneca e l’imperatore Marco Aurelio), il pensiero cristiano medievale, e giungendo sino alla modernità, dove è ripreso da alcune correnti psicologiche contemporanee. Il suo successo e la sua enorme diffusione è dovuta probabilmente alla capacità dello stoicismo di rispondere ad alcune delle più pressanti esigenze dell’uomo.

Gli stoici ritenevano che il mondo fosse regolato da una struttura razionale, il logos. Sebbene noi esseri umani non abbiamo controllo del reale e della struttura razionale che lo governa, possiamo (e dovremmo) prendere controllo del nostro modo di affrontare gli eventi e di reagire ad essi.

Ma come trarre il maggior vantaggio dalle situazioni, anche gravose, che ci si presentano? Secondo la dottrina stoica, attraverso l’esercizio di quattro virtù:

  • La saggezza: è una saggezza pratica, rivolta all’azione, che ci guida a comprendere una situazione complessa e a riconoscere ciò che si deve fare;
  • La temperanza: la moderazione degli impulsi dell’uomo e l’esercizio della nostra facoltà di scegliere il bene ed evitare il male;
  • La giustizia: è il saper distribuire oneri e onori, premi e punizioni in maniera equa;
  • Il coraggio: è la capacità di saper affrontare tutte le situazioni con integrità, fermezza e lucidità.

Lo stoicismo ci insegna che siamo noi i fautori della nostra felicità, e lo siamo anzitutto attraverso un’operazione razionale: è il significato che diamo alle nostre vite, a ciò che ci capita e alle nostre persone, a renderle buone o cattive. Se impariamo a dare un senso positivo a quello che stiamo affrontando, sapremo sempre trovare anche nell’ora più buia un raggio di luce.

 

 

didattica della filosofia, Fil(m)osofia, filosofia pubblica

Babe, maialino coraggioso

Una bella storia di ribellione e di disobbedienza (civile), in cui il coraggio protagonista tenta di cambiare dall’interno un sistema ingiusto, che non riconosce i diritti del singolo all’autodeterminazione.

Il film, premio Oscar per gli effetti speciali, diretto da Chris Noonan nel 1995, è l’adattamento cinematografico del libro di Dick King-Smith. Babe affronta importanti questioni legate al tema dell’identità. Come nella fattoria orwelliana, gli animali sono metafora dell’uomo: troviamo gli stupidi (che meritano di finire nel pranzo di Natale), i meno stupidi (ma comunque stupidi, a detta di chi sta sopra), e quelli utili ad una qualche funzione.

Il tema dell’identità e del rapporto con l’altro assume in Babe una particolare torsione: è la nostra funzione sociale, il nostro ruolo nella comunità, a definire chi siamo? Ma se è così, non si riduce l’individuo a mezzo per qualche scopo, con buona pace dell’imperativo kantiano? E che fare se non ci sentiamo adatti alla funzione alla quale il destino o la società sembra averci assegnato?

Babe e ferdinand

Ferdinand: Gli uomini mangiano le anatre!

Babe: [gasps] Come ha detto scusi?

Ferdinand: Ah, molte di noi preferiscono non pensarci, ma gli uomini amano mangiare belle anatre in carne.

Babe: Ohhh, si sbaglia. Non il padrone, e nemmeno la padrona.

Ferdinand: Naaa. Gli uomini non mangiano i gatti… perché?

Babe: Beh, perché sono…

Ferdinand: Indispensabili – acchiappano i topi! Gli uomini non mangiano i galli… perché? Aiutano le galline a fare le uova e danno la sveglia!

Babe: Già…

Ferdinand: Ho provato con le galline, ma non mi apprezzano. Così ho provato a cantare e ho scoperto il mio dono! Ma proprio quando sto per diventare indispensabile si portano a casa un arnese che mi ruba il posto! Ohhhh-oh-oh, ma ci pensi, un gallo meccanico!

Babe: Oh povero me…

Ferdinand: Oh povero te?! [sospiri] Immagino che la vita di un povero papero conti ben poco nell’economia del vasto universo. Ma, maiale, io sono tutto ciò che ho! [But, pig, I’m all I’ve got!]

babe poster

Babe è anche una storia sul pregiudizio, sullo stigma sociale e collettivo, e su quanto sia difficile – ma non impossibile – superarlo.

Suddiviso in 8 capitoli tematici, il film si presta anche ad essere utilizzato come pretesto per la riflessione e discussione filosofica in classe, anche con i più giovani.

Chi sono io? Cosa fa di me ciò che sono? Ogni cosa ha uno scopo? È quello che è per quello scopo? Le persone possono essere mezzi per uno scopo? Io sono quello che faccio? Faccio quello che mi dicono o quello che voglio? A cosa servono le regole? Io e gli altri. Quello che io sono cambia nel tempo? C’è qualcosa di me che è sempre?

consigli di lettura, didattica della filosofia

Educare al limite. Filosofia nella scuola dell’infanzia

Un libro a cura di Carlo Altini per Edizioni ETS, 2019.

Fin da bambini l’esperienza del limite si presenta come ordinaria e complessa allo stesso tempo. Ogni giorno dobbiamo tenere conto del fatto che ci sono limiti che è meglio non superare, per evitare spiacevoli conseguenze, e limiti oltre i quali, invece, occorre provare a spingersi, per imparare e per conoscere qualcosa di nuovo su noi stessi, sugli altri e sul mondo. La cognizione del limite, di conseguenza, è cruciale per il nostro rapporto con la realtà e lo è almeno in una duplice dimensione. È importante tanto per il singolo individuo, in riferimento al suo processo di crescita e di avviamento all’autonomia, quanto per le comunità, impegnate nel difficile compito di non oltrepassare quei limiti che potrebbero mettere a rischio la convivenza pacifica tra gli esseri umani e la preservazione del nostro pianeta.

educare al limite3

Data la centralità della nozione di limite per l’esistenza umana, in questo volume cerchiamo di mostrare come si possa iniziare a riflettere sul concetto di limite fin dalla scuola dell’infanzia, riportando esempi ragionati di conversazione filosofica che hanno coinvolto in modo appassionante bambine e bambini dai 3 ai 5 anni. Il lettore troverà sia molte idee per proporre dialoghi con i più piccoli attraverso gli strumenti della filosofia con i bambini (a partire da enigmi, esperimenti mentali, casi concreti e storie), sia suggerimenti perché insegnanti e educatori possano condurre queste attività in maniera efficace nei differenti contesti nei quali si trovano a operare. (Dalla pagina dell’editore)

didattica della filosofia

The Learning Pit (la buca dell’apprendimento)

O anche The Learning Challenge (la sfida dell’apprendimento), è un’efficacie rappresentazione grafica che riproduce la curva dell’apprendimento secondo le teorie del costruttivismo di Vygostky. È stata sviluppata da James Nottingham, per consentire ai docenti di riflettere sulle proprie metodologie didattiche, e agli studenti di prendere consapevolezza del loro processo di apprendimento.

Secondo questo modello, studenti che non affrontino da sé i problemi, le criticità, e le sfide poste da ogni nuovo concetto o contenuto di sapere, non lo hanno appreso veramente: “se salti la buca, non stai apprendendo”, questo il motto che torna spesso in molte rappresentazioni del The Learnign Pit.

Viene sottolineata la dimensione attiva (pragmatismo) e intersoggettiva (costruttivismo) dell’apprendimento, secondo l’idea che si apprende facendo, e soprattutto facendo parte di una comunità di ricerca (concetto formulato da Peirce e poi ripreso e sviluppato dalla Philosophy for Children e dalla pratica filosofica).

Attraverso il dialogo filosofico, gli studenti, siano giovanissimi o adulti professionisti, vengono posti di fronte a un problema – il momento della destabilizzazione dalle proprie certezze, la discesa nella buca –, per poi essere invitati alla ricerca di una soluzione, di una spiegazione, aiutandosi l’un l’altro. Fino a giungere, possibilmente insieme, a risalire la buca, al momento dell’Eureka! Eureka, ci spiega Nottingham, significa “l’ho trovato!”, “io, l’ho trovato!”.

The learning Pit

Quante volte – Nottingham ci fa notare – chiediamo ai nostri figli “cosa hai fatto a scuola?” e tutto quello che otteniamo è un laconico “niente”. Provate a far tacere un bambino che ha avuto un’esperienza ‘Eureka!’, non ce la farete.

Qui sotto un breve e simpatico video nel quale Nottingham spiega fondamenti ed effetti del dialogo filosofico come pratica di insegnamento, e come lui guida i suoi studenti a cadere e poi risalire dalla buca.

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La filosofia in favole

di Ermanno Bencivenga, Oscar Mondadori, ultima edizione 2017.

Un esperimento originale, iniziato nel 1991 e poi riproposto a più riprese in forme ampliate: la filosofia in favole. Una bellissima raccolta di brevissime storie, racconti, favole, per riscoprire la filosofia in una chiave diversa e avvicinare alle grandi e complesse questioni del pensiero anche i più piccoli. Un libro da leggere da soli o, ancor meglio, in compagnia.

Bencivenga filosofia in favole

«Per illustrarci i temi chiave sui quali la filosofia da sempre si interroga, Ermanno Bencivenga ha scelto un linguaggio insolito: quello delle favole. Ne è nato, nel 1991, uno dei libri più originali e di maggior successo della divulgazione filosofica italiana, La filosofia in trentadue favole, poi ampliato in diverse edizioni successive fino ad approdare a La filosofia in ottantadue favole. In queste pagine il noto filosofo torna a parlarci di un mondo nel quale la magia è negli occhi di chi guarda, nella continua meraviglia di chi osserva le cose con l’innocenza di un bambino, di chi gioca a chiedersi «perché» sapendo che ogni risposta cela sempre in sé una nuova domanda. Perché è proprio dal senso di stupore, dall’incantamento con cui i bambini ascoltano le favole che nasce la riflessione filosofica» (dalla pagina dell’editore).