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Il “Driverless Dilemma”: il dilemma etico delle auto autonome

Immaginate in un futuro neanche troppo lontano che i nostri spostamenti avvengano su mezzi a guida autonoma. Un imprevisto obbliga l’auto intelligente a scegliere tra alcuni tragici scenari, ognuno dei quali coinvolge possibili vittime: come regolare la scelta dell’auto?

Si prevede che l’impiego delle driverless car possa avere in futuro molti benefici, ad esempio sulla sicurezza (eliminando gli errori e i cattivi comportamenti dell’uomo si dovrebbero ridurre drasticamente gli incidenti stradali), sull’impatto ambientale (dovuto principalmente a minori emissioni nocive), e anche sulla qualità della vita delle persone (non più stressate da ore di guida nel traffico). Eppure, le questioni etiche, giuridiche e politiche poste da queste tecnologie sono molto complesse.

In questo video per Ted-Ed del 2015, Patrick Lin esplora l’etica controversa delle vetture autonome. Vengono proposti alcuni esperimenti mentali per illustrare il dilemma e le moltissime implicazioni etiche che si aprono.

Ad esempio, nel caso di un incidente stradale che coinvolga auto automatiche, il principio di minimizzazione del danno ci può aiutare a risolvere tutte le situazioni o vi sono casi in cui porterebbe ad esiti che giudicheremmo immorali? Soprattutto, fino a che punto è quantificabile il danno prodotto? La scelta tra salvare 5 vite o 1 può sembrare semplice, ma se si deve scegliere tra due individui come fare? Dare ad una macchina gli strumenti per quantificare il danno in tutta una serie di possibili scenari significherebbe attribuire un valore numerico a valori come la vita, la salute, l’età, e tantissime altre caratteristiche di un individuo. Siamo sicuri di poterlo / volerlo fare?

Ci si chiede, inoltre, chi debba farsi carico di queste decisioni: i produttori di questa tecnologia? La politica? Qualche comitato etico?

Il nodo del problema è che, mentre la reazione dell’uomo ad un imprevisto è spontanea, istintiva e quindi non deliberata – con tutte le conseguenze che ne derivano sulla mancata intenzionalità e sul diverso grado di responsabilità imputabile al conducente rispetto al danno prodotto –, la reazione di una macchina ad una situazione imprevista è l’esito di un calcolo programmato con largo anticipo dai produttori e quindi in un certo senso sempre deliberata e intenzionale. La decisione presa dall’auto senza conducente è frutto di una scelta operata a tavolino su come regolamentare un possibile conflitto tra diversi diritti dell’uomo; una scelta, questa, che evidentemente non potrà mai essere eticamente neutrale.

Our Driveless Dilemma, Science1

Per approfondire: la questione del Driverless Dilemma è discussa in J.D. Greene, Our driverless dilemma. Science, 352(6293), 1514-1515, 2016, di cui qui è disponibile un estratto.

Fil(m)osofia

Forza maggiore, regia di Ruben Östlund, 2014

Una famiglia svedese è in vacanza nelle Alpi francesi. Durante un pranzo su una terrazza di un ristorante una valanga sembra sul punto di investirli. Pochi secondi, diverse reazioni prese nel panico del momento. Il padre prende scappa, dopo aver preso guanti e cellulare, abbandonando la moglie e i figli. La moglie cerca di proteggere con il proprio corpo i bambini. Nessuno si farà male, almeno fisicamente, ma la famiglia lentamente si sgretola e così singolarmente faranno i suoi membri, chi sotto il peso del senso di abbandono e tradimento da parte di chi avrebbe dovuto proteggerli, e chi, come il padre, prende coscienza della propria codardia e inadeguatezza a svolgere il ruolo per il quale la società lo chiama.

Tra i temi trattati, anche con ironia, vi sono il conflitto tra istinto di sopravvivenza e il fare la cosa giusta, l’eventualità di conoscere veramente se stessi (e i propri limiti) in situazioni estreme e la scoperta di non piacersi, i ruoli di padre e madre nella società contemporanea, i nuovi equilibri nei rapporti di coppia e di genere con il venir meno della tradizionale figura del maschio capofamiglia e la difficoltà dell’uomo ad accettarlo.

consigli di lettura, filosofia pubblica

Sul Salone del libro, la libertà di parola e il paradosso della tolleranza

In questi giorni hanno dominato le polemiche circa la partecipazione, poi revocata, di una casa editrice vicina agli ambienti di estrema destra al Salone del libro di Torino. Le problematiche implicate sono molte, ne affrontiamo qua una, attorno alla quale ci sembra ruoti tutta la questione: devono esservi, e se sì quali, dei limiti alla libertà di parola?

La libertà di parola è certamente un diritto, riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle Carte internazionali, ma può essere un diritto assoluto? O, come tutti i diritti, deve valere nel rapporto con altri diritti e doveri?

Sul tema si è soliti richiamare una citazione, falsamente attribuita a Voltaire, in difesa della libertà di espressione: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Il problema di questa posizione è che sembra avere esiti disastrosi.

La difficoltà e le inaspettate conseguenze della difesa ‘senza se e senza ma’ di questo diritto sono state messe in luce dal filosofo Karl Popper – oltre che dalla storia del secolo scorso. Popper ha l’ha definito come il “paradosso della tolleranza”. Qui una vignetta che lo illustra chiaramente:

Paradosso della tolleranza

La questione filosofica diviene naturalmente anche giuridica. La legislazione italiana, come spiegato in questo articolo di ieri de ilPost (Come funziona il reato di “apologia di fascismo”), non è rigida al riguardo e demanda al giudice di volta in volta stabilire se un caso incorre nel reato di apologia del fascismo o rientra nell’esercizio della libertà di espressione.

Per approfondire la tematica rinviamo ad un recente libretto di Nigel Warburton, Free Speech: A Very Short Introduction, OUP 2009 (Libertà di parola. Una breve introduzione, Raffaello Cortina Editore):

«una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto? Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo» (dalla quarta di copertina).

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Fil(m)osofia

The Last Supper [Una cena quasi perfetta] _ di Stacy Title (1995)

La riproposizione cinematografica della antica questione morale se sia lecito compiere il male al fine di realizzare un bene superiore. Fino a che punto possiamo adottare la dottrina del ‘male minore’? Da Platone in poi, passando per tutta la tradizione Cristiana, la filosofia ha tentato di rispondere a questa domanda.

In questa pellicola, troviamo la singolare risposta di cinque giovani liberali americani.

Guarda spezzone su youtube.

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Fil(m)osofia

Il diritto di uccidere [Eye in the Sky], regia di Gavin Hood, 2015

La pellicola ripropone in chiave cinematografica e contemporanea il dilemma del trolley: è lecito sacrificare un innocente per salvare più vite umane?

Il dilemma morale viene presentato secondo i rispettivi punti di vista dei diversi poteri dello Stato in conflitto tra loro (potere militare, giuridico e politico).

Alla fine, purtroppo, qualsiasi decisione venga presa costerà la vita di qualche innocente.

locandinail diritto di uccidere

 

Evento

LABORATORIO FILOSOFICO: Quando la morale si oppone al diritto.

6 dicembre 2018 _ Fondazione Manziana Crema

Con i ragazzi del Liceo scientifico della Fondazione Manziana di Crema (Fondazione “Carlo Manziana”) abbiamo trattato dello scontro tra morale e diritto.

Siamo partiti dall’Antigone sofoclea per poi rievocare alcuni casi di ‘disobbedienza civile’ nella storia più recente. Il concetto stesso di disobbedienza civile è stato esaminato e distinto da quello di ‘obiezione di coscienza’.

Si sono discusse le ragioni di Antigone e quelle di Creonte chiedendoci se fosse giusto riconoscere il diritto a disobbedire a leggi ingiuste o meno.

Infine, si è presa in esame la posizione di coloro che con la tesi “ho solo obbedito agli ordini” hanno provato a difendersi dall’accusa di aver commesso atti criminali e moralmente riprovevoli, discutendo il celebre caso dell’ufficiale nazista Eichmann.

Morale vs diritto

Evento

LABORATORIO FILOSOFICO: scegliere la cosa giusta. Punti di forza e aspetti problematici delle etiche deontologiche

29 novembre 2018 _ Fondazione Manziana Crema

Con i ragazzi del Liceo Scientifico Fondazione Manziana di Crema (Fondazione “Carlo Manziana”) abbiamo esaminato i principi generali dell’etica deontologica. Anzitutto ci siamo chiesti quale possa essere il fondamento dei nostri principi morali: Dio? La natura umana? La cultura?

Abbiamo quindi problematizzato ognuna di queste risposte discutendone le criticità.

Partendo dall’esame di situazioni concrete, ci siamo poi chiesti cosa si debba fare in caso di conflitto tra valori: è possibile ordinare gerarchicamente i nostri valori morali? È sempre lecito scegliere sulla base del principio del male minore?

Infine ci siamo posti la domanda se seguire i principi morali senza preoccuparsi delle conseguenze delle nostre azioni possa avere esiti morali disastrosi. Ne abbiamo discusso a partire dalla polemica che ha visto Benjamin Constant opporsi a Immanuel Kant sul diritto di mentire ad un assassino.

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(immagine di Ethics in Bricks)