consigli di lettura

Distrazione e diversivi: le nuove frontiere della censura contemporanea

Consigli di lettura: Margaret E. Roberts: Censored: Distraction and Diversion Inside China’s Great Firewall, Princeton University Press, Princeton, NJ, 2018.

In questo studio Margaret Roberts analizza l’utilizzo della censura nella Cina contemporanea, rivolgendo particolare attenzione all’informazione via internet. Roberts ci spiega che il tradizionale concetto di ‘censura’ è oggi superato da quella che lei ricostruisce essere una strategia più complessa ed efficacie in termini di manipolazione e controllo dell’opinione pubblica, la strategia delle tre “f”:

fear”: paura, intimidazione delle voci più critiche;

friction”: attrito, non è vera e propria censura, l’accesso alle informazioni considerate scomode per il governo non viene del tutto impedito ma reso molto difficile;

“flooding”: inondazione, si inonda il web di notizie false o non rilevanti, non ostili al governo, così che la maggioranza degli utenti si accontenti di ‘subire’ quelle e non vada oltre. È una sorta di distrazione di massa.

L’analisi di Roberts è rivolta prevalentemente alla Cina contemporanea del Great Firewall, ma la studiosa rileva come fenomeni simili si stiano diffondendo anche altrove e in altri governi, rendendo la questione del controllo della (dis)informazione (fake-news, propaganda, notizie irrilevanti attira-attenzione, ecc.) LA questione oggi per la sopravvivenza stessa della democrazia.

Censored

Premi e riconoscimenti:

  • Co-winner of the 2019 Goldsmith Book Prize for Academic Books, Shorenstein Center on Media, Politics and Public Policy at the Harvard Kennedy School
  • One of Foreign Affairs’ Picks for Best of Books 2018
didattica della filosofia, filosofia pubblica

Libertà di parola ai tempi di internet. A partire da Mill

Quando si parla di libertà di parola il riferimento obbligato è un piccolo scritto di John Stuart Mill, On Liberty [Saggio sulla libertà] del 1859. È un’opera che ha avuto sin da subito un enorme successo di pubblico, considerata un classico del pensiero liberale, in cui il filosofo utilitarista assume una posizione radicale in difesa della libertà di parola. Ci si chiede fino a che punto gli argomenti di Mill possano valere ancora oggi, nelle mutate condizioni del dibattito pubblico.

L’argomento di Mill

Secondo Mill la libertà dell’individuo, compresa quella di parola, va garantita sempre e comunque, con l’unica condizione che non provochi danni ad altri (principio del danno). Qualsiasi altro motivo non è lecito per limitare a qualcuno la propria libertà:

«Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa perché è meglio per lui, perché lo renderà più felice, perché, nell’opinione altrui, è opportuno o perfino giusto: questi sono buoni motivi per discutere, protestare, persuaderlo o supplicarlo, ma non per costringerlo o per punirlo in alcun modo nel caso si comporti diversamente».

Una posizione estremamente liberale come quella di Mill trova da sempre oppositori in chi ritiene invece che vi siano ragioni per le quali la libertà di parola vada limitata: ad esempio, per impedire l’offesa o la blasfemia (dibattito riapertosi anche di recente in seguito alla pubblicazione di alcune vignette satiriche a sfondo religioso che hanno portato ai tragici eventi dell’attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hedbo del 2015). Mill però rifiuta anche questi due casi e lo fa sulla base di tre argomenti principali:

  • Qualsiasi opinione, anche quella apparentemente più assurda o lontana dalle nostre credenze, potrebbe essere vera, negarlo significa presumere di essere infallibili;
  • In ogni opinione vi può essere una parte di verità, reprimere quell’opinione significa dunque precludere a tutti, posteri compresi, quella parte di verità;
  • Anche l’opinione falsa è utile alla verità, perché ci obbliga a riflettere sulle nostre convinzioni e a non assumerle dogmaticamente.

 

Mill, On Liberty

Alla base vi è una concezione socratica della conoscenza come ricerca, processo mai definitivamente concluso di critica e auto-critica delle proprie convinzioni, pena l’irrigidimento delle nostre credenze in assunti irriflessi, opinioni date, anche se vere, ma non autonomamente comprese e confermate. Qualsiasi verità, per Mill, anche la più certa, perderebbe valore se non venisse continuamente riconquistata nel confronto con tesi rivali.

Che ne è oggi della visione di Mill? L’utopia del discorso razionale

In un recente articolo, What Mill got wrong about Freedom of Speech, Jason Stanley (Professore di Filosofia a Yale e autore di How Fascism Works: The Politics of Us and Them, 2018 ) ha sostenuto che la posizione di Mill a proposito della libertà di parola si basa su una utopia: «l’assunto che la conversazione funzioni per scambio di ragioni: una parte offre le sue ragioni, che vengono poi contrastate dalle ragioni di un avversario, fino a quando la verità alla fine non emerge». Purtroppo, raramente il dibattito pubblico funziona in questo modo, e ancor più raramente ciò accade in internet.

Ci sono almeno due ordini di problemi. Il primo è che, a differenza di quanto credeva Mill, la pluralità di opinioni non porta necessariamente alla verità: oggi sempre più spesso l’enorme quantità di versioni a disposizione finisce per soffocare quella vera.

troppe-informazioni1

Il secondo aspetto problematico è che non basta una pluralità di voci per creare un dialogo. Il disaccordo, per essere costruttivo, si deve produrre all’interno di un quadro di regole condivise: ad esempio, possiamo proficuamente discutere se una certa terapia sia valida o meno o se la terra sia sferica o piatta solo se accettiamo di muoverci all’interno di un comune paradigma epistemologico che include determinate nozioni di ‘verità’ e di ‘evidenza’. Ma con chi sovverte qualsiasi regola del dialogo e della logica, con chi sistematicamente mente, urla, offende, senza veicolare alcuna ‘ragione’, non può esservi nemmeno un confronto.

Emozione batte ragione

Che fare quindi con chi, anziché apportare ragioni per un dialogo costruttivo in vista della conoscenza del vero, tende deliberatamente ad alimentare paura, pregiudizi, o addirittura odio per ottenere consenso politico o qualche beneficio personale? Si ha comunque il dovere di difendere questi discorsi o la libertà di parola incontra qui un suo limite?

La conclusione di Stenley, contro Mill, è chiara: dare spazio a qualsiasi opinione nel dibattito pubblico, lungi dal favorire il processo che porta alla conoscenza, ne mina la sua stessa possibilità. Nello scontro tra buone e cattive ragioni, è purtroppo l’appello emotivo ad avere la meglio.

Nell’epoca della Post-truth e del discorso di odio (hate speech), ci si chiede se la posizione di Mill sia ancora valida, anche all’interno della prospettiva utilitaristica da lui adottata: possiamo dire oggi che lasciare i cittadini liberi di dire pubblicamente tutto ciò che vogliono sia un bene perché ciò produce il maggior beneficio per la collettività? I dubbi sono legittimi.

[Filosoficamente organizza laboratori e seminari per la scuola e la comunità su questi temi, se interessati scrivete per informazioni a info.filosoficamente@gmail.com]

consigli di lettura

Ethics and the Contemporary World, ed. by D. Edmonds, Routledge 2019

Un volume collettaneo, a cura di David Edmonds (@DavidEdmonds100) su alcuni dei principali problemi dell’etica contemporanea. Venticinque capitoli di altrettanti autori, suddivisi in otto macro tematiche che spaziano dalla discriminazione di genere all’ambiente, dalle nuove tecnologie alla povertà.

Tra i temi affrontati vi sono alcune fra le più importanti questioni del nostro tempo: quali problemi etici pongono le fake-news, la libertà di parola, il mangiare carne, la ricerca sugli embrioni o i robot e intelligenza artificiale?

Se si è interessati alla filosofia del tempo presente, questo è il libro giusto da cui partire.

ethics and the contemporary world

Indice dei contenuti:

Preface and Acknowledgements

Part 1: Race and Gender

  1. Profiling and Discrimination David Edmonds
  2. Feminism and the Demands of BeautyHeather Widdows and Gulzaar Barn

Part 2: The Environment

  1. The Environment and Geoengineering Stephen Gardiner
  2. Population and Life ExtensionHilary Greaves

Part 3: War and International Relations

  1. Immigration and Borders: Who should be allowed in? Gillian Brock
  2. War and Legitimate TargetsHelen Frowe
  3. Counter-Terrorism and Lethal ForceSeumas Miller

Part 4: Global poverty

  1. Humanitarian Intervention Allen Buchanan
  2. Religion and PoliticsTony Coady
  3. Charity and PartialityTheron Pummer

Part 5: Ethics and social media

  1. Social media and friendshipRebecca Roache
  2. The internet and privacyCarissa Veliz
  3. Fake News and Free SpeechNeil Levy

Part 6: Democracy

  1. Extremism Steve Clarke
  2. MicroaggressionRegina Rini
  3. Free Speech Roger Crisp

Part 7: Rights and Moral Status

  1. The Child’s Right to Bodily IntegrityBrian Earp
  2. Disability Guy Kahane
  3. Embryo Research Katrien Devolder
  4. Abortion Francesca Minerva
  5. Euthanasia Dominic Wilkinson
  6. Eating MeatJeff McMahan

Part 8: Science and Technology

  1. Genetic SelectionThomas Douglas
  2. Human Enhancement Julian Savulescu
  3. AI and Robot EthicsJohn Tasioulas.

Index

Per maggiori dettagli rinviamo alla pagina dell’editore.

Fil(m)osofia

Forza maggiore, regia di Ruben Östlund, 2014

Una famiglia svedese è in vacanza nelle Alpi francesi. Durante un pranzo su una terrazza di un ristorante una valanga sembra sul punto di investirli. Pochi secondi, diverse reazioni prese nel panico del momento. Il padre prende scappa, dopo aver preso guanti e cellulare, abbandonando la moglie e i figli. La moglie cerca di proteggere con il proprio corpo i bambini. Nessuno si farà male, almeno fisicamente, ma la famiglia lentamente si sgretola e così singolarmente faranno i suoi membri, chi sotto il peso del senso di abbandono e tradimento da parte di chi avrebbe dovuto proteggerli, e chi, come il padre, prende coscienza della propria codardia e inadeguatezza a svolgere il ruolo per il quale la società lo chiama.

Tra i temi trattati, anche con ironia, vi sono il conflitto tra istinto di sopravvivenza e il fare la cosa giusta, l’eventualità di conoscere veramente se stessi (e i propri limiti) in situazioni estreme e la scoperta di non piacersi, i ruoli di padre e madre nella società contemporanea, i nuovi equilibri nei rapporti di coppia e di genere con il venir meno della tradizionale figura del maschio capofamiglia e la difficoltà dell’uomo ad accettarlo.

consigli di lettura, filosofia pubblica

Sul Salone del libro, la libertà di parola e il paradosso della tolleranza

In questi giorni hanno dominato le polemiche circa la partecipazione, poi revocata, di una casa editrice vicina agli ambienti di estrema destra al Salone del libro di Torino. Le problematiche implicate sono molte, ne affrontiamo qua una, attorno alla quale ci sembra ruoti tutta la questione: devono esservi, e se sì quali, dei limiti alla libertà di parola?

La libertà di parola è certamente un diritto, riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle Carte internazionali, ma può essere un diritto assoluto? O, come tutti i diritti, deve valere nel rapporto con altri diritti e doveri?

Sul tema si è soliti richiamare una citazione, falsamente attribuita a Voltaire, in difesa della libertà di espressione: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Il problema di questa posizione è che sembra avere esiti disastrosi.

La difficoltà e le inaspettate conseguenze della difesa ‘senza se e senza ma’ di questo diritto sono state messe in luce dal filosofo Karl Popper – oltre che dalla storia del secolo scorso. Popper ha l’ha definito come il “paradosso della tolleranza”. Qui una vignetta che lo illustra chiaramente:

Paradosso della tolleranza

La questione filosofica diviene naturalmente anche giuridica. La legislazione italiana, come spiegato in questo articolo di ieri de ilPost (Come funziona il reato di “apologia di fascismo”), non è rigida al riguardo e demanda al giudice di volta in volta stabilire se un caso incorre nel reato di apologia del fascismo o rientra nell’esercizio della libertà di espressione.

Per approfondire la tematica rinviamo ad un recente libretto di Nigel Warburton, Free Speech: A Very Short Introduction, OUP 2009 (Libertà di parola. Una breve introduzione, Raffaello Cortina Editore):

«una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto? Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo» (dalla quarta di copertina).

Risultati immagini per libertà di parola nigel warburton

filosofia pubblica

Philosophy Bites e la domanda di filosofia pubblica

Philosophy Bites è una serie di podcast con le interviste ad alcuni tra i migliori filosofi del nostro tempo sui più svariati temi di attualità o della tradizione della filosofia (qui il link).

L’enorme successo dell’iniziativa – ad oggi si sono raggiunti più di 38 milioni di download – dimostra la grande domanda di filosofia che c’è oggigiorno nella società.

2019-05-08 (2)

Ne è una riprova anche la nuova attenzione che sta ultimamente riscuotendo la filosofia pubblica (public philosophy), un fare filosofia rivolto al piccolo e grande pubblico, caratterizzato da un linguaggio semplice e accessibile anche ai non addetti ai lavori (le nostre iniziative ne sono un esempio).

Su come la filosofia possa (o debba) rispondere a tale richiesta e con quali strumenti si apre un’interessante questione meta-filosofica. Se interessati, qui il link al numero di «Essays in Philosophy» dedicato al tema Public Philosophy.

consigli di lettura

Umberto Eco, Il fascismo eterno

Nelle ultime settimane si è parlato molto di fascismo, fascismo di ritorno o fascismo latente. Si è anche discusso sulla liceità o meno di scomodare questa categoria per definire fenomeni odierni, inevitabilmente diversi da quelli del passato. Sul tema riproponiamo un intervento di Umberto Eco, un discorso che tenne il 25 aprile del 1995 alla Columbia University, ora edito in italiano da La nave di Teseo, in un libretto di una cinquantina di pagine.

eco, Il fascismo eterno

Eco descrive il fascismo come un “alveare di contraddizioni”, privo di un’ideologia definita. E per questo il termine “fascismo” si adatta a diverse realtà politiche: «si può giocare al fascismo in molti modi – scrive Eco – e il nome del gioco non cambia».

«A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’”Ur-Fascismo”, o il “fascismo eterno”». Eco ne elenca 14: non è necessario che si ripresentino tutte quante per poter parlare di fascismo.

  • Culto della tradizione
  • Rifiuto del modernismo
  • Culto dell’azione per l’azione
  • Rifiuto della critica
  • Paura della differenza
  • Appello alle classi medie frustrate
  • Ossessione del complotto
  • Rifiuto della ricchezza ostentata e della forza del nemico, nemico che tuttavia si è convinti di poter sconfiggere
  • Il pacifismo è collusione con il nemico
  • Rafforzamento di un senso di “elitismo di massa”
  • Educazione al mito dell’eroe
  • Machismo
  • Populismo qualitativo: un gruppo selezionato di cittadini esprime la “voce del popolo”
  • Si parla la “neolingua” (da Orwell, 1984): un lessico povero dalla sintassi elementare che ostacoli l’esercizio del pensiero critico

Il filosofo conclude la sua analisi con un avvertimento, che è anche un’esortazione: «L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo».