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Infodemia

L’enciclopedia Treccani la definisce «circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili».

Ci viene spiegato che “infodemia” deriva dall’inglese infodemic, composto da info(rmation) (informazione) ed (epi)demic (epidemia). Il termine fu usato per la prima volta da David J. Rothkopf in un articolo del «Washington Post» del 2003 a proposito di SARS, When the Buzz Bites Back. Rothkopf apriva il suo articolo affermando che la SARS è la storia di non una, ma ben due epidemie, una sanitaria, e l’altra cognitiva: la seconda ha trasformato la prima in una catastrofe economica e sociale globale.

Il termine viene oggi da più parti ripreso a proposito della nuova emergenza sanitaria creata dal coronavirus, e lo si trova anche in alcune comunicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (vedi il documento dello scorso 2 febbraio 2020 a proposito della disinformazione sul coronavirus).

L’infodemia è un’epidemia informativa dovuta al vorticoso generarsi di informazioni e notizie su una certa situazione o evento. Come scrive Andrea Fontana, sociologo della comunicazione, in questo appello contro l’infodemia, «mentre l’epidemia biologica avanza, e speriamo si fermi al più presto, l’epidemia cognitiva accelera con informazioni di tutti i tipi date da fonti rilevanti».

Assieme alle fake-news, l’infodemia contribuisce a fare della nostra epoca l’epoca della post-verità, ma è più ampio – e forse più complesso – del fenomeno fake-news, perché non è riducibile alla mera falsificazione della verità. Generata spesso dalle stesse autorità e istituzioni, l’infodemia non è necessariamente un’informazione falsa, può essere un’informazione non accurata, o solo parzialmente vera, o, ancora, vera in un dato contesto che però non viene specificato adeguatamente all’utente, producendo così la percezione di un’informazione contraddittoria. La sovrabbondanza di fonti informative, anche autorevoli, ma non sempre concordanti, non aiuta. Il pubblico che subisce questa ondata epidemica di informazione non riesce a gestirla, ad assimilarla adeguatamente, e ne esce inevitabilmente disorientato e confuso, o addirittura spaventato.

infodemia

 

Che fare allora per arginare questo diverso tipo di epidemia? L’Oms raccomanda ai vari Paesi, ai media e alle agenzie comunicative di essere il più possibili trasparenti e di adottare una narrazione coordinata, se non proprio univoca, tra le diverse voci coinvolte, scientifiche e politiche.

C’è bisogno di verità, una verità che non si possa scegliere al supermercato delle nostre bolle epistemiche.