consigli di lettura

(Ri)letture estive: Fahrenheit 451

“Non voleva sapere, per esempio, come una cosa fosse fatta, ma perché la si facesse. Cosa che può essere imbarazzante. Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente.”

Romanzo di Ray Bradbury, del 1953. Bradbury immagina un futuro distopico, in cui è proibito leggere libri, i cittadini vengono bombardati giorno e notte da messaggi insignificanti, per lo più pubblicitari, proiettati su mega schermi posti ovunque, dalle pareti di casa ai mezzi di trasporto. In questa società, i vigili del fuoco non spengono incendi, ma li accendono, svolgendo diligentemente il compito di incenerire ogni pezzo di carta stampata rimasto e se necessario le case e i cittadini che li proteggono.

Fahrenheit 451

Tra i tanti temi trattati quello dell’impoverimento del linguaggio, che si traduce inevitabilmente in impoverimento del pensiero e della curiosità. In una società in cui la gente, abituatasi a bere tutto quello che le viene propinato o, meglio, proiettato su schermi, non si chiede più il perché delle cose – non avendo più gli strumenti concettuali per farlo –, la capacità di porsi domande, prima ancora che darsi risposte, è l’ultimo baluardo della libertà di pensiero. Non è un caso che a risvegliare il protagonista dal suo sonno apatico sia una giovane ragazza fuori dalla norma (“Io ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che le due cose vanno sempre insieme”), piena di domande e di meraviglia aristotelica. Una metafora della filosofia, che pungola, scomoda e insospettisce anime impoltrite.

Ulteriori buoni motivi per leggere (o rileggere) Fahrenheit 451 li trovate qui: Why should you read Fahrenheit 451 di TEDEd.

Ted, Whay should you read Fahrenheit

Buona lettura!

consigli di lettura, filosofia pubblica

Sul Salone del libro, la libertà di parola e il paradosso della tolleranza

In questi giorni hanno dominato le polemiche circa la partecipazione, poi revocata, di una casa editrice vicina agli ambienti di estrema destra al Salone del libro di Torino. Le problematiche implicate sono molte, ne affrontiamo qua una, attorno alla quale ci sembra ruoti tutta la questione: devono esservi, e se sì quali, dei limiti alla libertà di parola?

La libertà di parola è certamente un diritto, riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle Carte internazionali, ma può essere un diritto assoluto? O, come tutti i diritti, deve valere nel rapporto con altri diritti e doveri?

Sul tema si è soliti richiamare una citazione, falsamente attribuita a Voltaire, in difesa della libertà di espressione: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Il problema di questa posizione è che sembra avere esiti disastrosi.

La difficoltà e le inaspettate conseguenze della difesa ‘senza se e senza ma’ di questo diritto sono state messe in luce dal filosofo Karl Popper – oltre che dalla storia del secolo scorso. Popper ha l’ha definito come il “paradosso della tolleranza”. Qui una vignetta che lo illustra chiaramente:

Paradosso della tolleranza

La questione filosofica diviene naturalmente anche giuridica. La legislazione italiana, come spiegato in questo articolo di ieri de ilPost (Come funziona il reato di “apologia di fascismo”), non è rigida al riguardo e demanda al giudice di volta in volta stabilire se un caso incorre nel reato di apologia del fascismo o rientra nell’esercizio della libertà di espressione.

Per approfondire la tematica rinviamo ad un recente libretto di Nigel Warburton, Free Speech: A Very Short Introduction, OUP 2009 (Libertà di parola. Una breve introduzione, Raffaello Cortina Editore):

«una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto? Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo» (dalla quarta di copertina).

Risultati immagini per libertà di parola nigel warburton

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NEUROSCIENZE E LIBERO ARBITRIO

L’ennesimo esperimento che riesce a predire le nostre decisioni prima che noi ne siamo coscienti. Come cambia il nostro concetto di libertà alla luce di queste evidenze?

Neuroscientists can read brain activity to predict decisions 11 seconds before people act

By Olivia Goldhill

https://qz.com/1569158/

neuroscienze

Evento

LABORATORIO FILOSOFICO: L’uomo è buono o cattivo per natura? Elementi di psicologia dell’agire morale.

13 Dicembre 2018 – Fondazione Manziana Crema

Ultimo incontro con i ragazzi del Liceo Scientifico Fondazione Manziana di Crema (Fondazione “Carlo Manziana”). Il laboratorio sull’etica si è concluso ragionando sulla nostra concezione di uomo: l’uomo è per natura buono o cattivo? O, invece, le caratterizzazioni morali sono il prodotto della cultura, educazione, esperienza del singolo?
Per riflettere su questa questione si è letto e commentato il mito dell’anello di Gige (Platone, Repubblica, II, 359c-360d).

Si è guardato quindi alla nostra Costituzione, dove la visione ottimistica dell’uomo votato al bene espressa da Socrate e quella pessimistica dell’uomo votato all’utile personale difesa da Glaucone sembra trovare un possibile compromesso nella riconosciuta necessità di porre dei limiti alla libertà dell’uomo: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (comma 2, art.1). Come Ulisse che liberamente si mette in catene per non cadere preda del canto tentatore delle sirene, così il popolo italiano si lega alla Costituzione.

Si sono poi esaminati alcuni aspetti psicologici che caratterizzano l’agire morale dell’uomo: in particolare, l’influenza di affetti e sentimenti sulla nostra decisione morale e il peso dell’autorità (esperimento Milgram).

Si è concluso l’incontro chiedendoci se l’influenza riconosciuta di questi ed altri fattori psicologici sul nostro agire possa legittimare (in tutto o in parte) o meno il nostro comportamento morale.

Ulisse e le sirene

Esercizi filosofici

La libertà di essere altro: gli oggetti (im)possibili

(Attività per la scuola media)

Gli “oggetti (im)possibili” prendono ispirazione dalle opere di Jacques Carelman, artista e pittore francese, che nel 1969 pubblica il «Catalogo degli oggetti introvabili», concepito come parodia di un catalogo di vendita per corrispondenza di fine ottocento.

I suoi “oggetti introvabili” sono oggetti stravaganti, improbabili, che non rispondono ad alcuna logica di ‘utilità’, ma non per questo privi di valore e di bellezza.

A noi sono parsi oggetti liberi, liberi di essere altro da ciò che generalmente vengono ritenuti essere.

Come Carelman, anche noi abbiamo immaginato oggetti buffi, apparentemente ‘sbagliati’, ribelli alla funzione che normalmente viene loro attribuita. Li abbiamo immaginati come simboli della libertà di essere altro.

E voi, che oggetti (im)possibili riuscite a immaginare?

Carelman caffettiera1