filosofia pubblica

Un software esiste?

Si può dire che un softwar esista? E in che senso esiste?


Discussione di metafisica con alcuni ragazzi di IV liceo. Si è partiti dal cogito Cartesiano – penso, dunque sono – e ci si è chiesti in che senso il pensiero ‘è’, cosa significa esistere per qualcosa di non materiale.


Da questa discussione un ragazzo ha posto la domanda “e un software esiste?”.

Qualcuno ha proposto che sì, il software ha comunque bisogno di un supporto materiale per operare e per questo esiste. Il presupposto implicito di questa posizione, che abbiamo chiarito, è che l’esistenza presupponga la materia.

Anche ammesso questo presupposto, altri hanno obbiettato il supporto materiale del software sarebbe l’hardware e la definizione stessa di software lo distingue da quello. Dovremmo quindi dire che il software, non essendo materiale, non esiste?


Qualcuno ha a questo punto suggerito di cambiare la definizione di ‘esistenza’ e allargarla a tutto ciò che ‘ha un qualche effetto su di noi’. Così facendo oggetti come il software, la mente, le emozioni, o Dio possono rientrare dentro la categoria di esistenti, pur non avendo un supporto fisico.

A questo punto l’ora è finita. Non si sarà risolto uno dei problemi più complessi della filosofia, ma è certamente stata una bella discussione di metafisica con ragazzi e ragazze di quarta superiore.

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Luciano Floridi per una nuova metafisica della relazione

In questaintervista per Raicultura, Luciano Floridi, ordinario di filosofia ed etica all’Università di Oxford e tra i maggiori pensatori del mondo contemporaneo, riassume la sua lezione tenuta alla Romanae Disputationes a proposito di Interpretare il reale. Concetto e mondo

Dieci minuti, accessibili a tutti, in cui il filosofo ci spiega come la  metafisica tradizionale sia inadeguata a spiegare il mondo in cui viviamo oggi, così profondamente trasformato dal digitale; un mondo dominato non tanto da “oggetti”,  ma da relazioni: una app, un software, non sono cose nel senso comune del termine, eppure sono molto importanti per noi, ci interagiamo, lasciamo che abbiano un effetto tangibile sulle nostre decisioni e vite.

Che tipo di metafisica può rendere conto di queste realtà?

Floridi propone una metafisica della relazione, anziché della sostanza, una metafisica che pone l’attenzione sulle connessioni, più che sugli oggetti, e che rende conto di una realtà che è costituita come rete di nodi, non meccanismo di parti fra loro indipendenti. Seguendo l’analogia, gli oggetti del nostro mondo sono i nodi della rete, le rotonde di un intrigo stradale e, in quanto tali, essenzialmente costituiti da quelle connessioni.  

L’essere in relazione, l’avere interazioni, è  un criterio ontologico più efficacie di quello di sostanza  per determinare oggi cosa esiste e cosa no, e che dà più senso alla nostra esperienza.

Di questo mondo-rete, noi siamo gli architetti, i costruttori: siamo noi che instaurando le nostre relazioni contribuiamo a dare forma alla realtà. Un compito che ci riempe di responsabilità, epistemica, certo, ma soprattutto etica.

Ci serve un’etica, anch’essa, della relazione. E’ il rapporto tra le parti che conta, poiché quel rapporto definisce il nostro stare al mondo e modifica (creandoli) gli oggetti stessi che popolano quel mondo. Ne deriva una politica trasformata da spazio della res pubblica in quello della ratio pubblica, dove la ratio è la dimensione del pensiero, del significato, dell’essere in relazione appunto. Le possibilità dateci dalle nuove tecnologie lo rendono oggi evidente: siamo noi, architetti del nostro mondo virtuale e reale, a decidere dove e come vogliamo andare, e questa responsabilità è anzitutto una responsabilità politica.

Floridi _Raicultura

Per chi si fosse incuriosito, qui trovate il video della lezione completa con il dibattito svolto con i ragazzi delle Romanae Disputationes.