consigli di lettura

Umberto Eco, Il fascismo eterno

Nelle ultime settimane si è parlato molto di fascismo, fascismo di ritorno o fascismo latente. Si è anche discusso sulla liceità o meno di scomodare questa categoria per definire fenomeni odierni, inevitabilmente diversi da quelli del passato. Sul tema riproponiamo un intervento di Umberto Eco, un discorso che tenne il 25 aprile del 1995 alla Columbia University, ora edito in italiano da La nave di Teseo, in un libretto di una cinquantina di pagine.

eco, Il fascismo eterno

Eco descrive il fascismo come un “alveare di contraddizioni”, privo di un’ideologia definita. E per questo il termine “fascismo” si adatta a diverse realtà politiche: «si può giocare al fascismo in molti modi – scrive Eco – e il nome del gioco non cambia».

«A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’”Ur-Fascismo”, o il “fascismo eterno”». Eco ne elenca 14: non è necessario che si ripresentino tutte quante per poter parlare di fascismo.

  • Culto della tradizione
  • Rifiuto del modernismo
  • Culto dell’azione per l’azione
  • Rifiuto della critica
  • Paura della differenza
  • Appello alle classi medie frustrate
  • Ossessione del complotto
  • Rifiuto della ricchezza ostentata e della forza del nemico, nemico che tuttavia si è convinti di poter sconfiggere
  • Il pacifismo è collusione con il nemico
  • Rafforzamento di un senso di “elitismo di massa”
  • Educazione al mito dell’eroe
  • Machismo
  • Populismo qualitativo: un gruppo selezionato di cittadini esprime la “voce del popolo”
  • Si parla la “neolingua” (da Orwell, 1984): un lessico povero dalla sintassi elementare che ostacoli l’esercizio del pensiero critico

Il filosofo conclude la sua analisi con un avvertimento, che è anche un’esortazione: «L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo».

Fil(m)osofia

La stella di Andra e Tati (2018)

“La stella di Andra e Tati” (animazione, 26 min) racconta la storia vera di due bambine italiane, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz. Primo film a cartoni animati rivolto ai ragazzi che racconta la Shoah.

Le piccole Andra e Tati Bucci, ebree italiane di Fiume, avevano 6 e 4 anni quando il 29 marzo 1944 vennero deportate ad Auschwitz insieme a madre, nonna, zia e cuginetto. Un viaggio lungo quasi mille chilometri in treno, a bordo del convoglio numero 25T. Arrivarono ad Auschwitz il 4 aprile. Andra e Tati furono liberate il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa, nella loro avanzata, aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Le sorelline, che si ricongiunsero ai genitori solo nel dicembre del ’46, sono tra i 50 bambini sopravvissuti ai circa 200mila deportati nei campi di sterminio.

Il film è disponibile su raiplay:

https://www.raiplay.it/…/FILM-La-stella-di-Andra-e-Tati-b38…

La stella andra e tati

consigli di lettura

LOGICOMIX: An Epic Search for Truth, di Apostolos Doxiadis , Christos H. Papadimitriou, 2008.

 

«Coprendo un arco di sessant’anni, la graphic novel Logicomix è stata ispirata dalla leggendaria storia della ricerca dei Fondamenti della Matematica.

Questa fu un’eroica avventura intellettuale, della quale la maggior parte dei protagonisti pagarono il prezzo della conoscenza con estrema sofferenza personale e persino con la pazzia. Il libro racconta questa storia in modo coinvolgente, allo stesso tempo complesso e accessibile.

Basa le lotte filosofiche sulla corrente sotterranea del tumulto emotivo personale, così come gli eventi storici epocali e le battaglie ideologiche che hanno dato loro origine» (da: https://www.logicomix.com ).

Logicomix

 

Fil(m)osofia

Hannah Arendt, di Margarethe von Trotta, 2012.

“Il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All’inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea – tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali.

Nel 1961, quando il Servizio Segreto israeliano rapisce il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann,nascosto sotto falsa identità a Buenos Aires, la Arendt si sente obbligata a seguire il successivo storico processo che si tiene a Gerusalemme. […] chiede e ottiene di essere inviata in loco come reporter della prestigiosa rivista ‘New Yorker’. […]

Dai suoi resoconti, e in seguito dal suo libro, “La banalità del male: Eichman a Gerusalemme” (1963), emerge la controversa teoria per cui proprio l’assenza di radici e di memoria e la mancata riflessione sulla responsabilità delle proprie azioni criminali farebbero sì che esseri spesso banali (non persone) si trasformino in autentici agenti del male. […]” (Recensione di Giovanni Ottone per Mymovies)

Hannah Arendt