Fil(m)osofia

Blade Runner (1982): “E’ tempo di morire” (in memoria di Rutger Hauer)

Regia di Ridley Scott, con Harrison Ford e Rutger Hauer (da poco scomparso). Blade Runner, tratto dal romanzo Philip K. Dick, “Do Androids Dream of Electric Sheep?” (trad. Il cacciatore di androidi) del 1968, è un film cult degli anni ’80 che invecchia particolarmente bene, o non invecchia affatto.

La pellicola è un capolavoro del cinema, alcune delle sue scene e dei suoi dialoghi sono entrati nell’immaginario collettivo. Ambientato in un futuro distopico, dove l’ingegneria genetica è riuscita a realizzare replicanti (robot) del tutto simili agli umani, da utilizzare a proprio piacere, come forza lavoro o oggetto sessuale.

Tantissime le tematiche filosofiche toccate, che ruotano attorno ai problemi posti dall’intelligenza artificiale: possono le macchine pensare? Hanno coscienza di sé? Possono soffrire? Dovrebbero avere dei diritti?

Soprattutto, però, è l’uomo – e non la macchina – al centro degli interrogativi posti dal film: sono gli stessi esseri umani che nel confronto/scontro con gli androidi tentano di definirsi e affermarsi nella propria specificità. Centrale la scena in cui il cacciatore di replicanti Rick Deckard (Harrison Ford), sottopone Rachel al test di “Voight-Kampff”, liberamente ispirato al test di Turing, ideato dal matematico Alan Turing nel 1950 per poter distinguere una macchina da un essere umano.

Il tema dell’”altro”, insomma, come specchio per ritrovarsi e ri-conoscersi.

Buona visione!

blade runner1

Fil(m)osofia

A.I. Intelligenza artificiale – di Steven Spielberg (2001)

Le macchine potranno mai essere titolari di diritti? E cosa le definirà tali? L’essere intelligenti? “Intelligenti” come? O l’essere in grado di provare sentimenti?

“A.I. Artificial intelligence” propone la storia futuristica di una macchina-bambino che rivendica il diritto di essere amato dalla sua mamma.

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Ethics Guidelines for Artificial Intelligence

La Commissione Europea ha approvato le Ethics Guidelines for Artificial Intelligence, un progetto ambizioso nel quale per la prima volta si tenta di individuare non solo i principi etici ai quali si dovrebbe attenere l’uso e l’implementazione di AI, ma anche i requisiti tecnici necessari al rispetto di tali principi.

In questo articolo di Forbes, il Prof. Andrea Renda, uno dei 52 autori delle linee guida, ne illustra contenuti e finalità.

The EU has the ambition to set global standards on trustworthy AI

 

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NEUROSCIENZE E LIBERO ARBITRIO

L’ennesimo esperimento che riesce a predire le nostre decisioni prima che noi ne siamo coscienti. Come cambia il nostro concetto di libertà alla luce di queste evidenze?

Neuroscientists can read brain activity to predict decisions 11 seconds before people act

By Olivia Goldhill

https://qz.com/1569158/

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Fil(m)osofia

Gattaca. La porta dell’universo (1997) _ Regia di Andrew Niccol

Il film racconta di un prossimo futuro in cui i figli possono venir selezionati allo stadio embrionale sulla base del loro corredo genetico. I genitori possono così scegliere figli privi di patologie ereditarie e con bassa possibilità di riscontrare malattie.

In questa società si crea quindi una separazione tra individui di ‘serie A’, nati con un corredo genetico perfetto e destinati a professioni qualificanti e strategiche per la società, e individui di ‘serie B’, concepiti naturalmente e per questo più esposti a malattie o deficienze fisiche, e relegati ai margini della società.

Che ne è dei diritti di autodeterminazione degli individui? Il corredo genetico definisce ciò che siamo e come dovremmo vivere?

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Esercizi filosofici

Che cosa significa essere ‘uomo’? Il caso del primo cyborg

Proposta approfondimento didattico.

Ambiti: il rapporto mente-corpo, etica, filosofia del presente, scienza e tecnica.

Il caso: Neil Harbisson, classe 1982, nato in Irlanda del Nord e catalano di adozione. Daltonico dalla nascita, è noto per essere la prima persona ad indossare una Cyborg Antenna per la visione dei colori nel 2004. È riuscito ad ottenere dal governo britannico il permesso ad inserire l’antenna nella foto del suo passaporto, fatto che molti hanno interpretato come riconoscimento ufficiale di Harbisson come cyborg. Nel 2010, ha fondato la Cyborg Foundation, un’organizzazione internazionale volta a sostenere tutti coloro che vogliono diventare cyborg e a difenderne i diritti.

Il dispositivo consente a Harbisson di percepire fino a 360 sfumature di colore e coglierne anche il livello di saturazione. Inoltre l’antenna ha un dispositivo wi-fi, per cui riesce a percepire informazioni che viaggiano in rete.

Per Harbisson l’essere umano è sempre stato soggetto di un processo evolutivo. L’aggiunta di tecnologia al nostro organismo non sarebbe quindi che il prossimo stadio dell’evoluzione.
Harbisson è continuamente oggetto di critiche da parte di chi non ritiene legittima la sua scelta di modificare artificialmente la propria percezione ed esperienza del mondo.

La questione: modificando il proprio apparato percettivo con l’uso della tecnologia Harbisson ha in qualche modo modificato la sua essenza di essere umano? Che cosa definisce questa essenza?

Approfondimenti:
https://www.cyborgarts.com/

http://www.arte.rai.it/…/human-il-futuro…/40029/default.aspx

Neil Harbisson